Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21988 del 21/09/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 21/09/2017, (ud. 20/04/2017, dep.21/09/2017),  n. 21988

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20834/2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

G.S. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA RENO 21, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO RIZZO, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 3237/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 02/09/2010 R.G.N. 2427/2008.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso che con sentenza n. 3237/2010, depositata il 2 settembre 2010, la Corte di appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarava la nullità del termine apposto al contratto stipulato da G.S. e dalla S.p.A. Poste Italiane “ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’Area Operativa e addetto al servizio di smistamento e movimentazione carichi presso il Polo Corrispondenza Lazio, assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro nel periodo dal 17/1/2005 al 31/3/2005”, con le pronunce conseguenti e con la condanna della società al pagamento a favore dell’appellante, a titolo risarcitorio, delle retribuzioni mensili maturate dal 13 febbraio 2006, data della costituzione in mora, e fino alla scadenza del triennio (31/3/2008) successivo alla scadenza del rapporto;

– che la Corte di appello ha ritenuto che non fosse stato osservato nella specie il requisito di specificità della causale D.Lgs. n. 368 del 2001, ex art. 1 e che comunque non fosse stata dimostrata l’effettiva sussistenza delle ragioni nella stessa indicate, con ciò esprimendo distinte e autonome ragioni decisorie a sostegno della pronunciata nullità del termine;

– che nei confronti di detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Poste Italiane S.p.A. a mezzo di quattro motivi e con richiesta di applicazione, in ogni caso, della nuova disciplina risarcitoria introdotta dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5, 6 e 7;

– che il lavoratore ha resistito con controricorso, con il quale ha proposto ricorso incidentale, affidato a sette motivi, e depositato memoria;

rilevato che: 1) con il primo motivo del ricorso principale viene dedotta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e degli artt. 1362 c.c. e segg., nonchè contraddittoria e omessa pronuncia, per avere la Corte di merito ritenuto la genericità della causale; 2) con il secondo motivo viene dedotta omessa motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere la Corte trascurato di spiegare le ragioni per le quali aveva ritenuto di non dare ingresso alle prove testimoniali; 3) con il terzo motivo viene dedotta insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 12 disp. gen., art. 1419 c.c., D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e art. 115 c.p.c., per avere la Corte di merito dichiarato la nullità della clausola e non dell’intero contratto; 4) con il quarto motivo viene dedotta la violazione ed erronea applicazione di varie norme del Codice civile in tema di messa in mora (artt. 1206, 1207, 1217, 1218, 1219, 1223) e di corrispettività delle prestazioni (artt. 1453, 1460, 2094, 2099), per avere la Corte fatto decorrere il diritto alle retribuzioni dalla data di costituzione in mora anzichè da quella dell’effettiva ripresa del servizio;

ritenuto che il primo e il secondo motivo possono essere congiuntamente esaminati;

– che al riguardo si deve rilevare come la sentenza impugnata, nel considerare generica la causale, non si sia uniformata all’ormai consolidato orientamento espresso da questa Corte in materia di ragioni di carattere sostitutivo nelle situazioni aziendali complesse (Cass. n. 1576/2010 e successive conformi);

– che peraltro essa è pervenuta a dichiarare la nullità del termine anche sulla base di una diversa e autonoma ratio decidendi, osservando, con motivazione congrua ed esente da vizi logici e giuridici, come la società datrice di lavoro si fosse limitata, con la memoria di costituzione nel primo grado di giudizio, ad allegazioni del tutto generiche, tali da riflettersi anche sull’ammissibilità della prova testimoniale, in ordine alle carenze di organico nella filiale cui la parte ricorrente era stata applicata e, in particolare, sottolineando, con specifico riferimento ai capitoli poi riprodotti da Poste Italiane nel proprio ricorso per cassazione, la radicale insufficienza di tali allegazioni “a dimostrare l’effettiva esigenza sostitutiva con riguardo all’ufficio cui è stato addetto l’appellante (il CMP di (OMISSIS)), non essendo chiarite l’entità e le ragioni di tali assenze e neppure le figure professionali di riferimento” (cfr. sentenza, p. 6);

– che risulta altresì infondato il terzo motivo del ricorso principale, la decisione impugnata essendosi conformata al consolidato orientamento, per il quale “D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 1, ha confermato il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro subordinato è normalmente a tempo indeterminato, costituendo l’apposizione del termine un’ipotesi derogatoria anche nel sistema, del tutto nuovo, della previsione di una clausola generale legittimante l’apposizione del termine per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. Ne deriva che, in caso di insussistenza delle ragioni giustificative, e pur in assenza di una norma che ne sanzioni espressamente la mancanza, in base ai principi generali in materia di nullità parziale del contratto e di eterointegrazione della disciplina contrattuale, all’illegittimità del termine, ed alla nullità della clausola di apposizione dello stesso, consegue l’invalidità parziale relativa alla sola clausola, pur se eventualmente dichiarata essenziale, e l’instaurarsi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato” (Cass. n. 7244/2014; conforme Cass. n. 12985/2008); – che il quarto motivo rimane assorbito nella richiesta di applicazione della disciplina sopravvenuta di cui alla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, in tema di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore in conseguenza della nullità del termine apposto al contratto di lavoro a tempo determinato;

– che in proposito deve richiamarsi – anche per ciò che riguarda i rilievi svolti dal lavoratore in memoria, a fronte di sentenza di secondo grado comunque precedente l’entrata in vigore del nuovo regime risarcitorio – la recente sentenza delle Sezioni Unite 27 ottobre 2016 n. 21691, la quale ha precisato che “in tema di ricorso per cassazione, la censura ex art. 360 c.p.c., n. 3, può concernere anche la violazione di disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattive e, quindi, applicabili al rapporto dedotto, atteso che non richiede necessariamente un errore, avendo ad oggetto il giudizio di legittimità non l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico”;

– che con l’accoglimento, nei sensi anzidetti, del ricorso principale resta assorbito il ricorso incidentale, con cui il lavoratore si duole sotto diversi profili della disposta limitazione al triennio (dalla cessazione del rapporto) delle conseguenze economiche della nullità del termine;

ritenuto, pertanto, che l’impugnata sentenza della Corte di appello di Roma n. 3237/2010 deve essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla stessa Corte in diversa composizione, che provvederà a determinare l’indennità prevista dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, secondo i criteri indicati dalla norma, accertando l’esistenza di eventuali contratti o accordi collettivi ai sensi del comma 6 e facendo applicazione, ove necessario, delle disposizioni di natura processuale fissate nel comma 7 della medesima legge.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, assorbito il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2017

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