Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22119 del 04/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2019, (ud. 14/05/2019, dep. 04/09/2019), n.22119

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24489-2018 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato LIA MINACAPILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto n. R.G. 2105/2017 del TRIBUNALE di CALTANISSETTA,

depositato il 29/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

M. (alias F.) F. (alias M.) propone ricorso per cassazione per tre motivi avverso il decreto del 29.6.2018, con cui il Tribunale di Caltanissetta ha rigettato le istanze di protezione internazionale dallo stesso avanzate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo il ricorrente deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5. Il ricorrente afferma che, contrariamento a quanto argomentato dal Tribunale, egli aveva fornito un racconto del tutto verosimile, lamentando che la veridicità delle sue affermazioni non era stata integrata con l’assunzione delle informazioni relative alla condizione generale del Paese. In applicazione del principio dell’onere di prova attenuato, afferma il ricorrente, doveva ritenersi compiuto ogni suo sforzo per circostanziare la domanda, essendo notorio che la regione del (OMISSIS), alla frontiera con l’Afganistan, da cui egli proveniva, è una delle più pericolose al mondo.

2. Col secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ed afferma che, in caso di violenza indiscriminata, ravvisabile nella specie, non sono rilevati le motivazioni che hanno spinto il singolo migrante ad abbandonare il suo Paese.

3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c., del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 32, per non esser stata riconosciuta la protezione umanitaria.

4. Esclusa, anzitutto l’ammissibilità delle censure riferite all’art. 112 c.p.c., la cui violazione è enunciata in tutti e tre i motivi, non essendo stata dedotta alcuna omessa pronuncia nè, comunque, denunciata la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, i primi due motivi, da valutarsi congiuntamente, presentano profili d’inammissibilità e d’infondatezza.

5. Il richiedente ha narrato di essere un autotrasportatore, di aver verificato che uno dei carichi trasportati conteneva bombe ed armi e di aver denunciato il committente alle forze dell’ordine, così assicurando i terroristi alla giustizia. Per ritorsione, ha affermato, era stato ucciso un proprio fratello, sicchè, temendo per la propria incolumità, egli era fuggito. Ha aggiunto che la zona da cui proveniva, il (OMISSIS), al confine con l’Afganistan, era caratterizzata da continui e numerosi conflitti etnici-politici e religiosi.

6. Il Tribunale è pervenuto alla conclusione di non veridicità di tale racconto evidenziandone, anzitutto, l’intrinseca inverosimiglianza, non essendo credibile che il richiedente, dotato di discreto livello culturale, abbia accettato di effettuare un trasporto presso una base militare statunitense, senza saper indicare chiaramente la persona del committente e senza conoscere il contenuto del carico – pacchi contenenti armi e bombe in grado di far esplodere la base stessa – sfidando i controlli militari di accesso, notoriamente capillari. Inoltre, il racconto è stato ritenuto stereotipato nella parte relativa alla morte del fratello, ucciso al posto suo, e del tutto carente di principio di prova, non solo, in ordine a tale evento, facilmente comprovabile dati i contatti tuttora esistenti con i familiari residenti in Pakistan (genitori, tre sorelle, moglie e figlio), ma anche in ordine alla stessa provenienza dalla regione del (OMISSIS), in assenza di alcun documento d’identità, e tenuto conto dei diversi luoghi da lui indicati innanzi alla commissione territoriale ed in sede di audizione giudiziale, e della diversa lingua utilizzata. In conseguenza il Tribunale, escluso che il richiedente avesse compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la sua domanda, non ha ritenuto neppure accertata la sua effettiva provenienza.

7. Le censure, del tutto generiche, con cui si addebita alla Corte di non aver cooperato mediante approfondimenti istruttori ex officio riferiti anche alla Regione di provenienza, non incide sulla preliminare valutazione di assoluta mancanza di credibilità delle allegazioni del richiedente, cui il Tribunale è pervenuto non sulla scorta di opinioni soggettivistiche, ma, come si è detto, all’esito della compiuta istruttoria, ed alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, apprezzamento che attiene, in sè, al giudizio di fatto e non è qui ulteriormente apprezzabile. Va aggiunto che dalla valutazione positiva non può, invero, prescindersi, neppure ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), tenuto conto che il dovere di cooperazione istruttoria presuppone il positivo riscontro della credibilità del richiedente in ordine alla sua Regione di origine, in altri termini che sia esattamente individuata la Regione nei cui confronti operare gli accertamenti.

8. Il terzo motivo è inammissibile. La censura non deduce alcuna situazione di vulnerabilità, non rilevata dal Tribunale, e tale situazione deve riguardare la vicenda personale del richiedente, diversamente, infatti, verrebbe in rilievo non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti.

9. Non va provveduto sulle spese, in assenza di attività difensiva della parte intimata.

P.Q.M.

rigetta il ricorso. Dà atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, il 14 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2019

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