Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22085 del 13/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 13/10/2020, (ud. 16/07/2020, dep. 13/10/2020), n.22085

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7513-2014 proposto da:

Z.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 7,

presso lo studio dell’avvocato VINCENZA DI MARTINO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANDREA ZANELLO;

– ricorrente –

contro

A.N.S.V. – AGENZIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA DEL VOLO, in persona

del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 5639/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/09/2013 R.G.N. 1516/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 16/07/2020 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 5639, resa in data 17 settembre 2013, la Corte d’appello di Roma, decidendo sull’impugnazione principale proposta da Z.A. e su quella incidentale dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (A.N.S.V.), in accoglimento di quest’ultima, respingeva la domanda proposta dallo Z., avente ad oggetto il risarcimento del danno per il mancato rinnovo del contratto a tempo determinato per un ulteriore periodo;

Z.A., pilota professionista di aeromobili, era stato assunto dall’A.N.S.V. in qualità di “tecnico investigatore” a seguito di superamento di un primo concorso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64/2000, con contratto a tempo determinato della durata di un anno, con possibilità di rinnovo – secondo quanto previsto da bando di concorso – “di anno in anno per altre due volte”;

aveva dunque lavorato con tale contratto dal 29 maggio 2001, e, in virtù di due ulteriori rinnovi, fino al 1 ottobre 2003;

a seguito di pubblicazione di un nuovo bando concorsuale (Gazzetta Ufficiale n. 86/2003) per l’assunzione, con contratto a tempo determinato “rinnovabile”, di un “esperto di pilotaggio professionistico di aeromobili”, era risultato vincitore della nuova procedura concorsuale ed aveva lavorato, sempre in qualità di “investigatore tecnico”, dal 1 febbraio 2005 al 31 gennaio 2006, ma quest’ultimo contratto non era stato ulteriormente rinnovato, poichè l’Amministrazione aveva proceduto alla stipula di un nuovo contratto a tempo determinato utilizzando la graduatoria del concorso vinto dallo Z. ed assumendo il terzo classificato, ossia il pilota C., con decorrenza 1 febbraio 2006, giorno successivo alla scadenza del contratto di lavoro stipulato con l’odierno ricorrente;

sul presupposto che l’A.N.S.V., non procedendo al rinnovo del contratto, avesse violato le regole sia di buon andamento e imparzialità poste alla base dell’azione amministrativa, sia i principi di correttezza e buona fede al cui rispetto era tenuta in qualità di privato datore di lavoro, lo Z. aveva agito per ottenere il risarcimento del danno sia per la il mancato rinnovo sia per la perdita della possibilità di procedere alla stabilizzazione di cui alla L. n. 296 del 2006;

disattendendo la tesi del primo giudice (favorevole allo Z. ancorchè non quanto all’aspetto del risarcimento del danno, limitato dal Tribunale alle sole retribuzioni che lo Z. avrebbe percepito dall’1/2/2006 al 29/12/2007), la Corte d’appello riteneva che in ordine al mancato rinnovo (rispetto al quale erano state avanzate le pretese risarcitorie) lo Z. non potesse vantare alcuna posizione giuridica di diritto soggettivo, vertendosi in tema di mera aspettativa, insuscettibile di adeguata tutela giuridica;

escludeva la Corte territoriale che potesse censurarsi il comportamento dell’Amministrazione “dal punto di vista dei criteri di correttezza dell’esecuzione del contratto”, criteri non richiamabili in assenza non solo di un contratto in essere tra le parti, ma per di più in assenza di situazioni giuridiche qualificate come tutelabili;

riteneva che la sussistenza di una posizione giuridica tutelabile fosse configurabile solo in presenza di un vincolo per l’Amministrazione imposto da normative speciali al preciso rispetto di regole procedimentali in ordine all’assunzione della decisione di concludere il nuovo contralto e richiamava Cass. n. 10904/2005 relativamente al procedimento speciale relativo al rinnovo dei contratti a tempo determinato stipulati dal Ministero degli Esteri ai sensi della L. n. 49 del 1987, art. 12;

2. avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Z.A. affidato a quattro motivi;

3. l’Agenzia ha resistito con controricorso;

4. il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 97 Cost., comma 4, del D.Lgs. n. 66 del 1999 (legge istitutiva dell’A.N.S.V.) e del D.Lgs. n. 165 del 2001, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere la Corte territoriale fatto applicazione del principio secondo il quale in materia di pubblico impiego l’assunzione, anche a tempo determinato, deve avvenire a seguito del superamento di una procedura concorsuale;

lamenta che la Corte territoriale non avrebbe considerato che l’A.N.S.V. aveva utilizzato una graduatoria reclutando non vincitori in violazione della regola concorsuale;

sostiene che l’Agenzia aveva due sole strade: o rinnovare il contratto allo Z. o indire nuova procedura concorsuale;

2. con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè la Corte d’appello, non considerando la comune intenzione delle parti come risultante dal bando e dal contratto, da un lato ha omesso di considerare che le stesse, con la previsione del possibile rinnovo, hanno inserito una particolare clausola aggiuntiva allo schema tipico del contratto a termine ed al contenuto del rapporto, dall’altro, ha ritenuto detta clausola come fonte di una “mera aspettativa”e non di un diritto soggettivo pieno non già al rinnovo del contratto, ma a che fosse valutata in primis, in coerenza con le norme del bando e con i principi di correttezza e buona fede, la possibilità di un rinnovo;

sostiene che nella specie non si sarebbe trattato di un “normale” contratto a tempo determinato, che scade automaticamente allo spirare del termine, ma di un contratto in qualche modo atipico per un quid pluris (la rinnovabilità) che avrebbe potuto non esserci, ma che – in coerenza col bando – era stato invece (e legittimamente) inserito;

3. con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte d’appello considerato l’A.N.S.V., nella sua qualità di parte di un contratto stipulato in regime privatistico, svincolato dall’obbligo di esecuzione di buona fede di cui all’art. 1375 c.c.;

4. con il quarto motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1337 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte d’appello considerato l’A.N.S.V. non vincolato all’obbligo di comportarsi secondo buona fede nella fase precontrattuale;

5. il ricorso, nei vari motivi in cui è articolato, è inammissibile;

6. innanzitutto le censure non toccano specificamente la ratio principale della sentenza impugnata secondo la quale rispetto al preteso rinnovo del contratto non sussiste alcuna posizione giuridica soggettiva tutelabile in capo al lavoratore (si veda, peraltro, a conferma della correttezza di tale affermazione Cass. 5 agosto 2013, n. 18618 secondo cui, qualora sia stata indetta una prova pubblica selettiva per l’assunzione straordinaria a tempo determinato di un numero limitato di dipendenti, alla scadenza del termine fissato ai contratti di lavoro stipulati con i primi della graduatoria, questi ultimi non hanno diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro, pur nella permanenza della situazione che aveva reso necessarie le originarie assunzioni, ben potendo l’ente procedere alla stipula di nuovi contratti a tempo determinato, per i medesimi posti, ma con coloro che seguono in graduatoria i primi assunti, anche allo scopo di evitare l’esposizione alle sanzioni previste dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36);

7. si contrappone, inoltre, all’affermazione della Corte territoriale secondo la quale “è provata e incontestata l’esistenza di provvedimenti, assunti dall’Agenzia (cfr. Det. Presidenziale n. 2 del 2006 e Delib. del Collegio n. 7 del 2006) che imponevano di utilizzare, per nuove assunzioni, la graduatoria degli idonei del concorso pubblico vinto dallo Z.” una differente lettura delle risultanze di causa non consentita in sede di legittimità;

8. con riguardo, poi, al significato da attribuire al termine “rinnovabile” (contenuto nel bando di concorso e nel contratto individuale), che, secondo il ricorrente, integrerebbe una ulteriore obbligazione (nel senso che tale previsione sarebbe da intendersi come impositiva di un vincolo per l’Amministrazione di valutare in primis, in coerenza con le norme del bando e con i principi di correttezza e buona fede, la possibilità di un rinnovo) laddove, ad avviso della Corte territoriale, si tratterebbe di previsione meramente idonea a legittimare l’eventualità di una nuova stipula, va ricordato che l’accertamento della volontà negoziale manifestata anche mediante l’utilizzo di una determinata espressione è indagine riservata al giudice del merito, in ossequio al generale principio per cui ogni interpretazione di atti negoziali rientra nella esclusiva competenza del giudice che ne ha il dominio (cfr. Cass. 15 aprile 2013, n. 9070; Cass. 3 agosto 2007, n. 17067; Cass. 19 maggio 2006, n. 11756), con una operazione che si sostanzia in un accertamento di fatto, soggetto, quindi, nel giudizio di cassazione, ad un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica contrattuale ed al controllo della sussistenza di una motivazione logica e coerente (ex plurimis, Cass. 27 febbraio 2009, n. 4851; Cass. 9 febbraio 2009, n. 3187; Cass. 10 giugno 2008, n. 15339; Cass. n. 11756 del 2006 cit.; Cass. 3 maggio 2003, n. 6724);

d’altra parte, sia a denuncia della violazione delle regole di ermeneutica, sia la denuncia del vizio di motivazione esigono una specifica indicazione – ossia la precisazione del modo attraverso il quale si è realizzata l’anzidetta violazione e delle ragioni della obiettiva deficienza e contraddittorietà del ragionamento del giudice di merito – non potendo le censure risolversi, come nella specie, in contrasto con l’interpretazione loro attribuita, nella mera contrapposizione di una interpretazione diversa da quella criticata (tra le innumerevoli: Cass. 18 aprile 2007, n. 9245; Cass. 23 agosto 2006, n. 18375; Cass. 7 luglio 2004, n. 12468; Cass. 22 agosto 2002, n. 12366);

9. si aggiunga, quale ulteriore profilo di inammissibilità delle censure riguardanti l’obbligo di esecuzione del contratto “ab origine previsto come rinnovabile”, che la violazione dei principi della correttezza (art. 1175 c.c.) e della buona fede (art. 1375 c.c.) si configura solo nell’ipotesi in cui vengano lesi diritti soggettivi già riconosciuti in base a norme di legge, riguardando le modalità di adempimento degli obblighi a tali diritti correlati, non valendo le relative regole a configurare obblighi aggiuntivi che non trovino, ai sensi dell’art. 1173 c.c., la loro fonte nel contratto (e, nel caso in esame, come detto è stata esclusa la sussistenza di una posizione giuridica soggettiva piena riconducibile alle previsioni del contratto o della lex specialis costituita dal bando), nel fatto illecito o in ogni altro atto o fatto idoneo a produrlo in conformità dell’ordinamento giuridico (v. Cass. 29 marzo 2007, n. 7731; si veda anche sulla strumentalità ed accessorietà del generale obbligo di correttezza e buona fede rispetto ad altra obbligazione di fonte contrattuale o legislativa, Cass. 20 marzo 2018, n. 6930);

10. nè, egualmente, è possibile veicolare la configurazione di un obbligo giuridico ulteriore, non previsto dalla regolamentazione di legge o contrattuale, attraverso la denuncia della violazione dell’art. 1337 c.c. (che si collega alla inosservanza della regola di condotta stabilita a tutela del corretto svolgimento dell'”iter” formativo del contratto e presuppone: che tra le parti siano intercorse trattative per la conclusione di un contratto giunte ad uno stadio tale da giustificare oggettivamente l’affidamento nella conclusione dello stesso; – che esse siano state interrotte, senza un giustificato motivo, dalla parte cui si addebita detta responsabilità; – che, infine, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto: la verifica della ricorrenza di tutti questi elementi, risolvendosi in accertamento di fatto, è demandata al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata – v. ex multis Cass. 15 aprile 2016, n. 7545; Cass. 29 marzo 2007, n. 7768; Cass. 18 giugno 2004, n. 11438 -);

11. dalle suesposte considerazioni discende che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

12. l’onere delle spese del giudizio di legittimità resta a carico di parte ricorrente, in applicazione della regola generale della soccombenza;

13. sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013), ove dovuto.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 16 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2020

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