Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2209 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. II, 30/01/2020, (ud. 28/11/2019, dep. 30/01/2020), n.2209

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27605/2015 R.G. proposto da

G.O., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Alberto

Valenziano, Luisa Vigna, Luigi Manzi e Andrea Manzi per procura in

calce al ricorso, elettivamente domiciliato in Roma presso lo studio

di quest’ultimo alla via Confalonieri n. 5;

– ricorrente –

contro

T.S., rappresentato e difeso dall’Avv. Marco Napoli per

procura in calce al controricorso, elettivamente domiciliato in Roma

presso lo studio dell’Avv. Pio Corti al viale Parioli n. 47;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano, n. 1799,

depositata il 27 aprile 2015.

Udita la relazione svolta dal Consigliere Enrico Carbone nella camera

di consiglio del 28 novembre 2019.

Fatto

ATTESO

CHE:

Nella causa di regolamento del confine tra i fondi in Luino di proprietà di Oscar G., da un lato, e T.S., dall’altro, il G. ha adito la Corte d’appello di Milano affinchè, in riforma della sentenza del Tribunale di Varese, sezione distaccata di Luino, fosse rideterminata con maggior esattezza la linea confinaria e quindi pronunciata condanna del T. a togliere a sue spese la recinzione da lui eretta oltre confine.

Il G. ha proposto ricorso per cassazione, con quattro motivi, avverso la sentenza d’appello che, pur avendo rideterminato il confine secondo l’indicazione del gravame, questo ha tuttavia respinto in ordine alla rimozione della recinzione, per di più onerando l’appellante della metà delle spese del grado.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 2969 c.c., art. 345 c.p.c., per aver il giudice d’appello accolto l’eccezione di decadenza semestrale dello ius tollendi pur tardivamente sollevata; il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c., per aver il giudice d’appello dichiarato extra petita che la recinzione è del G. per accessione; il terzo motivo denuncia violazione degli artt. 934 e 936 c.c., per aver il giudice d’appello accolto l’eccezione di decadenza dello ius tollendi pur infondata riguardo decorrenza del semestre.

Da esaminare unitariamente per connessione, i tre motivi sono inammissibili, alla luce del principio secondo il quale, ove la decisione si fondi su plurime ragioni, distinte e autonome, ciascuna idonea a sorreggerla, l’omessa impugnazione di una ratio comporta l’inammissibilità per difetto d’interesse dell’impugnazione delle altre, giacchè quest’ultima, seppur fondata, non potrebbe comunque provocare la cassazione della decisione, attesa l’intervenuta definitività della sua ratio non impugnata (tra molte, Cass. 18 luglio 2000, n. 9449; Cass. 12 aprile 2001, n. 5493; Cass. 18 settembre 2006, n. 20118; Cass. 11 gennaio 2007, n. 389; Cass. 4 marzo 2016, n. 4293; Cass. 27 luglio 2017, n. 18641; Cass. 18 aprile 2019, n. 10815).

Come emerge dall’impianto argomentativo della sentenza d’appello (pag. 3), questa ha respinto la domanda di rimozione proposta dal G. non soltanto per la decadenza semestrale dallo ius tollendi (art. 936 c.c., comma 5), ma anche, ed anzi logicamente prima, per l’insussistenza dello ius tollendi in ragione della buona fede del terzo costruttore (art. 936 c.c., comma 4): quando ha dichiarato presunta la buona fede del T., considerandola peraltro avvalorata dall’esistenza di una regolare autorizzazione ad erigere la recinzione, il giudice d’appello ha manifestato un’autonoma ratio decidendi, la quale, non specificamente impugnata dal G., sorregge ormai definitivamente il rigetto della sua domanda di tollere.

Il quarto motivo di ricorso denuncia violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per aver il giudice d’appello compensato le spese di primo grado e posto a carico del G. la metà di quelle del secondo, malgrado la prevalente soccombenza del T..

Il quarto motivo è infondato: il giudice d’appello ha esplicitato la grave ragione di compensazione, a norma dell’art. 92 c.p.c., comma 2, cioè la peculiare incertezza del confine, tanto radicata da indurre il primo giudice ad un’erronea lettura delle risultanze peritali; la natura solo parziale della compensazione delle spese d’appello è stata poi giustificata dalla soccombenza del G. sulla domanda di rimozione, fermo che la stima della proporzione di tale soccombenza rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il cui esercizio è sottratto alla verifica di legittimità, non operando un criterio di proporzionalità matematica (Cass. 31 gennaio 2014, n. 2149; Cass. 20 dicembre 2017, n. 30592).

– Il ricorso deve essere respinto, con le conseguenze di legge in ordine al regolamento delle spese di questo giudizio e al raddoppio del contributo unificato.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.300,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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