Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22020 del 03/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 03/09/2019, (ud. 16/04/2019, dep. 03/09/2019), n.22020

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17545-2018 proposto da:

T.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PRINCIPE

EUGENIO 15, presso lo studio dell’avvocato MARCO MICHELE PICCIANI

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 294/201 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 20/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

TERRUSI.

Fatto

RILEVATO

che:

T.C. ricorre per cassazione avverso la sentenza della corte d’appello di Perugia che ne ha respinto il gravame teso a ottenere il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria;

il ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorrente denunzia in unico contesto: violazione o falsa applicazione della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, art. 1, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 14-17, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7, omesso esame di fatto decisivo;

il ricorso è inammissibile per la mancata osservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 3, essendo stata omessa l’esposizione dei fatti di causa;

questa Corte ha da tempo chiarito che per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), il ricorso per cassazione deve contenere l’esposizione chiara ed esauriente, sia pure non analitica o particolareggiata, dei fatti di causa, dalla quale devono risultare le reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le giustificano, nonchè lo svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni. Il principio impone cioè che il ricorso contenga tutti gli elementi necessari a porre il giudice di legittimità in grado di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti e atti del processo (cfr. per tutte Cass. n. 1926-15, Cass. n. 13312-18); cosicchè il requisito non è adempiuto laddove i motivi di censura si articolino – come nella specie – in un’inestricabile commistione di elementi senza possibilità di riferirli a una ben delineata fattispecie processuale.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2019

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