Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2209 del 30/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 2209 Anno 2018
Presidente: IACOBELLIS MARCELLO
Relatore: CARBONE ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 3074/2017 R.G. proposto da
Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura
generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma alla via dei
Portoghesi n. 12 è domiciliata;
– ricorrente contro
La Cava Bartolo Maurizio, rappresentato e difeso dall’Avv. Antonio
Roberti, elettivamente domiciliato in Ostia Lido alla via Carlo Del
Greco n. 59 presso lo studio dell’Avv. Dora La Motta, per procura a
margine del controricorso;
– controricorrente avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della
Sicilia n. 5357/27/15 depositata il 30 dicembre 2015.
Udita la relazione svolta dal Consigliere Enrico Carbone
nell’adunanza ex art. 380-bis c.p.c. del 9 gennaio 2018.
Letta la memoria depositata dal controricorrente, che insiste per
il rigetto del ricorso, previa riunione con altro connesso (n.
13993/2017 R.G.).

Data pubblicazione: 30/01/2018

,

ATTESO CHE
Riguardo cartella di pagamento notificata a Bartolo Maurizio La
Cava per controllo automatizzato sull’anno 2001 e recupero di
credito d’imposta sull’anno 2002, l’Agenzia delle entrate impugna
per cassazione la sentenza d’appello che ha annullato per intero
il titolo impositivo in rigetto del gravame principale dell’erario e

Il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.
Il primo motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 8 I.
388/2000, per aver il giudice d’appello respinto il gravame
dell’ufficio circa la declaratoria di illegittimità del recupero del
credito d’imposta.
Il primo motivo è fondato: il credito d’imposta è previsto dall’art.
8 I. 388/2000 per i beni strumentali fiscalmente ammortizzabili,
sicché le spese incrementative per opere su immobile altrui
rilevano solo se l’investitore dimostri trattarsi di opere con
autonomia funzionale, rimovibili al termine del rapporto
concessorio e da lui utilizzabili separatamente, giacché le spese
incrennentative per opere prive di autonomia integrano meri costi
(Cass. 28535/2013 Rv. 629333, Cass. 15572/2016 Rv. 640636,
Cass. 20814/2017 Rv. 645304); nella specie, a fronte della
deduzione erariale riguardo l’inamovibilità delle opere realizzate
dalla ditta La Cava sull’area demaniale in concessione, il giudice
d’appello ha dichiarato spettare il credito d’imposta
incondizionatamente, così violando il superiore principio di
diritto.
Nella

memoria

il controricorrente insiste sull’autonomia

funzionale delle opere di specie, ma trattasi all’evidenza di un
profilo fattuale che resta devoluto al giudizio di rinvio (la cui
necessità rende peraltro inopportuna la sollecitata riunione con
ulteriore ricorso per il quale non è ancora stata fissata udienza).

2

in accoglimento del gravame incidentale del contribuente.

Il secondo motivo di ricorso denuncia ultrapetizione, per aver il
giudice d’appello annullato la cartella anche per le spese di
acquisto di un monitor e un’autovettura, nonostante il primo
giudice avesse respinto l’impugnazione del contribuente in merito
e il contribuente non avesse appellato sul punto.
– Il secondo motivo è inammissibile: chi denuncia per cassazione

termini dei relativi passi degli atti processuali in ossequio al
principio di autosufficienza, essendo altrimenti la doglianza
inammissibile e precluso l’accesso diretto del giudice di
legittimità (Cass. 23420/2011 Rv. 619464, Cass. 19410/2015
Rv. 636606, Cass. 11738/2016 Rv. 640032); nella specie,
l’Agenzia delle entrate non ha assolto tale onere di specificità,
come sarebbe stato viepiù necessario posto che la sentenza
d’appello neppure menziona la questione del monitor e
dell’autovettura.
– Va accolto il primo motivo di ricorso, dichiarato inammissibile il
secondo; la sentenza deve essere cassata in relazione al motivo
accolto, con rinvio per nuovo esame e regolamento delle spese.
P. Q. M.
Accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il
secondo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia
alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa
composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 9 gennaio 2018.

un error in procedendo ha l’onere di riportare in ricorso gli esatti

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