Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22095 del 04/09/2019

Cassazione civile sez. II, 04/09/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 04/09/2019), n.22095

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORRENTI Vincenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18430/2015 proposto da:

F.A., elettivamente domiciliato in Roma, Viale G. Mazzini

140, presso lo studio dell’avvocato Pierluigi Lucattoni,

rappresentato e difeso dall’avvocato Pier Alessandro Muratori

Casali;

– ricorrente e controric. inc. –

contro

B.R., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Caio

Mario 7, presso lo studio dell’avvocato Maria Teresa Barbantini, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato Paolo Pezzali;

– controric. e ric. incidentale –

e contro

B.R., C.R., B.P.,

B.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1721/2014 della Corte d’appello di Bologna,

depositata il 16/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/05/2019 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso notificato da F.A. a B.R., C.R., B.P. e B.S. avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna (meglio indicata in epigrafe) che aveva, per quanto ancora di interesse, respinto l’appello dallo stesso proposto;

– il contenzioso era insorto allorchè, con citazione del 2002, il F. aveva convenuto Ba.Um. e Fr., nonchè B.R. ed E., nonchè C.R., avanti al Tribunale di Modena – sezione distaccata di Pavullo – al fine di sentir accogliere due domande;

– la prima aveva ad oggetto la rivendicazione nei confronti dei Ba. di una porzione di terreno, previo accertamento della mancanza di atti di trasferimento della proprietà da Fi.Ab., padre dell’attore, a Ba.Fr., Co., Ru., danti causa dei convenuti;

– la seconda aveva ad oggetto la declaratoria di intervenuta usucapione nei confronti di tutti i convenuti di una porzione di terreno, previo accertamento del possesso ininterrotto mediante coltivazione a partire dal 1920 da parte dei danti causa dell’attore e di quest’ultimo fino al momento della domanda;

– all’esito del giudizio di primo grado, sempre per quanto qui di interesse, venivano rigettate entrambe le domande, senza dare ingresso ad attività istruttoria;

– l’attore ha proposto appello nel corso del quale la corte bolognese dava ingresso all’istruttoria testimoniale e, tuttavia, all’esito delle prove respingeva la domanda di usucapione per insufficienza della prova del possesso protratto per vent’anni in epoca antecedente al 1975 (entrata in vigore del regime di comunione dei coniugi F.A. e G.M.R.) ed anche la dimostrazione dell’animus possidendi;

– la cassazione della sentenza in esame è chiesta con ricorso tempestivamente notificato il 16/7/2015, affidato a tre motivi, cui resiste con tempestivo ricorso incidentale affidato ad un unico motivo, B.R.;

– parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo del ricorso principale si deduce l’omesso esame di fatti decisivi ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere considerato fra i comportamenti rilevanti ai fini della prova del possesso la circostanza, fotograficamente documentata, dell’esistenza di una concimaia a fianco della stalla, realizzata sin dal 1930 ed il cui esame, ad avviso del ricorrente, avrebbe avuto valenza decisiva per provare la libera e piena disponibilità del terreno in oggetto;

– il motivo è infondato poichè il fatto storico dell’esistenza della concimaia non appare configurabile in sè come “decisivo”, ovvero tale che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia (cfr. Cass. S.U. 8053/2014; Cass. 27415/2018);

– la censura non inficia pertanto il ragionamento espresso dalla corte a pag. 10 della sentenza poichè la presenza della concimaia non costituisce di per sè elemento sufficiente ad esprimere, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere uti dominus (cfr. Sez. 2 -, Ordinanza n. 17376 del 03/07/2018; Sez. 2, Sentenza n. 18215 del 29/07/2013) occorrendo, invece, che l’attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia espressione del potere incondizionato ed esclusivo sulla destinazione ed amministrazione del bene stesso, incompatibili con analogo potere di altro soggetto;

– col secondo motivo si deduce la nullità della sentenza per error in procedendo ed in iudicando, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non avere la corte disposto l’audizione degli altri testi indicati dalle parti, al fine di superare la ritenuta insufficienza della prova del possesso, in relazione agli artt. 257 e 116 c.p.c. e art. 111 Cost.;

– il motivo è inammissibile, in quanto la riduzione delle liste testimoniali sovrabbondanti costituisce un potere tipicamente discrezionale del giudice di merito, esercitabile anche nel corso dell’espletamento della prova, potendo il giudice non esaurire l’esame di tutti i testimoni ammessi qualora, per i risultati raggiunti, ritenga superflua l’ulteriore assunzione della prova, con giudizio che si sottrae al sindacato di legittimità se congruamente motivato anche per implicito dal complesso della motivazione (cfr. Cass. sez. 3, sentenza n. 11810 del 09/06/2016; Cass. sez. 3, sentenza n. 9551 del 22/04/2009);

– con il terzo motivo si denuncia la nullità ed irrilevanza probatoria ex art. 113 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riferimento alla deposizione della parte B.P., assunta quale teste ed alla cui deposizione è stata attribuita rilevanza ai fini della decisione;

– la doglianza è inammissibile perchè come anche eccepito dal controricorrente (cfr. pag. 10), nuova in quanto non sollevata all’udienza della sua assunzione, nè dopo l’ordinanza di ammissione della prova;

– passando all’esame del ricorso incidentale, con esso viene dedotto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè la violazione di legge con riguardo all’art. 116 c.p.c., per avere la corte d’appello accolto il secondo e terzo motivo dell’appello, in relazione all’assunto che la domanda di usucapione presupponeva che essa fosse già maturata all’atto di stipula del rogito del 1992,;

– entrambe le doglianza vanno dichiarate inammissibili per mancanza di interesse del controricorrente B.;

– è, infatti, generalmente negato l’interesse all’impugnazione della parte integralmente vittoriosa nel precedente giudizio, ove la stessa sia volta al solo fine di ottenere una modificazione della motivazione della sentenza, salvo il caso che da quest’ultima possa ridursi un’implicita statuizione contraria all’interesse della parte medesima, nel senso che a questa possa derivare pregiudizio da motivi che, quale premessa necessaria della decisione, siano suscettibili di formare giudicato in quanto presupposti necessari della decisione (Cass. 26921/2008; 17193/2012);

– poichè nel caso di specie tale pregiudizio non risulta essere stato prospettato, può essere ribadito il principio generale sopra enunciato;

– l’esito sfavorevole del ricorso principale e di quello incidentale giustifica la compensazione delle spese di lite;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per quello incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile quello incidentale.

Compensa le spese di lite fra le parti costituite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e per quello incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis e dispone il doppio contributo per entrambe le parti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2019

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