Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22054 del 24/10/2011

Cassazione civile sez. I, 24/10/2011, (ud. 30/09/2011, dep. 24/10/2011), n.22054

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.P. ((OMISSIS)) nella sua qualità di titolare

della Ditta Individuale Costruzioni Edili Blengino, nonchè in

proprio, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO VII 466,

presso lo studio dell’avvocato FLOCCO MARINA, che lo rappresenta e

difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ((OMISSIS)) in persona del Ministro in

carica, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1115/08 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

28/01/09, depositato l’11/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE;

udito l’Avvocato Flocco Marina, difensore del ricorrente che si

riporta al ricorso e alla memoria e chiede l’accoglimento;

è presente il P.G. in persona del Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha

concluso per l’improcedibilita o in subordine per la fondatezza del

ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

1.- La Corte d’appello di Milano, con decreto dell’11.2.2009, ha parzialmente accolto la domanda di equa riparazione ex L. n. 89 del 2001 proposta contro il Ministero della Giustizia da B. P. in riferimento al giudizio promosso innanzi al Tribunale di Cuneo il 21.12.1993 e definito in Cassazione il 7.5.2008, liquidando alla parte attrice, a titolo di indennizzo per il danno non patrimoniale, per la durata irragionevole determinata in anni 2 e mesi 4, la somma di Euro 2.333,33, oltre interessi legali, compensando le spese del giudizio.

In particolare, la Corte di appello ha ritenuto particolarmente complessa la causa e, quindi, ragionevole la durata di nove anni per tre gradi di giudizio (4, 3 e 2). Ha computato, poi, il ritardo imputabile alle parti per i rinvii richiesti per complessivi undici mesi.

Per la cassazione di questo decreto la parte attrice ha proposto ricorso affidato a cinque motivi.

Disposta la rinnovazione della notificazione del ricorso, stante la nullità di quella originaria perchè eseguita presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato anzichè presso l’Avvocatura Generale, l’Amministrazione intimata ha resistito con controricorso e ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 bis c.p.c. Parte ricorrente ha depositato memoria oltre i termini di cui all’art. 378 c.p.c..

1.1.- La presente sentenza è redatta con motivazione semplificata così come disposto dal Collegio in esito alla deliberazione in camera di consiglio.

2.- Con il primo motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2; art. 6 CEDU).

Formula il quesito con il quale chiede se, nel caso in esame, correttamente applicando la L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2 e dell’art. 6, par. 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo in relazione all’interpretazione data “all’accertamento del tempo irragionevole” del processo, la Corte d’appello debba tenere conto ai fini del computo dei termini anche il periodo di sospensione ex art. 295 c.p.c. disposta dal Magistrato in relazione ad altro processo”.

Con il secondo motivo denuncia vizio di motivazione in ordine alla determinazione del ritardo imputabile al ricorrente e con il terzo motivo denuncia vizio di motivazione in ordine all’accertamento del danno.

Con il quarto motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2; art. 2056 c.c.;

art. 41 CEDU) e formula il quesito: se la Corte di appello di Milano abbia congruamente stabilito l’equa riparazione commisurando la propria decisione ai parametri dettati dagli artt. 6 e 41 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e se la Corte di appello di Milano abbia violato e/o erroneamente interpretato il disposto dell’art. 2056 c.c. nella determinazione della valutazione equitativa del risarcimento dei danni subiti dalla ricorrente.

Con il quinto motivo, infine, denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. in relazione alla disposta compensazione delle spese e formula il quesito: se la Corte di appello di Milano abbia falsamente applicato il disposto di cui all’art. 92 c.p.c. ed omesso di applicare l’art. 91 c.p.c..

3.- Il ricorso deve essere dichiarato improcedibile.

Infatti, in sede di giudizio dinanzi alla Corte di cassazione, qualora, riscontrata la nullità della notifica del ricorso, ne sia stata disposta la rinnovazione, ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ., il termine perentorio entro cui deve avvenire il deposito del ricorso nuovamente notificato è quello di venti giorni dalla scadenza del termine assegnato dalla Corte per la rinnovazione, a mente dell’art. 371 – bis cod. proc. civ. la cui inosservanza determina la pronuncia d’ufficio di improcedibilità del ricorso, senza che possa rilevare l’avvenuta costituzione del resistente, posto che il principio – sancito dall’art. 156 cod. proc. civ. – di non rilevabilità della nullità dell’atto per avvenuto raggiungimento dello scopo si riferisce esclusivamente alle ipotesi di inosservanza di forme in senso stretto e non di termini perentori (Sez. U, Ordinanza n. 26225 del 02/12/2005).

Nella concreta fattispecie il ricorso è stato notificato in rinnovazione il 23.5.2011, nel termine assegnato del 27.5.2001, ma è stato depositato soltanto in data odierna, prima della discussione.

Le spese del giudizio di legittimità – liquidate in dispositivo – seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 900,00 oltre le spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2011

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