Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22008 del 31/10/2016


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Cassazione civile sez. II, 31/10/2016, (ud. 07/06/2016, dep. 31/10/2016), n.22008

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13984/2012 proposto da:

C.M., (OMISSIS), CA.MI. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA OSLAVIA 39/F, presso lo

studio dell’avvocato GIUSEPPE BIANCO, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato NOVENIO FAZI;

– ricorrenti e c/ricorrenti all’incidentale –

contro

S.B., (OMISSIS), S.M. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 72, presso lo studio

dell’avvocato ANTONIO PICCOLO, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MASSIMO ZAGANELLI;

– c/ricorrenti e ric. incidentali –

e contro

V.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 314/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 17/06/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito l’Avvocato GIUSEPPE BIANCO, difensore dei ricorrenti

principali, che riportandosi ha chiesto il rigetto del ricorso

incidentale;

udito l’Avvocato ANTONIO PICCOLO, difensore dei controricorrenti e

ricorrenti incidentali, che ha chiesto il rigetto del ricorso

principale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale e per il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Con sentenza del 30 novembre 2001 (depositata il 2 luglio 2005) il Tribunale di Perugia disponeva in ordine alla divisione del compendio ereditario relato dal de cuius S.F. e consistente in un immobile in (OMISSIS) con annesso fondo sul quale erano state costruite due autorimesse.

Formatosi progetto divisionale che prevedeva la divisione materiale del compendio immobiliare, in ordine al quale non vi erano obiezioni dalle parti condividendi, residuavano contestazioni in relazione alle somme che le parti stesse reciprocamente si dovevano per le migliorie apportate nel tempo, nonchè per il mancato uso dell’immobile addotto, in particolare, dalla S.A., che domandava la propria quota dei frutti civili afferenti l’immobile stesso a far data dalla domanda.

Il Tribunale, pertanto, – una volta determinato in Lire 5.280.030 il conguaglio dovuto dai condividendi S.B. a M. ad S.A. – rimetteva la causa in istruttoria per la formazione di un nuovo accatastamento delle porzioni assegnate.

Con successiva sentenza definitiva del 13 novembre 2007 lo stesso Tribunale di Perugia dichiarava l’inammissibilità della domanda volta alla attuazione del frazionamento catastale dei lotti, ritenuta tale attività rimessa alle parti e rilevando che l’immissione nel possesso delle porzioni era già conseguita all’approvazione del progetto divisionale disposto con la prima sentenza.

Avverso la suddetta sentenza definitiva interponevano appello C.M. e Mi. quali eredi di S.A.. Gli appellati condividendi S.B. e M. deducevano l’inammissibilità del gravarne essendo sta la divisione definita con la prima sentenza.

L’adita Corte di Appello di Perugia, con sentenza n. 314/2011, stabiliva – in parziale riforma dell’appellata decisione – che il conguaglio posto a carico degli eredi di S.A. ed in favore di S.M. e B. andava computato nella misura di Euro 1.173,92, oltre interessi, con relativa condanna al pagamento degli eredi della S.A. medesima.

La Corte territoriale disponeva, altresì, la condanna di S.M. e B. a versare ai suddetti eredi di A. della S.A. la somma, a titolo dei frutti civili chiesti a suo tempo dalla S.A., di Euro 571,03 per ciascun anno dal (OMISSIS), con rivalutazione annuale.

Compensava, per il resto, integralmente le spese di lite del grado. Per la cassazione della suddetta decisione della Corte territoriale ricorrono C.M. e Mi..

Resistono con controricorso S.B. e M., che propongono ricorso incidentale, resistito con controricorso

Nell’approssimarsi dell’udienza hanno depositato memoria, ai sensi dell’art. 378 c.p.c., le parti ricorrenti principali.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.- Con il ricorso principale si deducono quattro ordini di motivi, a mezzo dei quali, in sintesi, si censura la gravata decisione per:

a) violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 342 c.p.c., artt. 1150 e 1224 c.c.), nonchè omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5;

b) violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 2907 c.c.; artt. 99, 100, 112 e 163 c.p.c.), nonchè insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5;

c) vizio logico di motivazione e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5;

d) violazione e falsa applicazione di norme di diritto e carenza motivazionale in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5.

2.- Con il ricorso incidentale si deduce la violazione, da parte della decisione impugnata, dell’art. 277 c.p.c., comma 1, art. 279 c.p.c., comma 2 e art. 327 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4.

3.- La Corte ritiene di dover procedere all’esame del ricorso incidentale atteso il suo carattere pregiudiziale.

Con tale ricorso si lamenta, nella sostanza, che l’atto di citazione in appello avverso la sentenza definitiva di primo grado n. 739/2005, notificato il 7/1/2009, era palesemente tardivo essendo stato proposto ben oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza gravata (pubblicata il 2/7/2005).

Nè la formale impugnazione della successiva sentenza di primo grado n. 1150/2007 poteva consentire ex post l’interposizione di tempestivo gravame avverso la sentenza del Tribunale di Perugia n. 739/2005.

Conseguentemente, secondo la parti incidentalmente ricorrenti, l’appello viceversa delibato dalla Corte territoriale doveva essere dichiarato inammissibile.

Il ricorso incidentale è fondato alla stregua delle seguenti considerazioni.

L’appello, come da atti interposto, avverso la sentenza del Tribunale di Perugia n. 1150 del 30.11.2007, che era limitata alla sola richiesta di declaratoria del frazionamento (e, quindi, aveva natura meramente strumentale), non poteva consentire l’impugnazione avverso al succitata decisione, definitiva in tema di divisione, n. 739/2005.

L’appello, quindi, non poteva essere ritenuto ammissibile e, non dichiarandone l’inammissibilità, è incorsa in errore la Corte territoriale.

In tal senso va accolto il ricorso incidentale con conseguente cassazione della gravata decisione d’appello.

4.- Per effetto del suddetto annullamento e ravvisandosi gli estremi per poter provvedere ai sensi dell’art. 384 c.p.c., deve procedersi direttamente con la decisione in ordine all’appello interposto avverso la sentenza del Tribunale di Perugia n. 739/2005 ed oggetto della cassata decisone di secondo grado.

Va ritenuta, per le stese argomentazioni innanzi già svolte, l’inammissibilità del detto appello.

5.- Il ricorso principale, in conseguenza dell’accoglimento di quello incidentale, va dichiarato inammissibile.

6.- Le spese del giudizio di appello, sussistendone idonei motivi, vanno compensate fra le parti.

Le spese del presente giudizio vanno poste a carico delle parti soccombenti e determinate così come da dispositivo.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso incidentale, dichiara inammissibile quello principale, cassa – per effetto del ricorso accolto – l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’appello avverso al sentenza del Tribunale di Perugia, compensa le spese del giudizio di secondo grado e condanna i ricorrenti principale al pagamento in favore dei contro ricorrenti e ricorrenti incidentali delle spese del presente giudizio, determinate in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 25% ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 7 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2016

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