Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22096 del 25/10/2011

Cassazione civile sez. II, 25/10/2011, (ud. 27/09/2011, dep. 25/10/2011), n.22096

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PROTO Cesare Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2952-2006 proposto da:

IMPRESA MAZZOLA EMANUELE & PIETRO snc (OMISSIS) in persona dei

legali rappresentanti pro tempore M.P., M.

E. e questi ultimi anche quali soci, elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA P ARETINO 101, presso lo studio dell’avvocato GRASSI

LUIGI, rappresentati e difesi dall’avvocato CUSANO GUIDO;

– ricorrenti –

contro

COND. (OMISSIS),

(OMISSIS), in persona dell’Amministratore e legale rappresentante

pro tempore elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NOVENIO BUCCHI 7,

presso lo studio dell’avvocato CANNIZZARO FRANCO, rappresentato e

difeso dall’avvocato LA VIOLA ARMANDO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1578/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/09/2011 dal Consigliere Dott. CESARE ANTONIO PROTO;

udito l’Avvocato LA VIOLA Armando, difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione del 6/7/1992 il Condominio di (OMISSIS), conveniva in giudizio davanti al Pretore l’impresa Mazzola Emanuele e Pietro s.n.c. e i soci illimitatamente responsabili M.E. e P. per sentirli condannare all’esecuzione dei lavori necessari per eliminare gravi vizi e numerose anomalie nel fabbricato condominiale realizzato dalla suddetta impresa quale appaltatrice.

I convenuti si costituivano chiedendo il rigetto della domanda attrice.

Acquisiti, gli atti dell’accertamento tecnico preventivo e dopo l’espletamento di C.T.U. e di successivo supplemento, il Tribunale di Latina, subentrato al Pretore, con sentenza del 25/6/2001 condannava la società e i soci a effettuare i lavori di consolidamento ritenuti necessari dal C.T.U. e li condannava al risarcimento dei danni.

I convenuti proponevano appello con citazione del 20/3/2002; il condominio appellato si costituiva chiedendo il rigetto dell’appello.

La Corte di Appello di Roma con sentenza depositata il 7/4/2005 accoglieva l’appello limitatamente alla condanna al risarcimento danni; confermava la condanna all’esecuzione dei lavori di consolidamento necessari all’eliminazione dei vizi.

Propongono ricorso per Cassazione, fondato su due motivi, l’impresa Mazzola Emanuele e Pietro s.n.c. e i soci illimitatamente responsabili M.E. e P..

Resiste con controricorso il Condominio di (OMISSIS) che ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti denunziano il vizio di carenza e contraddittorietà della motivazione per il mancato accoglimento dell’eccezione di decadenza dall’azione per il decorso del termine per la denunzia dei vizi.

Si assume che nella motivazione non si tiene in considerazione la lettera del 29/10/1990 dalla quale si dovrebbe desumere che il Condominio fosse a conoscenza del vizio sin da epoca precedente a tale data e precisamente dalla data del sopralluogo al quale la lettera fa riferimento.

7. Il motivo è inammissibile per difetto del requisito di autosufficienza nelle parti in cui è fondato sui contenuti di un documento (la lettera del 29/10/1990) che non sono trascritti in forma completa e non sono richiamati in sentenza; pertanto questa Corte non è in grado di valutare la rilevanza della censura. Per il resto e con specifico riferimento alla censura di vizio di motivazione della sentenza di appello nei punti m cui la stessa sentenza richiama la citata lettera, si deve osservare che la Corte, nell’escludere che dalla mera rilevazione di fessurazioni sull’edificio potesse farsi decorrere il termine prescrizionale e decadenziale, ha fornito sufficiente e non illogica motivazione rilevando che la mera emersione delle fessurazioni non implicava conoscenza della gravità del vizio e dei suo collegamento causale con l’attività costruttiva e che tale conoscenza poteva ritenersi acquisita solo all’esito della consulenza tecnica acquisita all’esito di A.T.P., richiesta dal Condominio con. ricorso notificato il 21/7/1991. Così decidendo il giudice di appello si è uniformato al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti nella costruzione di. un immobile, previsto dall’art. 1669 cod. civ. a pena di decacenza dall’azione di responsabilità contro l’appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegua un apprezzabile grado di conoscenza oggettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dall’imperfetta esecuzione dell’opera, conoscenza che deve ritenersi, di regola, acquisita, in assenza di anteriori ed esaustivi elementi, solo all’atto dell’acquisizione di relazioni peritali effettuate (v. Cass. 1/2/2008 n. 2460; Cass. 13/1/2005 n. 567); la stessa giurisprudenza testè richiamata ha infine condivisibilmente affermato il principio che l’accertamento relativo, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se sorretto (come nel caso di specie) da motivazione congrua ed esente da vizi logici o da errori di diritto.

3. Con il secondo motivo i ricorrenti denunziano il vizio di. carenza e contraddittorietà della motivazione In relazione al secondo motivo di appello nel quale:

a) si contestava la C.T.U. del primo grado perchè il consulente aveva affermato che le fessurazioni accertate sull’edificio nel 1995 erano di maggiore ampiezza rispetto a quelle accertate nell’ATP del 1991, mentre la descrizione delle fessurazioni sarebbe identica in entrambe le consulenze;

b) si denunciava la mancanza di prova in ordine alla riferibilità delle accertate fessurazioni all’attività costruttiva dell’appaltatore; il giudice di appello avrebbe invece desunto, con inversione della giusta logica del ragionamento, la causa dei danni dal tipo di rimedio proposto;

c) si denunciavano le difficoltà nell’esecuzione dei lavori in conseguenza della situazione proprietaria dell’area nella quale si sarebbe dovuto operare, trattandosi di zona in comproprietà con un condominio adiacente e sulla quale esiste una reciproca servitù di passaggio.

4. La censura di cui al precedente punto a) è inammissibile perchè vi si afferma, del tutto apoditticamente, l’identità delle lesioni accertate nel 1991 con quelle accertate nel 1995 sulla base del richiamo a consulenze delle quali non vengono riportati i contenuti, così che difetta, in questa parte, il requisito dell’autosufficienza del ricorso. La censura di cui ai precedente punto b) è infondata perchè proprio dalla necessità di intervenire sulla costruzione (e non su altri fattori) correttamente si può desumere, in assenza dell’allegazione di altre possibili cause di danno, che proprio la non corretta realizzazione della costruzione (incontestatamente realizzata dall’impresa convenuta) aveva provocato i danni da fessurazione e la necessità di intervenire sulla costruzione medesima per correggerne i difetti. La censura di cui al precedente punto e) è infondata in quanto il giudice di appello ha ben motivato rilevando che le contestazioni circa gli eventuali pregiudizi, ad altro condominio sono smentite dalla CTU. 5. In conclusione, il primo motivo è inammissibile, il secondo parzialmente inammissibile e per il resto infondato e il ricorso deve quindi essere rigettato con la condanna del ricorrente alla spese di questo giudizio di Cassazione liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti impresa Mazzola Binarmele e Pietro s.n.c. e M.E. e P. a pagare al Condominio di (OMISSIS) le spese di questo giudizio di Cassazione che liquida in complessivi Euro 2.400,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2011

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