Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22029 del 13/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 13/10/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 13/10/2020), n.22029

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17207-2017 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA LARGO TRIONFALE

7, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANNUCCI, che lo rappresenta

e difende, giusta procura a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 9827/2016 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 30/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/02/2020 dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

STANISLAO DE MATTEIS che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso e in subordine per l’accoglimento del secondo e terzo

motivo;

udito per il ricorrente l’Avvocato SPINOSO per delega dell’Avvocato

MANNUCCI che si riporta agli scritti ed eccepisce l’inammissibilità

del controricorso.

 

Fatto

FATTI RILEVANTI

1. – La Commissione tributaria regionale del Lazio, con sentenza n. 9827/VI/16 del 28 novembre 2016, pubblicata il 30 dicembre 2016, ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma n. 26663/2015 di rigetto del ricorso proposto dal contribuente C.A. avverso l’avviso di accertamento catastale di revisione del classamento, ai sensi della L. 31 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, di due unità immobiliari site nel comune di (OMISSIS) (riportata in catasto di quel comune al foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS), subalterno (OMISSIS)) e in (OMISSIS) (ibidem foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS), subalterno (OMISSIS)).

2. – Il contribuente, mediante atto del 28 giugno 2017, ha proposto ricorso per cassazione.

E, con memoria depositata il 13 settembre 2019, ha insistito per l’accoglimento della impugnazione.

3. – Con requisitoria, depositata il 13 febbraio 2020, il Pubblico Ministero ha concluso per la inammissibilità del ricorso e, in via gradata, per l’accoglimento del secondo e del terzo motivo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – La Commissione regionale tributaria ha motivato la conferma della sentenza appellata osservando quanto segue.

1.1 – All’immobile di (OMISSIS) (precedentemente censito in categoria A/4, classe 2A, con rendita di Euro 735,95) a seguito della revisione del classamento sono state assegnate la categoria A/2 e la classe 3A, con elevazione della rendita in Euro 1.484,31.

All’immobile di (OMISSIS) (precedentemente censito in categoria A/4, classe 4A, con rendita di Euro 1.428,00) sono stata assegnate la categoria A/2 e la classe 3A, con elevazione della rendita in Euro 2.078,74.

1.2 – Il classamento ben può essere operato, come nella specie, mediante la c.d. “revisione massiva” a livello di microzona, con incremento delle rendite e del conseguente gettito erariale secondo la procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che non prevede forme di contraddittorio anticipato nè, tanto meno, una previa “visita di sopralluogo” e/o l’adeguamento del classamento con procedura “individuale”.

Pertanto, la motivazione dell’atto di classamento, che non è un atto di imposizione fiscale, trova riferimento, ai fini della propria sufficienza, nella peculiare normativa ora citata, in quanto presupposto della revisione è il riallineamento resosi essenziale per il registrato significativo scostamento di valore rispetto all’insieme delle microzone comunali, “senza che sia necessario indicare specifiche caratteristiche dell’immobile alle quali deve essere invece attento un diverso tipo di atto di classamento, che trova in altre norme la propria giustificazione”.

1.3 – Escluso il dedotto vizio di motivazione dell’avviso di accertamento impugnato, quanto al merito della controversia, si osserva che la microzona (OMISSIS), (OMISSIS), è a destinazione prevalentemente residenziale, con abitazioni di tipo civile e che i classamenti attribuiti alcuni decenni fa facevano riferimento ad un contesto urbano e socio-economico del tutto differente da quello attuale, che non rappresenta più l’effettiva redditività degli immobili stessi, la quale ha registrato un notevole aumento in conseguenza della profonda trasformazione sociale.

I fabbricati del contribuente sono ubicati in strade di notevole pregio del quartiere (OMISSIS) nel quale può considerarsi di comune esperienza ed acquisita al notorio la consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della sua redditività.

Negli edifici che compendono gli immobili in questione tutte le unità a uso residenziale sono state classificati nella categoria A/2 classi 3A e 4A, sicchè un diverso classamento contrasterebbe con il principio di perequazione posto alla base del sistema catastale vigente.

2. – Il ricorrente sviluppa tre motivi.

2.1 – Con il primo motivo di ricorso, deducendo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione di norme di diritto con riferimento alla L. 31 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, in relazione agli artt. 3,23,53 e 97 Cost., censura la omessa considerazione da parte dei giudici di merito della proposta eccezione di illegittimità costituzionale della ridetta disposizione di legge.

La parte, dopo aver esposto che successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, la stessa Commissione tributaria regionale del Lazio, con ordinanza n. 1171/11/16 del 14 dicembre 2016, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della L. 31 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, insta per la sospensione del giudizio “in attesa della decisione della Corte costituzionale”.

2.2 – Con il secondo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione di norme di diritte, in relazione alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1; in relazione alla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3; e in relazione alla L. 31 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335.

lI’ contribuente ripropone, con citazione di pertinenti arresti giurisprudenziali, la questione della nullità dell’avviso di accertamento impugnato, per vizio di motivazione. Censura al riguardo che i giudici di merito abbiano rigettato le relativa eccezione, così incorrendo nella inosservanza delta ridette disposizioni di legge; e obietta l’avviso dava conto della revisione catastale esclusivamente sulla base della mera circostanza della inclusione degli appartamenti nella microzona e non conteneva “alcuno specifico riferimento alle unità immobiliari oggetto” del classamento.

2.3 – Con il terzo motivo di ricorso il contribuente denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione al D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, e in relazione alla L. 31 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335.

Il ricorrente, diffusamente argomentando, sostiene che gli immobili sono assolutamente privi delle caratteristiche “intrinseche ed estrinseche” previste per la categoria A/2 e che le unità immobiliari indicate dalla Agenzia delle entrate “in raffronto” sono affatto disomogenee e non comparabili.

3. – Il ricorso, ammissibile in rito, merita accoglimento.

3.1 – E’ appena il caso di premettere che la Corte costituzionale, con sentenza n. 249 del 2017, ha dichiarato “non fondata la questione di legittimità costituzionale della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)”, sollevata, in riferimento agli artt. 3,53 e 97 Cost., dalla Commissione tributaria regionale del Lazio” colla citata ordinanza.

3.2 – Assorbente è l’esame del secondo motivo.

La giurisprudenza di legittimità ha affermato: “il procedimento di “revisione parziale del classamento” di cui alla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale, e cioè l’esistenza di uno scostamento significativo del rapporto tra i valori medi della zona considerata e nell’insieme delle microzone comunali, resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della “revisione del classamento” dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 9, sì da sottrarne l’attuazione alla piena discrezionalità della competente Amministrazione pubblica.

Ne consegue che anche la procedura prevista dal comma 335 cit., pur a fronte del relativo presupposto, non può sottrarsi all’applicazione dei parametri previsti, in via ordinaria, dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 154, lett. e), il quale impone che si tenga conto, nel medesimo contesto cronologico, dei caratteri specifici di ciascuna unità immobiliare, del fabbricato e della microzona ove l’unità è sita, siccome tutti incidenti comparativamente e complessivamente alla qualificazione della stessa” (Sez. 6 – 5, sentenza n. 4712 del 09/03/2015, Rv. 635065 – 01; cui adde Sez. 6 – 5, sentenza n. 3156 del 17/02/2015, Rv. 634632 – 01).

E, dopo un arresto in senso contrario (Sez. 5, sentenza n. 21176 del 19/10/2016, n. m.), la giurisprudenza di legittimità più recente – anche alla luce dei criteri ermeneutici offerti dal Giudice delle leggi colla sentenza n. 249 del 2017 – si è ormai definitivamente consolidata, ribadendo il principio di diritto secondo il quale “in tema di estimo catastale, il nuovo classamento adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, soddisfa l’obbligo di motivazione se, oltre a contenere il riferimento ai parametri di legge generali, quali il significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, ed ai provvedimenti amministrativi su cui si fonda, consente al contribuente di evincere gli elementi, che non possono prescindere da quelli indicati dal D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8 (quali la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato e della singola unità immobiliare), che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, ponendolo in condizione di conoscere ex ante le ragioni specifiche che giustificano il singolo provvedimento di cui è destinatario, seppure inserito in un’operazione di riclassificazione a carattere diffuso”; laddove non basta che al contribuente sia assicurata “la mera possibilità di fornire prova contraria in sede contenziosa” (Sez. 5, sentenza n. 19810 del 23/07/2019; cui adde Sez. 6-5, ordinanza n. 20574 del 31 luglio 2019; Sez. 6-5, ordinanza n. 19275 del 17/07/2019; Sez. 6-5, ordinanza n. 12604 del 10/05/2019; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 9770 del 08/04/2019, Rv. 653679 – 01; Sez. 6-5, ordinanza n. 5049 del 21/02/2019; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 23129 del 26/09/2018, Rv. 650817 – 01; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 16378 del 21/06/2018, Rv. 649373 – 01; Sez. 5, ordinanza n. 22900 del 29/09/2017).

3.3 – Alla luce del superiore principio di diritto – il Collegio lo riafferma ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, condividendo le ragioni sviluppate nei pertinenti arresti – risulta che la Commissione tributaria regionale è incorsa nella denunziata violazione delle norme di diritto indicate dalla ricorrente.

La mera inclusione degli immobili nella microzona (OMISSIS) del quartiere (OMISSIS) e la considerazione della valorizzazione del tessuto urbanistico non equivalgono, per vero, alla valutazione (omessa nell’avviso di accertamento catastale) delle intrinseche caratteristiche edilizie degli appartamenti, in quanto il “fattore posizionale” prescinde – alla evidenza – dalle condizioni del fabbricato che rilevano ai fini del classamento, quali lo stato di conservazione, il grado di rifinitura, l’esposizione, l’anno di costruzione etc…, c.d. “fattore edilizio” ai sensi del D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 8, comma 7.

3.4 – Conseguono alle considerazioni che precedono l’accoglimento del secondo motivo di ricorso; assorbiti gli altri; la cassazione della sentenza impugnata; e, poichè non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la decisione della causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, mediante l’accoglimento del ricorso introduttivo della lite fiscale.

3.5 – Le spese processuali dell’intero giudizio meritano di essere compensate tenuto conto del contrasto giurisprudenziale in atto all’epoca della proposizione del ricorso introduttivo e in considerazione della circostanza che, solo successivamente alla instaurazione della presente istanzà- di legittimità, si è consolidato l’orientamento sfavorevole per la parte soccombente.

PQM

Accoglie il secondo motivo di ricorso; assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata; e, decide la causa nel merito, mediante accoglimento del ricorso introduttivo.

Compensa le spese dell’intero giudizio.

Si dà atto che il presente provvedimento e sottoscritto dal solo presidente del collegio per impedimento dell’estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione Civile, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2020

 

 

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