Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22112 del 11/09/2018

Cassazione civile sez. I, 11/09/2018, (ud. 08/05/2018, dep. 11/09/2018), n.22112

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 12663/14, proposto da:

RAGGRUPPAMENTO TEMPORANEO DI IMPRESE, costituito dalla

L.F.S.I.-LAVORI EDILI STRADALI INDUSTRIALI s.p.a.- dalla

C.O.S.I.A.C. s.p.a., e dalla D.V. s.p.a., in persona dei

rispettivi legali rappres. p.t., elett.te domic. in Roma, presso

l’avv. Romano Vaccarella dal quale è rappres. e difeso unitamente

all’avv. Gianfranco Tobia, con procura speciale per notar M. in

atti;

– ricorrente –

contro

ASSESSORATO REGIONALE DELL’AGRICOLTURA, DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA

PESCA MEDITERRANEA DELLA REGIONE SICILIANA, in persona del legale

rappres. p.t.; CONSORZIO DI BONIFICA N.5 DI GELA, in persona del

legale rappres. p.t.;

– intimati non costituiti –

avverso la sentenza n. 74/2013 emessa dalla Corte d’appello di

Caltanissetta, depositata il 29.3.2013;

udita la relazione del consigliere, dott. Rosario Caiazzo, nella

camera di consiglio dell’8 maggio 2018.

Fatto

RILEVATO

CHE:

il Raggruppamento temporaneo d’imprese, costituito dalla L.E.S.I. s.p.a. – quale capogruppo mandataria -, dalla C.O.S.I.A.C. s.p.a. – mandante – e dalla D.V. s.p.a. – mandante – premesso che s’era aggiudicato in licitazione privata un appalto dal consorzio di bonifica del Salso Inferiore, con contratto del 5.9.88, per l’esecuzione d’opere di costruzione di un serbatoio, chiese la risoluzione del suddetto contratto a causa delle protratte sospensioni dei lavori- dal giugno 1991 e dall’ottobre 1992 – causate dall’insufficienza della progettazione esecutiva posta a base della gara d’appalto. Al riguardo, parte attrice aveva chiesto la ripresa dei lavori, notificando atto stragiudiziale e preannunciando la risoluzione contrattuale e la richiesta risarcitoria, ma i lavori non ripresero.

Si costituì il Consorzio di bonifico del Salso Inferiore, resistendo alla domanda. Interrotto il processo per la soppressione del Consorzio, parte attrice lo riassunse nei confronti del Commissario dello stesso Consorzio, dell’Assessorato all’agricoltura e foreste – quale titolare della gestione separata della liquidazione del Consorzio – e del Consorzio di bonifica n.5 di Gela.

Il Tribunale di Caltanissetta dichiarò inammissibile l’atto di riassunzione nei confronti del Consorzio n. 5 per carenza di legittimazione passiva e rigettò le domande proposte dal Raggruppamento temporaneo d’imprese che propose appello; si costituirono l’Assessorato, proponendo appello incidentale condizionato e il Consorzio n. 5.

La Corte d’appello, in accoglimento parziale dell’appello principale, ha pronunciato la risoluzione del contratto d’appalto, condannando l’Assessorato al risarcimento dei danni per Euro 861.000,00 circa oltre interessi legali.

Il Raggruppamento temporaneo d’imprese ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Non si sono costituiti l’Assessorato regionale e il consorzio di Bonifica n. 5 di Gela.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con il primo motivo è stata denunziata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1063 del 1962, art. 30, della L. n. 2248, art. 345 degli artt. 1223 e 1224 c.c., nonchè del R.D. n. 350 del 1895, artt. 5, 16 e 20, della L. n. 741 del 1981, art. 14. Al riguardo, la parte ricorrente ha lamentato che il progetto esecutivo dei lavori presentava notevoli carenze consistenti nell’inadeguatezza degli studi geologici e geotecnici del sito d’impianto della diga e delle opere di scarico, nella omessa predisposizione di sufficienti criteri di sicurezza, come desumibile dal fatto che dopo pochi mesi dall’inizio dei lavori si rese necessaria una variante dei lavori cui seguirono un’ulteriore variante e una revisione dei terreni da espropriare. Pertanto, la parte ricorrente ha censurato l’adesione della sentenza alle risultanze della c.t.u. secondo cui il progetto era adeguato, mentre le sospensioni dei lavori erano state determinate da cause imprevedibili di forza maggiore, lamentando: l’illegittima applicazione dell’art. 345 c.p.c. in quanto norma applicabile solo alle fattispecie di recesso dell’appaltante, con conseguente diritto dell’appaltatrice di conseguire il ristoro di tutti i danni; l’illegittima sospensione dei lavori poichè disposti dal direttore dei lavori e non dall’ingegnere-capo.

Con il secondo profilo dello stesso motivo è stato dedotto l’omesso esame, contraddittorietà ed illogicità della motivazione circa un fatto decisivo del giudizio in ordine alle medesime questioni dei vizi originari del progetto dei lavori.

Con il secondo motivo è stata denunziata la violazione del R.D. n. 350 del 1895, artt. 20 e della L. n. 741 del 1981, art. 14in quanto la Corte d’appello non ha liquidato la voce di danni richiesta per le spese generali, ritenendola non provata, mentre invece tali danni erano da riconoscere in base alla presunzione relativa all’improduttivo esborso delle spese generali in presenza dello sconvolgimento dell’andamento dell’appalto.

Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione della L. n. 2248 del 1965, art. 345 lamentando che il giudice d’appello aveva ritenuto necessaria la prova del mancato utile, mentre sarebbe stata sufficiente la prova presuntiva desumibile dall’organizzazione e dalle attrezzature dell’impresa.

Con il quarto motivo è stata denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. avendo la Corte di merito omesso di pronunciarsi sulla richiesta del Raggruppamento temporaneo d’imprese in ordine alla rivalutazione monetaria sulle somme liquidate a titolo risarcitorio.

Il ricorso è inammissibile. La parte ricorrente non ha dimostrato di aver notificato il ricorso alle due parti intimate, non avendo depositato gli avvisi di ricevimento delle lettere raccomandate spedite; infatti, nel fascicolo di parte sono state allegate le sole distinte di spedizione delle due lettere raccomandate.

Pertanto, non può dirsi perfezionata la notificazione del ricorso.

Nulla per le spese, ma la parte ricorrente deve corrispondere la somma pari alla somma dovuta a titolo di contributo unificato.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, in solido, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2018

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