Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22135 del 14/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2020, (ud. 16/09/2020, dep. 14/10/2020), n.22135

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7199-2019 proposto da:

L.V.M., rappresentata e difesa dall’Avvocato CAPONETTI STEFANO

presso il cui studio a Roma, via Tibullo 10, elettivamente

domicilia, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

V.B. e V.B. S.R.L. IN LIQUIDAZIONE, rappresentati e

difesi dall’Avvocato COZZI CLAUDIA, presso il cui studio a Roma, via

Crescenzio 42, elettivamente domiciliano per procura speciale in

calce al controricorso;

– controricorrenti –

nonchè

LI.EL.;

– intimata –

avverso la SENTENZA n. 5149/2018 della CORTE D’APPELLO DI ROMA,

depositata il 24/7/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/9/2020 dal Consigliere DONGIACOMO GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

L.V.M. e Li.El. hanno convenuto, innanzi al tribunale di Roma, B.V. e la V.B. s.r.l. deducendo di aver affidato al convenuto V.B., in proprio e nella qualità di amministratore della società omonima, nel giugno del 2006, un incarico professionale avente ad oggetto lo svolgimento delle pratiche burocratiche relative a ricerche catastali, volture e trascrizioni inerenti alcuni immobili di loro proprietà nonchè la ricerca di proprietari ed affittuari dei terreni confinanti ai terreni ad Enna, corrispondendo la somma complessiva di Euro 8.700,00, e di aver più volte chiesto l’adempimento dell’incarico, senza aver ricevuta alcun risposta.

Le attrici, quindi, lamentando che il totale inadempimento da parte dei convenuti, hanno chiesto la restituzione delle somme pagate ed il risarcimento dei danni subiti.

I convenuti, dal loro canto, hanno contestato le richieste delle attrici chiedendone il rigetto.

Il tribunale, con sentenza del 2016, ha rigettato la domanda ed ha condannato le attrici al pagamento delle spese di lite.

Le attrici hanno, quindi, proposto, per tre motivi, appello avverso tale sentenza, chiedendone l’integrale riforma.

Gli appellati hanno resistito al gravame del quale hanno chiesto il rigetto.

La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, ha rigettato l’appello.

La corte, in particolare, dopo aver evidenziato che tutti i motivi d’appello riguardano la stessa questione, concernente la prova dell’adempimento/inadempimento delle obbligazioni gravanti sulle parti appellate, e che, in tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca Ric. 2019 n. 7199 – Sez. 6-2 – c.c. 16 settembre 2020 per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento, ha rilevato che, nel caso in esame, le attrici avevano dedotto che le prestazioni contrattuali gravanti su B.V. e la B.V. s.r.l. non erano state adempiute, nonostante i pagamenti eseguiti dalla stesse, ed avevano, quindi, chiesto la risoluzione del rapporto contrattuale e la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni.

In tal modo, ha proseguito la corte, “… avevano riversato sulle parti convenute… l’onere di dimostrare l’adempimento in rapporto al tipo di incarico a loro conferito dalle attrici (in cui contenuto – tuttavia – era onere delle stesse attrici dimostrare)”. Ed invero, ha proseguito la corte, la prova della fonte negoziale sulla quale si fonda la domanda proposta deve essere fornita dalle attrici, le quali, in particolare, avevano l’onere di dimostrare sia i soggetti tra i quali il rapporto contrattuale era intercorso, sia il contenuto del rapporto, le specifiche prestazioni affidate ed il termine di scadenza.

Le attrici, tuttavia, ha osservato la corte, non hanno fornito tale prova.

In effetti, ha osservato la corte, le dichiarazioni del testimone Dott. C. (commercialista delle sigg.re L.V./ Li.) avevano confermato che “l’incarico al Versace” (in proprio o come legale rappresentante della s.r.l. non importa) “era stato conferito dalle appellanti su sua indicazione” e che l’incarico al Versace era stato confermato dal teste Massimo Solli, il quale aveva dichiarato che “nel corso dell’incontro al quale ho assistito il Versace è stato espressamente incaricato di occuparsi anche delle pratiche di Enna”. Tuttavia, – “oltre alla documentazione indicata dagli appellati (e poi oggetto di riconsegna al Dott. C.) – l’esito della prova testimoniale aveva consentito di raggiungere la prova dell’avvenuto adempimento di alcune delle obbligazioni gravanti sullo Studio Versace e della giustificazione del pagamento delle somme da parte delle appellanti…”.

Le appellanti, peraltro, ha concluso la corte, non hanno fatto emergere, con l’atto d’appello, reali ed effettivi errori commessi dal giudice di primo grado, e ciò comporta il rigetto dell’appello.

L.V.M., con ricorso notificato il 21/2/2019, ha chiesto, per tre motivi, la cassazione della sentenza, dichiaratamente non notificata.

V.B. e la V.B. s.r.l. in liquidazione hanno resistito con controricorso ed hanno depositato memoria.

Li.El. è rimasta intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con il primo motivo, la ricorrente, lamentando la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha omesso di pronunciarsi sul motivo con il quale le appellanti avevano lamentato la mancata pronuncia da parte del tribunale sulle spese in primo grado.

1.2. Con il secondo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione o la falsa applicazione dell’art. 1460 c.c., in relazione art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, pur avendo affermato che l’esito della prova testimoniale aveva consentito di raggiungere la prova dell’avvenuto adempimento soltanto di alcune delle obbligazioni gravanti sui convenuti, ha rigettato la domanda senza tener conto del principio per il quale l’inadempimento sussiste anche in caso di inesatto adempimento e che, nel caso di inesatto adempimento, grava sul debitore l’onere di dimostrare l’esatto adempimento.

1.3. Con il terzo motivo, la ricorrente, lamentando la nullità della sentenza in relazione art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha ritenuto che le appellanti non avevano fornito la prova della fonte negoziale del rapporto contrattuale con i convenuti, laddove la stessa corte ha ritenuto che le testimonianze raccolte in giudizio avevano dimostrato il conferimento dell’incarico al Versace. Sussiste, dunque, ha osservato la ricorrente, un’evidente contraddizione tra la statuizione con la quale la corte ha ritenuto che era stata raggiunta la prova del conferimento dell’incarico al Versace ed il capo di sentenza in cui la stessa corte ha sostenuto che non sarebbe stata raggiunta la prova del rapporto in termini soggettivi.

1.4. Il secondo ed il terzo motivo, da esaminare congiuntamente, sono inammissibili.

1.5. La ricorrente, in effetti, non si confronta realmente con la ratio sottostante alla decisione che hanno impugnato. La corte d’appello, invero, ha rigettato la domanda proposta dalle attrici sul rilievo che le stesse non avessero adempiuto l’onere, che indubbiamente grava su chi agisce in giudizio per la risoluzione di un contratto ovvero per l’adempimento delle relative obbligazioni, di fornire la prova della fonte negoziale del contenuto, così come prospettato, del diritto di credito azionato, non avendo in particolare dimostrato (tutte) le prestazioni cui i convenuti, in forza dell’incarico asseritamente ricevuto, erano tenuti ad eseguire: solo una volta che l’attore abbia adempiuto, e per intero, tale onere, spetta, poi, ai convenuti di fornire in giudizio la prova del (completo ed esatto) adempimento (o di altra causa estintiva) delle obbligazioni così assunte.

1.6. Non sussiste, quindi, alcuna insanabile contraddizione tra la statuizione con la quale la corte ha ritenuto che, alla luce delle testimonianze raccolte, era stata raggiunta la prova del conferimento al Versace di un incarico (e che lo stesso aveva anche eseguito alcune prestazioni), rispetto all’affermazione, inequivocamente svolta dalla corte, secondo la quale le attrici non avevano dimostrato in giudizio tutte le (ulteriori) prestazioni cui il Versace era tenuto nei loro confronti.

1.7. La corte, piuttosto, ha fatto corretta applicazione

del principio secondo il quale, in tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto (ed il relativo termine di scadenza), limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento. La corte, in effetti, dopo aver ritenuto che le attrici non avevano provato il conferimento dell’incarico per tutte le prestazione delle quali avevano lamentato l’inadempimento da parte del convenuto, ha correttamente affermato che, a fronte dell’inadempimento da parte delle attrici dell’onere di provare la fonte (di tutti) gli obblighi dei quali avevano assunto l’inadempimento dei convenuti, gli stessi non avevano, per l’effetto, assunto l’onere di provarne in giudizio la completa ed esatta esecuzione.

1.8. Il primo motivo è parimenti inammissibile. Anche in tale censura, infatti, la ricorrente non si confronta con la sentenza che ha impugnato, la quale ha espressamente evidenziato che il tribunale aveva pronunciato sulle spese di lite.

1.9. Il ricorso dev’essere, pertanto, rigettato.

1.10. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

1.11. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; condanna la ricorrente a rimborsare ai controricorrenti delle spese di lite, che liquida nella somma di Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali nella misura del 15%; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 16 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2020

 

 

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