Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22036 del 31/10/2016


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Cassazione civile sez. I, 31/10/2016, (ud. 21/04/2016, dep. 31/10/2016), n.22036

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:

FORD CREDIT EUROPE BANK PLC, rappresentata dal procuratore generale

A.R., elettivamente domiciliata in Roma, al Lungotevere

Michelangelo n. 9, presso l’avv. MASSIMO MANFREDONIA, dal quale è

rappresentata e difesa in virtù di procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCA NAZIONALE DEL LAVORO S.P.A., in persona del direttore p.t.

della Direzione Rischi L.P., in qualità di

cessionaria dell’azienda bancaria della Banca Nazionale del Lavoro

S.p.a., elettivamente domiciliata in Roma, alla via di Val Gardena

n. 3, presso l’avv. LUCIO DE ANGELIS, dal quale, unitamente all’avv.

GIORGIO TARZIA del foro di Milano, è rappresentata e difesa in

virtù di procura speciale per notaio Li.Pi. del

(OMISSIS), rep. n. (OMISSIS);

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e

FALLIMENTO DELLA AUTOYOUNG S.R.L., e FORD ITALIA S.P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma n. 1536/11,

pubblicata il 7 aprile 2011;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21

aprile 2016 dal Consigliere dott. Guido Mercolino;

uditi i difensori delle parti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. D.A.U., il quale ha concluso per la

dichiarazione d’inammissibilità ed in subordine per il rigetto del

ricorso principale, e per il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – La Banca Nazionale del Lavoro S.p.a. convenne in giudizio la Ford Credit Europe Bank Plc, proponendo opposizione al decreto ingiuntivo n. 23645/93, emesso il 26 novembre 1993, con cui il Presidente del Tribunale di Roma le aveva intimato il pagamento della somma di Lire 300.000.000, oltre interessi, in virtù della fideiussione da essa prestata, fino a concorrenza del predetto importo, per i debiti contratti dall'(OMISSIS) S.r.l. nell’esercizio dell’attività di concessionaria della Ford Italia S.p.a. e da quest’ultima ceduti alla FCE.

Premesso di aver comunicato alla FCE, con lettera del 28 febbraio 1993, il proprio recesso dal contratto di garanzia stipulato il 5 aprile 1989, con decorrenza dal 4 marzo 1993, eccepì la decadenza dalla garanzia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., affermando che la convenuta aveva comunicato la propria volontà di escuterla soltanto il 2 settembre 1993.

Si costituì la FCE, e chiese il rigetto dell’opposizione, replicando che la revoca della fideiussione non escludeva l’obbligo di garantire le obbligazioni contratte dalla debitrice principale in data anteriore al recesso.

1.1. Il giudizio fu riunito a quello promosso dall'(OMISSIS) nei confronti della FCE ed avente ad oggetto l’opposizione al decreto ingiuntivo n. 22923/93, emesso il 15 novembre 1993, con cui il Presidente del Tribunale di Roma aveva intimato alla debitrice principale il pagamento della somma di Lire 417.513.214, oltre interessi, per i debiti contratti nei confronti della Ford Italia e ceduti alla FCE, nonchè la domanda riconvenzionale di condanna della FCE al pagamento della somma di Lire 365.459.200.

Ai predetti giudizi fu altresì riunito quello precedentemente promosso dalla (OMISSIS) nei confronti della Ford Italia e della FCE, ed avente ad oggetto la condanna della prima al pagamento della somma di Lire 51.500.525, l’accertamento negativo dei crediti vantati dalla seconda, nonchè la condanna di entrambe al risarcimento dei danni cagionati dall’illegittimo comportamento tenuto nel corso del rapporto concessorio.

Intervenuta successivamente la dichiarazione di fallimento dell'(OMISSIS), fu disposta l’interruzione del giudizio, a seguito della quale la BNL provvide alla riassunzione esclusivamente nei confronti del curatore del fallimento e della FCE, e limitatamente all’opposizione da essa proposta.

1.2. Il Tribunale di Roma, dopo aver disposto la separazione dei giudizi, dichiarò estinti quelli promossi dall'(OMISSIS), e con sentenza n. 24038/04 accolse l’opposizione proposta dalla (OMISSIS), dichiarando la decadenza della creditrice dalla garanzia e revocando il decreto ingiuntivo n. 23645/93.

2. – L’impugnazione proposta dalla FCE è stata rigettata dalla Corte d’Appello di Roma, che con sentenza del 7 aprile 2011 ha accolto il gravame incidentale proposto dalla Ford Italia, riformando la sentenza impugnata nella parte riguardante la condanna di quest’ultima al pagamento delle spese del giudizio di primo grado, e confermandola nel resto.

A fondamento della decisione, la Corte ha innanzitutto escluso che la mera apposizione della clausola di pagamento a prima richiesta consentisse di qualificare la fideiussione come contratto autonomo di garanzia, con conseguente inapplicabilità delle eccezioni fondate sugli artt. 1945, 1956 e 1957 c.c., osservando che il tenore testuale del documento contrattuale, recante l’espresso riferimento alle somme dovute dalla debitrice principale e la subordinazione del pagamento alla allegazione alla relativa richiesta dell’estratto conto dei crediti maturati, non autorizzava a ritenere che la (OMISSIS) avesse inteso assumere la garanzia tout court dell’adempimento delle obbligazioni contratte dall'(OMISSIS).

Precisato inoltre che nel corso del giudizio la (OMISSIS) aveva reiteratamente invocato la decadenza della creditrice dalla garanzia ai sensi dell’art. 1957 c.c., la Corte ha ritenuto che, ai fini del computo del termine previsto da tale disposizione, dovesse trovare applicazione la sospensione prevista dalla L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1 riguardante anche i termini di decadenza di carattere sostanziale a rilevanza processuale, ed ha pertanto riconosciuto la tempestività del ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell'(OMISSIS), proposto entro sei mesi dalla scadenza del contratto di fideiussione. Rilevato peraltro che, a seguito della interruzione del relativo giudizio di opposizione, la FCE non aveva provveduto alla riassunzione nè all’insinuazione del proprio credito al passivo del fallimento, ha ritenuto corretta la dichiarazione di decadenza dalla garanzia, osservando che l’apertura della procedura concorsuale a carico del debitore principale non implica l’impossibilità giuridica di proporre istanze nei confronti dello stesso e di coltivarle diligentemente, ma impone soltanto di valutare la diligenza del creditore in relazione alle possibilità concesse dall’ordinamento in tali casi.

3. Avverso la predetta sentenza la FCE ha proposto ricorso per cassazione, articolato in cinque motivi, illustrati anche con memoria. La (OMISSIS) ha resistito con controricorso, proponendo ricorso incidentale condizionato, affidato ad un solo motivo, ed anch’esso illustrato con memoria, al quale la FCE ha resistito a sua volta con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1322, 1936, 1945, 1957, 2727, 2728 e 2729 c.c., sostenendo che, ai fini dell’accertamento del carattere autonomo della garanzia, la sentenza impugnata si è discostata dai principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità, aventi portata di diritto vivente, non avendo attribuito alcun valore ermeneutico alla previsione del pagamento a semplice richiesta, senza individuare, nell’ambito delle altre clausole contrattuali, elementi dai quali emergesse una volontà logicamente incompatibile con l’autonomia dell’impegno assunto dal garante.

2. – Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, affermando che, in mancanza di altri elementi idonei ad evidenziare una volontà delle parti logicamente incompatibile con l’autonomia della garanzia, la conclusione della Corte di merito, secondo cui la (OMISSIS) non aveva inteso assumere la garanzia tout court dell’adempimento delle obbligazioni della concessionaria si pone radicalmente in contrasto con la premessa del ragionamento, costituita dall’accertamento dell’av-venuta pattuizione di una clausola di pagamento a semplice richiesta, sì da rendere impossibile l’individuazione della ratio decidendi della sentenza impugnata.

3. Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta l’insufficienza della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, osservando che, ai fini dell’esclusione della natura autonoma della garanzia, non poteva essere considerato sufficiente l’accertamento di una diversa volontà delle parti che non consentisse di ricondurre convincentemente la fattispecie al contratto autonomo di garanzia, occorrendo invece l’accertamento di elementi idonei ad escludere la predetta qualificazione, ricavabile in via presuntiva dalla mera previsione del pagamento a semplice richiesta.

4. Con il quarto motivo, la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., commi 1 e 2, nonchè l’insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, affermando che, nell’escludere il carattere autonomo della garanzia, la sentenza impugnata ha violato il criterio interpretativo che, in mancanza di elementi idonei ad evidenziare una volontà incompatibile, attribuisce valore decisivo alla clausola di pagamento a semplice richiesta. Osserva che la Corte di merito non ha tenuto conto del comportamento successivo della Banca, la quale, a seguito dell’escussione della garanzia, aveva giustificato il proprio rifiuto di adempiere con la revoca della fideiussione, senza far valere la decadenza, eccepita soltanto dal difensore nel corso del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo. Aggiunge che la sentenza non ha indicato le ragioni per cui, ai fini della qualificazione della fattispecie, ha attribuito valore decisivo al riferimento del contratto alle somme dovute dalla debitrice ed alla subordinazione del pagamento all’allegazione degli estratti conto, non incompatibili con l’autonomia della garanzia, in quanto attinenti alla causa ed all’oggetto del contratto. L’onere di allegazione degli estratti conto non escludeva d’altronde la soggezione del garante nei confronti del creditore garantito, trattandosi di documenti predisposti unilateralmente da quest’ultimo, in ordine ai quali il primo non aveva alcun potere di sindacato.

5. – I predetti motivi, da esaminarsi congiuntamente, in quanto riflettenti profili diversi della medesima questione, sono infondati.

Ai fini della qualificazione della garanzia prestata dalla (OMISSIS) in favore della FCE con il contratto stipulato il 5 novembre 1989, la sentenza impugnata ha correttamente richiamato il principio, costantemente ribadito da questa Corte a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite 18 febbraio 2010, n. 3947, secondo cui l’inserimento in un contratto di fideiussione di clausole, come quelle di pagamento “a prima richiesta e senza eccezioni” o “a semplice richiesta scritta”, volte ad escludere o a limitare la facoltà del fideiussore di opporre eccezioni relative al rapporto principale, in deroga all’art. 1945 c.c., vale di per sè a giustificare la qualificazione della fattispecie come contratto autonomo di garanzia, in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il negozio fideiussorio, a meno che non emerga un’evidente discrasia della clausola rispetto all’intero contenuto della convenzione negoziale (cfr. tra le altre, Cass., Sez. 1, 31 luglio 2015, n. 16213; Cass., Sez. 3, 20 ottobre 2014, n. 22233; 17 giugno 2013, n. 15108). Nella specie, tale divergenza è stata coerentemente desunta dalla circostanza che, nel porre a carico della (OMISSIS) l’obbligo di provvedere “a semplice richiesta” al pagamento di quanto dovuto dall'(OMISSIS), le parti non si erano limitate a fare riferimento ai debiti contratti da quest’ultima per la fornitura dei prodotti acquistati in esecuzione dell’accordo di concessione stipulato con la Ford, ma avevano precisato che la garanzia si estendeva anche al rimborso degl’interessi derivanti da dilazioni di pagamento, al pagamento delle somme dovute per effetto dell’inadempimento d’impegni connessi ai finanziamenti concessi per il tramite del concessionario ed al risarcimento dei darmi derivanti dall’inadempimento di obblighi contrattualmente assunti, stabilendo che alla richiesta di pagamento avrebbe dovuto essere allegato l’estratto conto delle somme dovute.

5.1. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la prevalenza accordata a tali elementi, ai fini dell’esclusione del carattere autonomo della garanzia, rispetto a quello rappresentato dalla mera inclusione nel contratto della clausola “ci semplice richiesta”, non contrasta in alcun modo con il connotato dell'”evidente, patente, irredimibile discrasia” di quest’ultima “con l’intero contenuto “altro” della convenzione negoziale”, individuato dal citato orientamento quale criterio per il riconoscimento della portata recessiva della clausola in esame: l’asserita preclusione della facoltà di opporre qualsiasi eccezione riguardante il rapporto principale si pone infatti in stridente contraddizione con l’accertata specificazione delle voci di debito per le quali il garante era chiamato a rispondere, la cui finalità non avrebbe certamente potuto essere ravvisata nella determinazione dell’oggetto della garanzia, ai fini della quale risultava più che sufficiente il riferimento alle obbligazioni contratte dalla debitrice principale nell’ambito del rapporto di concessione con la Ford; nel richiamare tale elencazione, la sentenza impugnata l’ha d’altronde posta ragionevolmente in collegamento con l’imposizione, a carico del creditore, dell’obbligo di trasmettere, unitamente alla richiesta di pagamento, l’estratto conto delle somme dovute, implicitamente ma chiaramente attribuendo a tale adempimento la plausibile finalità di consentire al fideiussore di verificare, prima di pagare, l’esattezza del calcolo delle somme pretese e la corrispondenza delle stesse ai debiti contratti dall'(OMISSIS), oltre che la loro riferibilità alle voci di debito indicate dal contratto di garanzia, la cui contestazione non sarebbe stata consentita ove le parti avessero inteso effettivamente concordare una garanzia autonoma.

5.2. – La natura testuale degli elementi ai quali la Corte di merito ha attribuito la prevalenza rispetto a quello, anch’esso desumibile dalla lettera della fideiussione, consistente nella previsione del pagamento “a semplice richiesta”, consente d’altronde di escludere la violazione delle norme che disciplinano l’interpretazione del contratto, avuto riguardo al criterio gerarchico che presiede al rapporto tra i diversi canoni ermeneutici previsti dagli artt. 1362 c.c. e ss., il quale assegna il primato a quello fondato sul significato letterale delle espressioni usate: l’idoneità di tale criterio a rivelare con chiarezza ed univocità la comune volontà delle parti, sì da non lasciar residuare alcun dubbio in ordine all’intento dalle stesse perseguito attraverso la stipulazione del contratto, esclude infatti il ricorso agli altri criteri, il cui carattere sussidiario ne consente l’utilizzazione soltanto nell’ipotesi, nella specie non ricorrente, in cui risulti motivatamente dimostrata non già la mera difficoltà, ma l’impossibilità di pervenire, attraverso l’interpretazione letterale, alla ricostruzione della comune intenzione delle parti (cfr. Cass., Sez. 5, 23 aprile 2010, n. 9786; Cass., Sez. 1, 13 dicembre 2006, n. 26690; Cass., Sez. 2, 24 maggio 2004, n. 9910). Tra i predetti criteri dev’essere annoverato quello imperniato sul comportamento complessivo delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto, previsto dall’art. 1362 c.c., comma 2, ai fini del quale possono peraltro assumere rilievo soltanto le condotte delle quali siano stati partecipi entrambi i contraenti o quelle unilaterali accettate, anche tacitamente, dall’altra parte, non potendo certamente emergere la comune intenzione dei contraenti dall’iniziativa unilaterale di una di esse, eventualmente corrispondente ai suoi personali disegni (cfr. Cass., Sez. 1, 19 luglio 2012, n. 12535; Cass., Sez. 3, 28 marzo 2006, n. 7083; 12 gennaio 2006, n. 415).

5.3. – Non merita pertanto censura la sentenza impugnata nella parte in cui, valorizzando gli elementi risultanti dalla disciplina del rapporto convenuta tra le parti, ha escluso il carattere autonomo della garanzia, ritenendo non decisiva, in contrario, l’imposizione a carico della (OMISSIS) dell’obbligo di provvedere al pagamento “a semplice richiesta” della creditrice: in quanto fondata su un apprezzamento complessivo degli elementi testuali emergenti dal contratto, tale operazione ermeneutica, perfettamente conforme al dettato dell’art. 1363 c.c., non comporta alcuna inversione del procedimento logico prefigurato dalla citata pronuncia delle Sezioni Unite, la quale, nell’attribuire un rilievo preminente all’inserimento della predetta clausola nel programma negoziale, non ha affatto escluso la possibilità di pervenire ad un diverso approdo interpretativo, ogni qualvolta, come nella specie, la valutazione dell’intero contenuto della convenzione consenta di affermare che le parti non hanno inteso svincolare l’obbligazione del garante dal rapporto di accessorietà con l’obbligazione principale.

6. Con il quinto motivo, la ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 1957 c.c. e dei principi generali in tema di solidarietà passiva, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui l’ha dichiarata decaduta dalla garanzia. in virtù della mancata coltivazione delle proprie istanze nei confronti della debitrice principale, senza considerare che, ai fini dell’adempimento dell’onere imposto dalla predetta disposizione, è sufficiente la proposizione dell’azione nei confronti del fideiussore, in qualità di condebitore solidale. Aggiunge che, costituendosi nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, essa ricorrente aveva d’altronde coltivato le proprie istanze anche nei confronti dell'(OMISSIS), che in quel giudizio si era costituita, mentre la mancata proposizione dell’istanza d’insinuazione al passivo del fallimento trovava giustificazione nel prevedibile rigetto della stessa, in conseguenza della contestazione del credito da parte del curatore, anch’egli costituitosi nel giudizio di opposizione.

7. La predetta censura va esaminata congiuntamente a quella proposta con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato, con cui la controricorrente lamenta la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2964 c.c., in relazione all’art. 1957 c.c., nonchè l’erroneità della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto tempestive le iniziative giudiziarie promosse dalla FCE con i ricorsi per decreto ingiuntivo, senza considerare che il termine di cui all’art. 1957 cit., oltre a decorrere dalla scadenza dell’obbligazione principale, nella specie assai più risalente della revoca della fideiussione, non è soggetto nè a sospensione nè ad interruzione.

8. – In proposito, occorre innanzitutto rilevare l’inammissibilità, per carenza d’interesse, del ricorso incidentale condizionato, la cui proposizione ad opera della parte interamente vittoriosa nel giudizio di merito non può aver luogo, come nella specie, all’unico scopo di ottenere la modificazione della motivazione della sentenza impugnata, ben potendo tale risultato essere conseguito mediante la semplice riproposizione nel controricorso delle difese prospettate nel giudizio di merito o attraverso l’esercizio del potere correttivo attribuito a questa Corte dall’art. 384 c.p.c., u.c. (cfr. Cass., Sez. lav., 16 gennaio 2015, n. 658; 24 marzo 2010, n. 7057; 29 marzo 2005, n. 6601).

8.1. – Nel merito, si rileva che, nel dichiarare la decadenza della FCE dalla garanzia, per non aver diligentemente coltivato le proprie istanze nei confronti dell'(OMISSIS) mediante la riassunzione del giudizio di opposizione, a seguito dell’interruzione determinata dalla dichiarazione di fallimento della debitrice, ovvero mediante l’insinuazione del proprio credito al passivo del fallimento, la Corte distrettuale ha preliminarmente escluso la possibilità di ricollegare l’estinzione della fideiussione al mancato rispetto del termine per la proposizione delle predette istanze: ha infatti osservato che, avuto riguardo anche all’applicabilità della sospensione prevista dalla L. n. 742 del 1969, art. 1 il ricorso per decreto ingiuntivo, depositato il 12 ottobre 1993, doveva considerarsi depositato entro il semestre di cui all’art. 1957 c.c., decorrente dalla scadenza del periodo di operatività della fideiussione, fissata al 4 aprile 2003.

L’individuazione di tale decorrenza si pone peraltro in contrasto con il principio, costantemente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, mirando a far sì che il creditore prenda sollecite e serie iniziative per il recupero del proprio credito, in modo tale che la posizione del garante non resti indefinitamente sospesa, il termine semestrale entro il quale il creditore ha l’onere di agire per conservare i suoi diritti nei confronti del fideiussore dev’essere fatto decorrere dalla scadenza dell’obbligazione principale, ovverosia dal momento in cui il relativo credito può essere fatto valere nei confronti del debitore (cfr. Cass., Sez. 3, 11 luglio 2014, n. 15902; Cass., Sez. lav., 7 novembre 1986, n. 6547; Cass., Sez. 1, 14 febbraio 1975, n. 566).

Nella specie, pertanto, la decorrenza del termine non avrebbe potuto essere ancorata alla data di scadenza dell’efficacia della fideiussione, che segnava il limite temporale di maturazione dei debiti per i quali il garante era tenuto a rispondere, ma a quella di scadenza delle obbligazioni contratte dall'(OMISSIS), le quali, com’è sostanzialmente pacifico tra le parti, risalivano ad un’epoca ben anteriore allo stesso recesso della (OMISSIS) dalla fideiussione, traendo origine da acquisti di autoveicoli effettuati negli anni precedenti, con la conseguenza che, anche a voler ritenere che il termine in questione fosse rimasto sospeso durante il periodo feriale, i procedimenti monitori promossi dalla ricorrente nei confronti della debitrice principale e del garante dovevano ritenersi tardivamente instaurati. Nessun rilievo potevano assumere, a tal fine, gli estratti conto e le richieste di pagamento nel frattempo inviati dalla FCE alla (OMISSIS), dal momento che quello previsto dall’art. 1957 c.c. non è un termine di prescrizione, ma di decadenza (cfr. Cass., Sez. 1, 24 maggio 1965, n. 995; Cass., Sez. 3, 8 luglio 1963, n. 1840), come tale non suscettibile d’interruzione, potendo l’effetto estintivo essere impedito soltanto dalla proposizione di un’iniziativa di carattere giudiziario assunta secondo le forme prescritte dal codice di rito in relazione al tipo di tutela domandato, indipendentemente dal suo esito e dalla sua idoneità a sortire il risultato sperato (cfr. Cass., Sez. 2, 29 gennaio 2016, n. 1724; Cass., Sez. 3, 20 aprile 2004, n. 7502).

8.2. – Corretta dunque in tal senso la motivazione della sentenza impugnata, ne consegue il rigetto del ricorso principale, restando assorbite le censure proposte dalla ricorrente con l’ultimo motivo, il cui accoglimento non potrebbe in alcun caso condurre ad una decisione diversa da quella cui è pervenuta la sentenza impugnata, avuto riguardo all’inidoneità della diligente continuazione delle istanze proposte nei confronti del fideiussore ad evitare la decadenza della creditrice dalla garanzia, già verificatasi per effetto della tardiva proposizione delle medesime istanze.

9. L’esito del giudizio e la peculiarità delle questioni trattate giustificano, nei rapporti tra la ricorrente e la controricorrente, la dichiarazione di parziale compensazione delle spese processuali, che per il residuo vanno poste a carico della prima, in qualità di parte soccombente, e si liquidano come dal dispositivo. Nei rapporti con il curatore del fallimento, non occorre invece procedere al regolamento delle spese processuali, avuto riguardo alla mancata costituzione dell’intimato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara inammissibile il ricorso incidentale, e condanna la Ford Credit Europe Bank Plc al pagamento della metà delle spese processuali, che si liquidano per la quota in complessivi Euro 3.600,00, ivi compresi Euro 3.500,00 per compensi ed Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, dichiarando compensato tra le parti il residuo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 21 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2016

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