Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22086 del 31/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 31/10/2016, (ud. 20/07/2016, dep. 31/10/2016), n.22086

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2149/2015 proposto da:

POSTE ITALIANE SPA, (OMISSIS), società con socio unico, in persona

del Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

LUIGI G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO

MARESCA, che la rappresenta e difende, giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

R.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RENO 21,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO RIZZO, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

OBIETTIVO LAVORO SPA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 9027/2013 della CORTE D’APPELLO di ROLLI del

28/10/2013, depositata il 23/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/07/2016 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO;

udito l’Avvocato TERESINA CESIRA SCANU, delega verbale dell’Avvocato

MARESCA, difensore del ricorrente, che chiede l’estinzione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 23.1.2014, la Corte di appello di Roma accoglieva il gravame proposto da R.F. e, in riforma della decisione di primo grado, accertava e dichiarava l’avvenuta instaurazione tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a far data dal (OMISSIS), con condanna dell’utilizzatrice Poste Italiane al ripristino del rapporto ed al risarcimento del danno pari a quattro mensilità della ultima retribuzione globale di fatto.

Accolto il primo motivo con il quale si censurava la decisione per avere ritenuta fondata l’eccezione di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, rilevava la Corte del merito che, sia nel contratto di fornitura, sia in quello individuale di lavoro stipulato tra la Rotondi e la società fornitrice, e poi prorogato sino al (OMISSIS), le ragioni del ricorso al lavoro interinale erano indicate in maniera assolutamente generica e che il primo conteneva un mero generico richiamo a “casi previsti al CCNL” cui, nel contratto di lavoro temporaneo, era aggiunta l’indicazione, sempre generica, di “più intensa attività”. Aggiungeva che, anche a volere superare tale riferimento letterale e a voler ritener implicito in esso il riferimento all’accordo sindacale del 4.12.2002, in tale accordo si richiamavano prima le ipotesi previsti dall’accordo interconfederale del 16.4.1998 e poi si elencavano ulteriori specifiche ipotesi, tra cui le “punte di più intensa attività cui non sia possibile far fronte con le risorse normalmente impiegate”. Rilevava che la mera indicazione quale causale giustificativa di “più intensa attività” era ambigua, atteso che non era consentito di verificare se si fosse inteso far riferimento all’ipotesi direttamente prevista dall’accordo interconfederale, ovvero a quella prevista dal ceni e che, inoltre, non era possibile comprendere in cosa consistesse tale più intensa attività. Osservava che, in ogni caso, neanche risultava provata nel caso in esame, da parte della società appellata, la effettiva ricorrenza di un’esigenza temporanea atta a legittimare il ricorso alla fornitura di lavoro temporaneo, posto che dai prospetti prodotti non emergeva un temporaneo aumento di attività relativamente al periodo di causa.

Per la cassazione di tale decisione ricorre la società Poste Italiane, affidando l’impugnazione a quattro motivi, cui resiste, con controricorso, la R..

Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio. La ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2, nonchè verbale di conciliazione intervenuto fra le parti in data 21.10.2015 in sede sindacale, cui è seguito atto di rinunzia, notificato alla controparte.

Dal suddetto verbale di conciliazione, debitamente sottoscritto dalla lavoratrice interessata e dal rappresentante della Poste Italiane S.p.A., risulta che le parti hanno raggiunto un accordo transattivo concernente la controversia de qua, dandosi atto dell’intervenuta amichevole e definitiva conciliazione a tutti gli effetti di legge e dichiarando che, in caso di fasi giudiziali ancora aperte, le stesse sarebbero state definite in coerenza con il verbale stesso; tale verbale di conciliazione si appalesa idoneo a dimostrare l’intervenuta cessazione della materia del contendere nel giudizio di cassazione ed il conseguente sopravvenuto difetto di interesse delle parti a proseguire il processo.

In tal senso va emessa la corrispondente declaratoria.

Le spese del presente giudizio di legittimità sono compensate.

Non sussistono i presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, pure applicabile ratione temporis, stante il tenore della decisione.

PQM

La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere e compensa tra le parti le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2016

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