Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22136 del 04/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2019, (ud. 21/03/2019, dep. 04/09/2019), n.22136

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21446-2017 proposto da:

M.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANGELO MAMMOLITI;

– ricorrente –

contro

B.L., B.C., B.A., nella

qualità di eredi di B.U., elettivamente domiciliati in

ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo studio dell’avvocato

GIANMARCO GREZ, rappresentati e difesi dall’avvocato MAURIZIO

FRITTELLA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 613/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 15/02/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. L’avv. M.V. ha presentato ricorso avverso la sentenza n. 613/2017 della Corte di appello di Milano che ha integralmente confermato la sentenza n. 543/2015 del Tribunale di Como, che, previa revoca del già emesso decreto ingiuntivo, aveva respinto la domanda di pagamento, formulata dal legale, a titolo di compenso per attività di consulenza svolta in favore del Dott. B.U..

2. Hanno resistito con controricorso B.A., B.L. e B.C., tutti quali eredi di B.U., i quali preliminarmente hanno eccepito l’inefficacia del decreto ingiuntivo opposto per difetto di notifica dello stesso.

3. Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4.In vista dell’odierna udienza i controricorrenti hanno depositato memoria insistendo nella richiesta di declaratoria di inammissibilità e, in subordine, di rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Il ricorrente, con un solo motivo, denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4 e dell’art. 427c.c. e artt. 183 e 184 c.p.c. nonchè vizio assoluto di motivazione.

Rileva che: a) il progetto di notula 5/11/2008 – da lui emesso al termine della prestazione professionale posta in essere – era stato controfirmato per accettazione dal Dott. B.U., suo cliente; b) il decreto ingiuntivo era stato da lui chiesto sulla base, oltre che di detto progetto di notula, della ricognizione di debito (recante data 25/11/2008) firmata dal Dott. B.; c) la suddetta ricognizione di debito, intervenuta prima della domanda di interdizione (risalente al 24/2/2009) e 14 mesi prima dell’esito positivo del procedimento, in difetto di qualsivoglia elemento indicativo del fatto che il suo cliente Dott. B. fosse incapace di intendere e di volere già all’epoca della sottoscrizione della stessa, era perfettamente valida, con la conseguenza che lui correttamente aveva chiesto la pronuncia di un decreto ingiuntivo sulla base della sua notula e della suddetta ricognizione di debito e con l’ulteriore conseguenza che il decreto ingiuntivo, una volta emesso, era stato da lui correttamente notificato allo stesso Dott. B. (tanto più che il figlio, poi nominato tutore, si era regolarmente costituito, svolgendo le proprie difese).

Si duole che la Corte territoriale abbia confermato la sentenza di primo grado, facendo suoi gli esiti della perizia svolta dal dottor Cantale su incarico del PM nel procedimento penale pendente a carico di G.M. per il reato di circonvenzione di persone incapaci commesso ai danni del Dott. B. e disattendendo quella, dal contenuto opposto, da lui depositata nel giudizio di appello penale argomentando sul fatto che quest’ultima appariva meno precisa e meno descrittiva delle reali condizioni nelle quali versava il B. al momento della ricognizione di debito.

Deduce il ricorrente la violazione dell’art. 427 c.c., avendo la Corte retrodatato gli effetti della pronuncia di interdizione. E deduce vizio di motivazione, in quanto la Corte, in presenza di prove tecniche contraddittorie, si era limitata ad operare una acritica adesione ad una delle due, senza rendere percepibile il fondamento della sua decisione.

2. Il motivo è inammissibile.

2.1. Si premette che dalla sia pur stringata sentenza con la quale la Corte territoriale ha confermato la sentenza del giudice di primo grado, si evince che (p. 11): a) dalla consulenza tecnica svolta dal Dott. Cantale su incarico della Procura della Repubblica di Firenze nell’ambito del procedimento penale, volto ad accertare il reato di circonvenzione di persone commesso ai danni del Dott. B., era risultato che l’infermità mentale, attestata nella causa di interdizione promossa nei confronti di quest’ultimo, era insorta nel periodo della caduta 15/12/2006 (occorsa quando il B. aveva circa 83 anni e mezzo di età) e da allora si era progressivamente aggravata; b) il giudice di primo grado aveva rilevato che il documento di riconoscimento di debito, in quanto questo risaliva al 25/11/2008 quando cioè la capacità cognitiva del Dott. B. era condizionata da un degrado mentale, già iniziato ormai da due anni e nel frattempo aggravatosi (aggiungendo peraltro che la transazione, per la quale l’avv. M. avrebbe vantato credito, era stata in realtà svolta da altro legale); c) la Corte di appello ha ritenuto che “la notula redatta dall’avv. M., in quanto non corroborata da valida ricognizione di quel debito da parte del Dott. B., sia atto insufficiente a provare le pretese azionate dal predetto avvocato”.

2.2. Tanto premesso, si rileva che:

a) la censura di violazione dell’art. 132 c.p.c, n. 4 non è fondata, in quanto la motivazione esiste graficamente e non risulta di per sè apparente. Essa, infatti, enuncia la condivisione della motivazione della sentenza di primo grado sostenendola con un riferimento “agli argomenti in causa della difesa degli appellati” e, quindi, con un riferimento evocativo della consulenza tecnica Canale ed un’argomentazione che assegna a detta perizia valore maggiore rispetto all’altra prodotta dal ricorrente. Ora, per sostenere che tale motivazione sia apparente, sarebbe stato necessario evidenziare che i termini di riferimento, così in essa evocati, o non sussistevano o sussistevano, ma erano privi del valore che la motivazione mostra di aver ad essi assegnato. Viceversa, parte ricorrente omette di fornire l’indicazione specifica di detti termini, con conseguente infondatezza della censura di apparenza della motivazione;

b) l’omessa indicazione del contenuto dei detti termini di riferimento della motivazione si concreta anche in una violazione dell’art. 366 n. 6 c.p.c.: sia sotto il profilo della mancata riproduzione diretta od indiretta (con precisazione della parte corrispondente all’indiretta riproduzione, degli atti evocati); sia sotto il profilo della loro localizzazione nel presente giudizio di legittimità (indicazioni entrambe necessari secondo la consolidata giurisprudenza della Corte, inaugurata da Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass., Sez. Un., n. 28547 del 2008).

Nella descritta situazione – ancorchè la sentenza impugnata ometta di riferirsi alla norma dell’art. 428 c.c., che era applicabile, giusta l’art. 427 c.c., u.c. – anche la censura in iure, cioè la critica all’argomentare espresso nella motivazione, pur riferita allo stesso art. 428 c.c., evocato nell’illustrazione, risulta del tutto generica.

3. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali, liquidate come da dispositivo, nonchè al pagamento dell’ulteriore importo, previsto per legge e pure indicato in dispositivo.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento in favore di parte resistente delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 2.000, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 21 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2019

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