Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22138 del 25/10/2011

Cassazione civile sez. III, 25/10/2011, (ud. 06/10/2011, dep. 25/10/2011), n.22138

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 16452/2010 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS) (OMISSIS), in persona

dell’Amministratore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR 17, presso lo studio dell’avvocato BARUCCO FERDINANDO,

rappresentato e difeso dagli avvocati RUSSO Mariano, RUBINO DE RITIS

MASSIMO giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.B.S. S.C.p.A. – Generali Businnes Solutions S.C.p.A., in persona

dei procuratori, quale mandataria e rappresentante di ASSICURAZIONI

GENRALI SPA incorporante per fusione di TORO ASSICURAZIONI SPA,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo

studio dell’avvocato VINCENTI Marco, che la rappresenta e difende

giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

C.V.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1476/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

20/03/09, depositata il 06/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito l’Avvocato Vincenti Marco, difensore della controricorrente che

si riporta agli scritti; è presente il P.G. in persona del Dott.

TOMMASO BASILE che ha concluso conformemente alla relazione.

La Corte, letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 15 giugno 2010 il Condominio (OMISSIS) ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 6 maggio 2009 dalla Corte d’Appello di Napoli che, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Torre Annunziata, lo aveva condannato a risarcire a C.V. anche il danno morale in relazione all’avvenuto crollo di un muro di contenimento, mentre aveva rigettato la domanda di manleva proposta nel confronti della Toro Assicurazioni.

La G.B.S. S.C. a r.l., quale mandataria e rappresentante di Generali Assicurazioni S.p.A., incorporante di Toro Assicurazioni S.p.A., ha resistito con controricorso, mentre la C. non ha espletato attività difensiva.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritte esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

3. – Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) in relazione all’art. 112 c.p.c.. Si assume che la Corte territoriale ha dichiarato l’inoperatività della garanzia, sebbene la Compagnia Assicuratrice non avesse formulato la necessaria domanda impugnando, mediante appello incidentale, il relativo capo della sentenza di primo grado. La censura, che è stata erroneamente proposta con riferimento al n. 3, anzichè al n. 4 dell’art. 360 c.p.c., non coglie nel segno, poichè il primo giudice aveva condannato la Toro non a tenere indenne l’assicurato, ma in solido con esso a risarcire il danno, per cui correttamente essa ha spiegato appello incidentale chiedendo fosse dichiarata la insussistenza dell’azione diretta del danneggiato nei propri confronti. Coerentemente, il Condominio nel giudizio di appello aveva concluso chiedendo, tra l’altro, l’accoglimento della propria domanda di manleva, conclusione che non avrebbe avuto senso ove tale domanda fosse già stata accolta.

In ogni caso il quesito finale risulta privo dei necessari riferimenti al caso concreto e alla motivazione della sentenza impugnata, per cui si rivela generico e astratto.

Il secondo motivo adduce violazione e falsa applicazione degli artt. 325 e 334 c.p.c. in relazione agli artt. 32 e 274 c.p.c.. Il tema è la inammissibilità per tardività dell’appello incidentale della Toro in quanto non legato all’appello principale, attinente al quantum in relazione a responsabilità extracontrattuale, e rivolto anche alla posizione scindibile derivante dalla garanzia contrattuale prestata al preteso danneggiante.

Quest’ultimo rilievo sarebbe apprezzabile solo ove fosse risultato fondato il primo motivo, cioè se effettivamente il Tribunale avesse accolto la domanda di garanzia proposta dal Condominio nei confronti della Toro.

Quanto al primo rilievo, è ormai acquisito (Cass. n. 24902 del 2008) che la parte parzialmente soccombente può proporre appello incidentale tardivo, ai sensi dell’art. 334 c.p.c., anche in riferimento ai capi della sentenza di merito non oggetto di gravame con l’impugnazione principale, a condizione che si tratti di impugnazioni proposte in relazione ad unico rapporto, mentre, qualora si tratti di distinti rapporti dedotti nello stesso giudizio, ovvero in cause diverse poi riunite, ciascuna parte deve proporre impugnazione per i capi della sentenza che la riguardino nei termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c..

In ogni caso anche questa censura non presenta la formulazione di un quesito di diritto che postuli l’enunciazione di un principio, fondato sulle norme indicate, che sia decisivo per il giudizio e di applicabilità generalizzata.

Il ricorso contiene anche una parte intestata considerazioni di sintesi, principi, in cui vengono sintetizzati i due motivi esaminati e formulati quesiti che non rispondono al modello enunciato.

4. – La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria; la resistente ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non superano i rilievi contenuti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 1.500,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2011

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