Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2203 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.27/01/2017),  n. 2203

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5438-2016 proposto da:

D.C.S., elettivamente domiciliato in Roma presso la

Cancelleria della Suprema Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’avvocato UMBERTO SFORZA giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto n. 281/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositato il 23/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/12/2016 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

udito l’Avvocato Rachele Valeria Putignano per delega dell’avv.

Sforza per il ricorrente.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato presso la Corte d’appello di Potenza il 15 luglio 2015 D.C.S. chiedeva la condanna del Ministero della giustizia all’equa riparazione per la irragionevole durata di un processo civile che aveva intrapreso nei confronti del Comune di Fasano e di C.R. dinanzi al Tribunale di Brindisi – Sez. Distaccata di Fasano, protrattosi dal 30/11/2005 (data della notifica dell’atto di citazione) sino alla sentenza che aveva definito il giudizio in data 2/10/2013, per una durata complessiva di anni 8, mesi 1 e giorni 17.

Il consigliere delegato della Corte d’appello, con decreto depositato in data 23/7/2015 n. 281 rigettava il ricorso rilevando che non vi era prova nè del danno patrimoniale nè di quello non patrimoniale richiesti dal ricorrente.

Per la cassazione di questo decreto il ricorrente ha proposto ricorso affidato a quattro motivi.

L’intimato Ministero non ha svolto attività difensiva.

Preliminare alla stessa esposizione dei motivi di ricorso è il rilievo della inammissibilità del ricorso, perchè proposto avverso il decreto emesso dal consigliere delegato dal Presidente della Corte d’appello e cioè avverso un provvedimento avverso il quale è prevista l’opposizione al Collegio di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 5-ter, introdotto dal D.L. n. 83 del 2012, convertito dalla L. n. 134 del 2012.

Il ricorso, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 19238/2014; Cass. n. 16806/2014) deve quindi essere dichiarato inammissibile, nulla dovendosi disporre quanto alle spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato. Tuttavia risultando dagli atti del giudizio che il procedimento in esame è considerato esente dal pagamento del contributo unificato, non si deve far luogo alla dichiarazione di cui al testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte suprema di cassazione, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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