Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22052 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. III, 22/09/2017, (ud. 18/05/2017, dep.22/09/2017),  n. 22052

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23996-2014 proposto da:

F.S.,considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso

la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO MIRRA giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

GENERALI ASSICURAZIONI SPA,in persona del suo procuratore speciale

Dott. D.G., CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIORGIO SCHIAVO, giusta procura

in atti;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2217/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 21/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2017 dal Consigliere Dott. MOSCARINI ANNA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

F.S. convenne, nel novembre 2002, davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la Generali Assicurazioni S.p.A. quale impresa designata per la liquidazione dei danni a carico del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per la Regione Campania, per sentirla condannare al risarcimento dei danni conseguiti al sinistro occorsogli il giorno (OMISSIS), lungo la strada provinciale (OMISSIS), provocato da una autovettura rimasta ignota. Accanto al F. era presente la passeggera R.A.. Entrambi riportarono danni. Il F. rappresentò che, mentre la Regna aveva ottenuto la liquidazione dei propri danni, all’esito di un procedimento in cui egli stesso aveva riferito delle circostanze dell’incidente, la sua richiesta di danni era rimasta inevasa, sì da imporre la proposizione della domanda giudiziale.

Costituitosi il contraddittorio, il Tribunale, ritenuto che la domanda non fosse supportata da prova, considerata l’inammissibilità della prova testimoniale della Regna, incapace ai sensi dell’art. 246 c.p.c., la rigettò con sentenza del 19/12/2007.

La Corte d’appello di Napoli ribadì l’incapacità a testimoniare della R., in quanto, pur essendo ella stata risarcita, la sua capacità andava valutata ex art. 246 c.p.c., ex ante con riguardo all’interesse a partecipare al giudizio. Confermò la legittima mancata ammissione di CTU, non potendo la stessa costituire mezzo di prova. Ritenne di non poter apprezzare, quali strumenti di prova, nè la querela del F., nè le sommarie informazioni assunte dai carabinieri di Sessa Aurunca, nè le conclusioni dei carabinieri perchè provenienti dai danneggiati o comunque irrilevanti.

Rigettò dunque l’appello.

Avverso la sentenza il F. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi. La Generali Italia S.p.A. ha depositato documenti ma non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 246 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 100 c.p.c..

Il ricorrente assume che il divieto di testimoniare di cui all’art. 246 c.p.c., sarebbe stato applicato erroneamente in quanto, dovendo la capacità a testimoniare correlarsi ai presupposti per l’intervento volontario di cui agli artt. 100 e 105 c.p.c., la testimonianza della trasportata era da ricondursi a quella dell’interveniente ai sensi dell’art. 105 c.c., comma 2, cioè a quella di colui che intervenga per sostenere le ragioni di una delle parti, avendovi interesse.

Nel caso di specie, infatti, la trasportata aveva ottenuto il risarcimento sicchè non poteva avere alcun interesse proprio che la ponesse in una condizione di incapacità ai sensi dell’art. 246 c.p.c..

Il motivo è infondato. E’ vero che l’interesse per poter radicare l’incapacità a testimoniare deve essere attuale e concreto ma la giurisprudenza esclude che, quali che siano le vicende relative al diritto sostanziale della teste (prescrizione, intervenuto risarcimento, etc.) la stessa possa testimoniare nè possa riacquistare ex post la capacità di testimoniare, da valutarsi ex ante, nel giudizio di un’altra parte.

Il motivo, pertanto, va rigettato.

Con il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 261 c.p.c. (rectius 262) in relazione alla mancata ammissione dei mezzi di prova, della CTU medico – legale che avrebbe potuto essere disposta anche in sede percipiente; in relazione alle sommarie informazioni rese alla Procura della Repubblica mediante la denuncia o la querela contro ignoti alle competenti autorità.

Il giudice di appello avrebbe errato nel non procedere, quanto meno, ad una prova presuntiva in base alle relazioni redatte dai carabinieri di Sant’Andrea del Pizzone, i quali avevano dichiarato che l’incidente era stato provocato da un’autovettura 250, di colore beige condotta da una persona di sesso maschile, precisandosi che l’identificazione del responsabile del sinistro stradale non era stata possibile.

Il motivo è infondato in quanto la CTU percipiente si può ammettere solo per questioni tecniche e non per integrare una prova di cui manchino le allegazioni. La querela non ha di per sè valore di prova in quanto, in base alla giurisprudenza di questa Sezione, va valutata con riguardo alle circostanze del caso con motivazione incensurabile se congruamente motivata. Nel caso di specie la Corte d’appello ha motivato, ritenendo che per le dichiarazioni rilasciate dai carabinieri la fonte delle medesime fossero sempre e soltanto i danneggiati, sicchè le stesse non potevano essere considerate.

Con il terzo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 115 c.p.c. in materia di onere della prova ed alla L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 19, lett. a).

Il F. avrebbe adempiuto pienamente l’onus probandi posto a suo carico depositando tutti gli elementi in suo possesso, referti medici, querela, dichiarazione di sommarie informazioni, accertamenti effettuati dai carabinieri, sicchè la sentenza avrebbe violato le norme sul riparto dell’onere probatorio statuendo che non fosse stata fornita la prova.

Il motivo è infondato perchè per ottenere il risarcimento dal Fondo di Garanzia occorre dare la prova della colpa del conducente di un veicolo sconosciuto, prova incombente ai danneggiato e mancata nel caso in esame.

Conclusivamente il ricorso va rigettato, non occorre provvedere sulle spese. Si dispone il raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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