Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22018 del 21/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/09/2017, (ud. 08/06/2017, dep.21/09/2017),  n. 22018

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14270-2016 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato CLAUDIO DEFILIPPI;

– ricorrente –

contro

SPEZIA RISORSE SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 952/2015 del TRIBUNALE di LA SPEZIA,

depositata il 26/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA

BARRECA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

– con la sentenza impugnata il Tribunale della Spezia ha rigettato l’appello proposto da P.A. nei confronti di Spezia Risorse spa contro la sentenza del Giudice di Pace di La Spezia che, a sua volta, aveva rigettato l’opposizione della P. contro il preavviso di fermo per il credito complessivo di Euro 332,36 per il mancato pagamento di due ingiunzioni di pagamento relative a verbali di contravvenzione del Comune di La Spezia;

– avverso la sentenza d’appello, pubblicata il 25 novembre 2015, P.A. propone ricorso con cinque motivi;

– l’intimata non si difende;

– ricorrendo uno dei casi previsti dall’art. 375, comma 1, su proposta del relatore della sezione sesta, il presidente ha fissato con decreto l’adunanza della Corte, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;

– il decreto è stato notificato come per legge;

– parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– tutti e cinque i motivi sono inammissibili per la parte in cui denunciano il vizio di motivazione nei seguenti termini: “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) quanto alla motivazione omessa, apparente, perplessa ed incomprensibile” su ciascuno dei punti oggetto di motivi (corrispondenti ai motivi per i quali la ricorrente ha opposto il preavviso di fermo);

– l’inammissibilità consegue, per un verso, al fatto che la ricorrente non denuncia l’omesso esame di fatti storici tali che, se considerati dal giudice, avrebbero portato a diversa decisione, ma piuttosto formula censure in diritto, che prescindono totalmente da accertamenti in fatto (secondo, terzo, quarto e quinto motivo); per altro verso, alla formulazione di censure, con le quali – pur riferendosi alla motivazione omessa od apparente – si sollecita sostanzialmente il controllo di legittimità sulla motivazione (primo motivo), non consentito dal testo attuale dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. S.U. n. 8053/14 ed altre successive);

– sono invece manifestamente infondati i motivi per la parte in cui denunciano vizi di violazione di legge, per le ragioni di cui appresso;

– col primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e della L. n. 241 del 1990, art. 3 relativamente alla motivazione del preavviso di fermo;

– il motivo è infondato, avuto riguardo alla rispondenza del provvedimento di fermo ad un modello ministeriale, che correttamente prevede che esso sia motivato mediante richiamo degli atti presupposti (nel caso di specie, ingiunzioni di pagamento e verbali di contravvenzione al codice della strada, già notificati alla P., come accertato dal giudice del merito e non contestato dalla ricorrente) che, in quanto già destinati alla stessa parte, sono da questa conosciuti o conoscibili, e non necessitano perciò di allegazione all’atto impugnato;

– col secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, relativamente all’asserita “inutilizzabilità” del fermo amministrativo nel procedimento di riscossione di sanzioni amministrative;

– il motivo è manifestamente infondato, considerato il disposto della L. n. 689 del 1981, art. 27 che, salvo quanto previsto dall’art. 22, u.c. rinvia per la riscossione alle norme del D.P.R. n. 602 del 1973, compreso quindi l’art. 86, che prevede la misura del fermo amministrativo (sulla cui cognizione anche da parte del giudice ordinario cfr., da ultimo, Cass. S.U. n. 15425/14 e Cass. S.U. n. 15354/15);

– col terzo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86 relativamente all’asserita inapplicabilità della norma fino all’emanazione del regolamento attuativo;

– il motivo è manifestamente infondato, atteso che, come rilevato dal Tribunale, con il D.L. n. 203 del 2005, art. 3, comma 41, convertito nella L. n. 248 del 2005, si è previsto che “le disposizioni del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, si interpretano nel senso che, fino all’emanazione del decreto previsto dal comma 4 dello stesso articolo, il fermo può essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni, relative alle modalità di iscrizione e di cancellazione ed agli effetti dello stesso, contenute nel D.M. finanze 7 settembre 1998, n. 503”, come accaduto nel caso di specie. In particolare, il rinvio a quest’ultimo D.M. è da intendersi fatto alle “modalità di iscrizione e di cancellazione ed agli effetti” del fermo, non anche ai presupposti, come sostiene la ricorrente;

– col quarto motivo è denunciata violazione e falsa applicazione DEL D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86 per la sproporzione evidente tra il valore della sanzione ed il valore del bene sottoposto a fermo;

– il motivo è manifestamente infondato per la ragione già correttamente esposta dal giudice di merito, non prevedendo l’art. 86 cit. alcun limite di proporzionalità o di valore del credito tra i presupposti di applicabilità della misura; ogni altra deduzione della ricorrente in merito al mancato invio di solleciti di pagamento è inammissibile poichè non risulta che sia stata svolta già nel grado di merito, e, comportando accertamenti in fatto, non è ammessa per la prima volta in sede di legittimità;

– col quinto motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, comma 2, per mancato rispetto di questa norma prima dell’invio del preavviso di fermo;

– il motivo è infondato, in base al principio di diritto, richiamato anche nella sentenza impugnata, per il quale il preavviso di fermo amministrativo, così come il fermo stesso, dei beni mobili registrati è atto funzionale a portare a conoscenza del debitore la pretesa dell’Amministrazione finanziaria, ma non è inserito come tale nella sequenza procedimentale dell’espropriazione forzata; pertanto, il concessionario non deve provvedere alla preventiva notifica dell’avviso contenente l’intimazione ad adempiere l’obbligazione risultante dal ruolo D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 50, comma 2, disposizione, questa, applicabile solo nel circoscritto ambito dell’esecuzione forzata (Cass. ord. n. 26052/11, cui ha fatto seguito Cass. S.U. n. 15354/15 cit.);

– in conclusione, il ricorso va rigettato;

– non vi è luogo a provvedere sulle spese perchè l’intimata non si è difesa;

– sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 8 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2017

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