Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22124 del 25/10/2011

Cassazione civile sez. lav., 25/10/2011, (ud. 27/09/2011, dep. 25/10/2011), n.22124

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2509/2009 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

D.B.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 78/2 008 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 16/01/2008 r.g.n. 1521/06;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

27/09/2011 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 78 del 10 gennaio 2008, rigettava l’appello proposto dal Ministero della Giustizia nei confronti di D.B.P., avverso la sentenza del Tribunale di Milano n. 206 del 2006, con la quale il suddetto Ministero era stato condannato a pagare le differenze retributive, con riguardo al trattamento economico previsto per la posizione C3, per il periodo successivo al 25 maggio 2001.

2. Avverso la suddetta sentenza d’appello ricorre il Ministero della Giustizia prospettando un articolato motivo di ricorso.

3. Non si è costituito l’intimato D.B..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il motivo di ricorso ha ad oggetto la violazione e/o falsa applicazione della legislazione in materia di inquadramento professionale ed economico degli ufficiali giudiziari e dei relativi contratti collettivi nazionali di lavoro: in particolare del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52 (D.Lgs. n. 29 del 1993, ex art. 56, comma 6), degli artt. 13 e 16 del CCNL del 16 febbraio 1999, e degli artt. 22 e 25 del CCNL del 5 aprile 2000 comparto Ministeri (art. 360 c.p.c., n. 3). Insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia.

Il quesito di diritto ha il seguente tenore: se i compiti svolti dal D.B. (coordinamento e direzione), nell’ambito dell’Ufficio NEP di appartenenza, siano propri della qualifica in cui il medesimo è inquadrato (ufficiale giudiziario dell’area funzionale C, posizione economica C1), con la conseguenza che lo stesso non ha diritto, in base alla normativa vigente in materia, al differenziale retributivo tra la qualifica superiore ed il livello di inquadramento.

Il Ministero ricorda, in generale, come con il CCNL per il comparto Ministeri, stipulato il 16 febbraio 1999, sia stato introdotto un nuovo sistema di classificazione del personale accorpando le precedenti nove qualifiche funzionali in tre aree funzionali delle qualifiche.

In base alla nuova classificazione afferma il Ministero i dipendenti inquadrati nelle posizioni economiche C2 e C3 dirigono unità aventi rilevanza esterna e i dipendenti C3 oltre a dirigere unità organiche, assumono direttamente la responsabilità degli atti dell’ufficio anche in ordine ai risultati.

Il D.B. non aveva mai assunto responsabilità dirette, dal momento che il Presidente della Corte d’Appello, nell’apporre il visto agli atti dell’Ufficio NEP ne assume ogni responsabilità.

Il D.B., deduce, inoltre il ricorrente, era stato inquadrato, ai sensi dell’art. 13, comma 4, del CCNL del 16 febbraio 1999, in base alla ex qualifica e profilo professionale di appartenenza, nell’area e nella posizione economica ove questa era confluita, vale a dire nell’area funzionale C, posizione economica C1. Tale inquadramento risultava confermato alla luce della contrattazione integrativa relativa ai dipendenti del Ministero della Giustizia, intervenuta il 5 aprile 2000, che, nell’introdurre due nuove posizioni economiche, la C2 e la C3, aveva previsto per i lavoratori appartenenti alla posizione economica C1 della figura professionale dell’ufficiale giudiziario, tra le altre, l’ipotesi di direzione di Uffici UNEP. Avrebbe errato la Corte d’Appello nel ritenere che le mansioni del D.B. nella qualità di ufficiale giudiziario dirigente l’Ufficio NEP di Milano sarebbero state corrispondenti a quelle proprie della posizione economica C3 della figura professionale dell’ufficiale giudiziario.

L’Ufficiale giudiziario dirigente non assume mai nei confronti di altri ufficiali giudiziari, inquadrati nella stessa posizione giuridica ed economica (C1) qualità di superiore gerarchico, ma quella di semplice coordinatore di servizi di competenza e, all’occorrenza, deve svolgere le ordinarie attribuzioni d’istituto dell’ufficiale giudiziario.

Infine, deduce parte ricorrente, il fatto che in pianta organica fosse previsto un posto di C3, da conferire in ragione di procedure selettive interne di previsione contrattuale, non è sufficiente a far si che lo svolgimento dell’attività di direzione dell’ufficio, comporti l’automatico espletamento di mansioni superiori.

2. Il motivo è inammissibile.

La Corte d’Appello, premesso che la domanda del D.B. riguardava il solo trattamento economico relativo alla posizione C3, afferma che nella suddetta posizione sono compresi i lavoratori che nell’ambito di strutture giudiziarie di notevole complessità e rilevanza, sono preposti alla direzione e all’ufficio UNEP. Dunque, afferma la Corte d’Appello, si tratta di valutare tali mansioni tenendo conto che le tre posizioni previste nell’area C, si differenziano, come risulta testualmente dalle disposizioni della contrattazione collettiva, per l’ampiezza della struttura cui il lavoratore è preposto:

alla posizione C1 corrisponde l’attività di direzione di una unità organica nell’ambito dell’ufficio NEP;

alla posizione C2 la direzione di una unità organica UNEP;

alla posizione C3, infine, la direzione di un ufficio NEP nell’ambito di strutture giudiziarie di notevole complessità e rilevanza.

Afferma quindi la Corte d’Appello che la struttura giudiziaria UNEP di Milano coordinata dal D.B., aveva i requisiti previsti per la posizione C3 e che la notevole complessità e rilevanza sussistevano, tra l’altro, per il numero degli ufficiali giudiziari coordinati e delle cause trattate. La stessa non poteva essere raffrontata con quella di città più piccole, nè assumeva rilievo che le funzioni in questione fossero delegate dal Presidente della Corte d’Appello, che appone il visto, in quanto ciò non esclude la elevata responsabilità ed autonomia del dirigente nell’esercizio delle funzioni e non integra – così come il requisito della rilevanza esterna – l’elemento significativo al quale i contratti collettivi hanno fatto riferimento per differenziare le posizioni C. La motivazione della sentenza della Corte d’Appello, sopra riportata, evidenzia come la ratio decidendi della stessa verte sulla declaratoria del CCNL, comparto ministeri, del 1999, riportato al successivo contratto del 2002 e del CCNL del 2000, alla quale occorre fare riferimento in ragione del periodo a cui faceva riferimento la controversia.

Ora, su tale tema, questa Corte, è intervenuta più volte (ex multis, v. Cass., sentenza n. 27018 del 2009), affermando che in materia di ufficiale giudiziario dirigente, va escluso, anche successivamente all’individuazione delle sedi “di notevole complessità e rilevanza” operata con il D.M. 6 aprile 2001, che l’art. 25 del contratto collettivo integrativo per il personale del Ministero della giustizia del 5 aprile 2000 sia idoneo a determinare un automatico inquadramento nella qualifica C3 dei dirigenti UNEP delle sedi specificate (nella specie, della Corte d’appello di Firenze), dovendosi interpretare la clausola contrattuale integrativa, che si limita a prevedere una migliore articolazione del sistema classificatorio rispetto a quello previsto dal CCNL nazionale, alla luce del principio di legalità dell’azione amministrativa e del divieto di sottoscrivere contratti integrativi in sede decentrata in contrasto con i vincoli di bilancio risultanti dalla programmazione annuale e pluriennale, in coerenza con le disposizioni del CCNL di comparto, il quale impone l’adozione di una procedura selettiva per l’accesso alle qualifiche superiori, potendosi riconoscere, per il periodo successivo alla data di efficacia del 15 agosto 2001 del citato D.M., solo le differenze retributive per lo svolgimento di fatto delle mansioni superiori, come, peraltro, chiesto, nella fattispecie in questione, in ragione di un accertamento di fatto che, se congruamente motivato, si sottrae al vaglio di legittimità.

Tuttavia, il vaglio della pronuncia d’appello, alla luce della richiamata giurisprudenza, è precluso dalla inammissibilità del ricorso, in quanto la censura formulata con lo stesso, non investendo le disposizioni della contrattazione collettiva applicabile, pur richiamate nella rubrica del motivo di impugnazione, non coglie la ratio decidendi della pronuncia in esame.

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2011

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