Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22129 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 22/09/2017, (ud. 01/06/2017, dep.22/09/2017),  n. 22129

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 9420/13, proposto da:

Agenzia delle entrate, elett.te domic. in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12, presso l’avvocatura dello Stato che la rappres. e

difende;

– ricorrente –

contro

Cooperativa sociale e sportiva dilettantistica FUTURA, in persona del

legale rappres. p.t., elett.te domic. in Roma, alla via Cunfida n.

20, presso l’avv. Francesco Oliveti, rappres. e difesa dall’avv.

Luigi Sini, come da procura a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 14/3/2012 della Commissione tributaria

regionale del Lazio, depositata il 14/2/2012;

udita la relazione del consigliere dott. Rosario Caiazzo, nella

camera di consiglio dell’1 giugno 2017.

Fatto

RILEVATO

CHE:

L’Agenzia delle entrate, a seguito di una procedura di accertamento con adesione non perfezionata, notificò alla cooperativa sociale e sportiva Futura un avviso d’accertamento, per il 2004, fondato su un verbale da cui era emerso che l’attività di gestione delle piscine non poteva godere dell’esenzione fiscale, quantificando le maggiori imposte dovute.

La cooperativa propose ricorso avverso il suddetto avviso d’accertamento, sostenendo di aver diritto alla fruizione delle agevolazioni fiscali previste per le onlus.

L’ufficio si costituì, resistendo ai ricorso.

La Ctp di Viterbo accolse il ricorso, riconoscendo il diritto all’esenzione irpeg, al rimborso dell’irap versata in eccedenza.

L’ufficio propose appello, respinto dalla Ctr, secondo la cui motivazione la società appellante, essendo una cooperativa di produzione e lavoro, aveva diritto alla totale esenzione irpeg e al rimborso dell’irap versata in eccedenza. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione formulando tre motivi.

Resiste la cooperativa con controricorso, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso.

Con il primo motivo, la ricorrente ha denunziato la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 11 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che la Ctr non aveva applicato correttamente la disciplina speciale per l’esenzione dall’irpeg a favore delle società cooperative di produzione e lavoro, che subordina tale esenzione alla condizione che l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano la loro opera con continuità non sia inferiore al cinquanta per cento dei costi complessivamente sostenuti.

E’ stato formulato il quesito di diritto.

Con il secondo motivo, la ricorrente ha denunziato l’omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo, in ordine alla medesima questione oggetto del primo motivo.

Con il terzo motivo, la ricorrente ha lamentato l’insufficiente motivazione, riguardo alla parte della sentenza relativa all’accoglimento dell’appello della cooperativa, in quanto la Ctr aveva limitato l’ambito delle attività assoggettabili ad iva alla sola pulizia delle piscine e al nuoto libero, escludendo invece le prestazioni di gestione delle piscine, senza considerare i motivi formulati nell’atto di appello.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Anzitutto, è infondata l’eccezione preliminare d’inammissibilità del ricorso, basata sulla mancanza di autosufficienza, per generica indicazione degli accertamenti compiuti e per l’omessa indicazione delle sanzioni applicate; il ricorso indica, invece, in maniera chiara le fonti dell’accertamento (processo verbale e i quattro avvisi), mentre la mancata indicazione dell’importo delle sanzioni non incide, di per sè, sull’autosufficienza del ricorso.

Il primo motivo è fondato.

La Ctr ha ritenuto che la cooperativa avesse diritto alla totale esenzione dall’irpeg, richiamando il D.P.R. n. 601 del 1973, art. 11.

La controricorrente ha eccepito che la Ctr ha motivato implicitamente circa la sussistenza dei requisiti di cui alla predetta norma, anche perchè nel ricorso furono allegati e prodotti i dati relativi al disposto dell’art. 11.

In realtà, la Ctr ha applicato erroneamente il suddetto art. 11, richiamato genericamente senza alcun riferimento ai relativi presupposti applicativi, ritenendo che per la sola qualità di società cooperativa fosse attribuibile la totale esenzione dall’irpeg.

Pertanto, la Ctr ha del tutto omesso di esaminare il contenuto della suddetta norma, che subordina l’esenzione dall’irpeg alla condizione che l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano la loro opera con continuità non sia inferiore al cinquanta per cento dei costi complessivamente sostenuti.

Il secondo motivo è assorbito dall’accoglimento del primo riguardando il vizio motivazionale in ordine alla medesima questione.

Il terzo motivo è inammissibile, perchè la ricorrente ha denunciato un vizio della motivazione, laddove invece il motivo sviluppa una censura di violazione della legge.

In particolare, l’Agenzia delle entrate ha dedotto che l’attività di gestione delle piscine non rientra nell’ambito di quelle previste dalla L. n. 381 del 1991, art. 1 che disciplina le attività proprie delle cooperative sociali e, dunque, aventi diritto all’esenzione dall’irpeg.

Al riguardo, la ricorrente ha riprodotto parte della replica all’appello del contribuente, con la quale aveva illustrato la normativa in tema di oggetto dell’attività delle cooperative sociali (di cui alla L. n. 381 del 1991), rilevando che l’attività di gestione delle piscine non era da includere in tale oggetto.

Pertanto, la ricorrente avrebbe dovuto denunciare la censura afferente alla violazione della suddetta norma, e non il vizio di motivazione.

Per quanto esposto, accolto il primo motivo del ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Ctr, anche per le spese.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso; dichiara assorbito il secondo e dichiara inammissibile il terzo motivo.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Ctr del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 1 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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