Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22015 del 11/09/2018

Cassazione civile sez. II, 11/09/2018, (ud. 06/02/2018, dep. 11/09/2018), n.22015

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARI Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9702-2013 proposto da:

S.G.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

Via Fulcieri Paulucci Dè Calboli N. 1, presso lo studio

dell’avvocato Tommaso Marvasi, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Salvatore Scali;

– ricorrente –

contro

Ministero Economia Finanze in persona del Ministro pro-tempore e

Agenzia del Demanio Di Reggio Di Calabria in persona del Direttore

pro-tempore, elettivamente domiciliati in Roma, Via Dei Portoghesi

12, presso Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e

difende ope legis;

– c/ricorrenti e ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 299/2012 della Corte d’appello di Reggio

Calabria, depositata il 14/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/02/2018 dal Consigliere Annamaria Casadonte;

udito il Sostituto Procuratore Generale Dott. Del Core Sergio, che ha

concluso per il rigetto del ricorso principale, assorbito il ricorso

incidentale condizionato;

udito l’Avvocato Scali Salvatore per delega orale all’Avvocato Andrea

Recapelli per parte ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso e l’Avvocato Generale dello Stato Antonio Brumetto per parte

controricorrente che ha chiesto il rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il presente giudizio trae origine dal ricorso proposto da S.G.M. nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Agenzia del Demanio di Reggio Calabria e di S.P. per la cassazione della sentenza n.299 emessa dalla Corte d’appello di Reggio Calabria il 14 giugno 2012.

1.1. Con tale pronuncia la Corte distrettuale aveva parzialmente accolto l’impugnazione proposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nei confronti della sentenza n. 382/2002 emessa dal Tribunale di Reggio Calabria-Sezione Stralcio che aveva dichiarato l’improcedibilità della domanda per vizio di costituzione del rapporto processuale in conseguenza dell’invalidità/inefficacia della notificazione dell’atto di riassunzione eseguita in data 4/5/1976. Il giudice dell’appello, per quanto qui di interesse, aveva ritenuto valida la sentenza emessa dal Tribunale di Catanzaro con cui era stata dichiarata l’incompetenza territoriale del Tribunale adito a favore di quello di Reggio Calabria e parimenti valida la notificazione della citazione in riassunzione, avanti al giudice ritenuto competente, successivamente effettuata dal Ministero delle Finanze il 6/3/1992, sebbene il ricorrente S. fosse nell’epigrafe della sentenza identificato come ” S.” e, decidendo nel merito, aveva, in particolare, ordinato a S.G.M. di rilasciare l’immobile appartenente al patrimonio dello Stato ed ubicato nel Comune di Locri (e meglio identificato nel’atto introduttivo). Tuttavia la Corte territoriale aveva rigettato la domanda di condanna alla demolizione o d’autorizzazione alla rimozione delle opere eseguite in sito dal medesimo S.G.M. nonchè quella di risarcimento dei danni proposta nei suoi confronti. Nulla veniva disposto a carico di S.P. quale erede di C.G. mentre veniva respinta la domanda di usucapione riconvenzionalmente avanzata da S.G.M..

1.2. Per quanto riguardava la declaratoria di improcedibilità formulata dal giudice di prime cure, la Corte distrettuale aveva osservato come nel caso di specie la sentenza del Tribunale di Catanzaro dichiarativa dell’incompetenza territoriale e passata in giudicato conteneva un mero errore materiale sul cognome del convenuto S., rettificabile anche a giudicato formatosi e la cui mancata correzione non avrebbe potuto avere alcuna incidenza pratica sul contenuto precettivo della stessa. Riteneva perciò che il Tribunale di Reggio Calabria avrebbe dovuto ritenere ininfluente l’irregolarità del provvedimento decisorio in parte qua.

1.3. Considerava inoltre che la comparsa di riassunzione notificata dal Ministero il 6/3/1992 avrebbe potuto essere considerata, secondo il principio di conservazione degli atti processuali, come atto introduttivo di un nuovo ed autonomo giudizio, pur senza i benefici della transiatio iudicii propri della riassunzione, idonea a consentire – come in effetti era avvenuto a seguito della costituzione di entrambi i convenuti G.M. e S.P. – un pieno contraddittorio su tutte le questioni poste.

2. La cassazione della sentenza gravata è chiesta sulla base di tre motivi cui hanno resistito il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia del Demanio che hanno altresì proposto ricorso incidentale condizionato.

3. Le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso principale si deduce la violazione falsa applicazione degli artt. 2700 e 2729 c.c. nonchè degli ulteriori artt. 160,139 e 148 c.p.c. per avere la Corte territoriale illegittimamente ritenuto valida ed efficace la notificazione originaria dell’atto di citazione effettuata nei confronti del convenuto S.G. in data 26 gennaio 1976. Dalla relata di notifica risulta che la notifica dell’atto di citazione era avvenuta in (OMISSIS) (quale residenza dello stesso) a mani della madre C.G., qualificatasi “convivente e capace” e la Corte ha concluso che in difetto di querela di falso la notifica ex art. 139 c.p.c. deve intendersi idonea ad instaurare il rapporto processuale, rendendo irrilevante la nullità della notificazione della citazione in riassunzione effettuata il 5 maggio 1976.

1.1. Ad avviso di parte ricorrente non sarebbe stata necessaria la querela di falso poichè come si desume dalla relata di notifica della medesima citazione all’altra convenuta C.G., quest’ultima avrebbe ricevuto l’atto a mani proprie lo stesso giorno ma in (OMISSIS) di Locri, indicata quale sua residenza, sicchè non poteva essere convivente con S.G.M. in (OMISSIS) come, invece, indicato dall’agente postale nella relata della notifica avente quest’ultimo come destinatario. Dal confronto fra le due relate risulterebbe, ad avviso del ricorrente, la prova della non coabitazione e ciò renderebbe superflua la proposizione della querela di falso ai fini della prova che la notifica sarebbe inesistente ovvero nulla perchè avvenuta nei confronti di una persona non legittimata a riceverla.

1.3. Il motivo è infondato poichè in materia di notificazioni, allorchè non sia possibile effettuare la consegna alla persona del destinatario secondo la previsione dell’art. 138 c.p.c., l’atto da notificare può essere consegnato “a persona di famiglia” o “addetta alla casa”, secondo il disposto dell’art. 139 c.p.c., sulla base della presunzione che tale persona, trovandosi in determinati rapporti con il destinatario, dà affidamento di portare l’atto a conoscenza di quest’ultimo (cfr. Cass. 21362/2010; id. 7750/2011; id. 19218/2007). Ciò non postula necessariamente nè il solo rapporto di parentela, nè l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, e neppure espressamente menzionato dalla norma, risultando sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione suddetta. Deve, pertanto, ritenersi non rilevante ai fini della decisione sulla validità della notifica, la prova della residenza altrove in capo al consegnatario, con l’ulteriore conseguenza che appare insussistente l’asserito vizio della notifica dell’atto introduttivo del giudizio effettuata il 26/1/1976.

2. Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. nonchè degli artt. 100,132,287,288e 327 c.p.c. laddove la Corte territoriale ha ritenuto che la nullità della notificazione del 4 maggio 1976 dell’atto di citazione in riassunzione non avrebbe avuto la conseguenza di invalidare tutti gli atti successivi, ovvero la sentenza n. 927 del 23/5/1991 del Tribunale di Catanzaro, che aveva dichiarato l’incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Reggio Calabria, la successiva citazione in riassunzione notificata all’odierno ricorrente in data 6/3/1992 cui seguiva la comparsa di costituzione dello stesso che chiariva i suoi dati anagrafici, scorrettamente indicati come Scalzi Giuseppe nella sentenza del Tribunale di Catanzaro.

2.1. Il motivo è infondato perchè censura un argomento non direttamente posto dalla Corte a fondamento della decisione ma utilizzato ad abundantiam sicchè la contestazione dello stesso appare ininfluente (cfr. Cass. n. 101/2017). La Corte infatti ha riconosciuto la nullità della notifica della citazione richiesta il 4/5/1976 ma ha al contempo osservato che nulla è stato eccepito in proposito fino alla comparsa conclusionale, nè la sentenza del Tribunale di Catanzaro era stata impugnata, cosicchè si era formato il giudicato anche su questo aspetto.

3. Con il terzo motivo il ricorrente ha dedotto, condizionatamente all’accoglimento del primo motivo che, stante la nullità di entrambe le notificazioni del 1976 (quella eseguita il 26 gennaio e quella eseguita il 5 maggio 1976) non si sarebbe verificato alcun evento interruttivo della prescrizione acquisitiva tra il 1965 ed il 1992, data della notifica della citazione introduttiva del giudizio avanti al Tribunale di Reggio Calabria. Sarebbe quindi pienamente maturato il ventennio di pacifico possesso utile ai fini dell’accoglimento della domanda di usucapione.

3.1. Il motivo è assorbito nel rigetto del primo mezzo di gravame, sopra già esaminato.

4. Con riguardo al motivo incidentale condizionato, riguardante la asserita violazione della L. n. 890 del 1982, art. 7 e dell’art. 2700 c.c. in relazione alla dichiarata nullità della notifica della citazione effettuata in data 5/5/1976, il rigetto del ricorso principale è assorbente rispetto all’esame dello stesso.

5. Atteso l’esito dei motivi, il ricorso principale va respinto ed in applicazione del principio di soccombenza parte ricorrente va condannata alla rifusione delle spese di lite a favore di parte controricorrente e liquidate come in dispositivo.

6. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e, assorbito il ricorso incidentale, condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore di parte controricorrente e liquidate in Euro 7500,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 6 febbraio 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2018

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