Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21985 del 11/09/2018

Cassazione civile sez. VI, 11/09/2018, (ud. 04/07/2018, dep. 11/09/2018), n.21985

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3491-2017 proposto da:

G.G., GA.GI., G.M., in

qualità di eredi di C.V., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA COLA DI RIENZO n.28, presso lo studio dell’avvocato ANDREA

CIRCI, rappresentati e difesi dall’avvocato GABRIELLA DEL ROSSO;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede

dell’AVVOCATURA CENTRALE dell’Istituto medesimo, rappresentato e

difeso unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CLEMENTINA PULLI,

MANUELA MASSA, EMANUELA CAPANNOLO, NICOLA VALENTE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 832/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 15/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/07/2018 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY.

Fatto

RILEVATO

che:

1. C.V. proponeva in data 15/4/2014 ricorso per accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c. al fine di ottenere l’accertamento del diritto all’indennità di accompagnamento in quanto invalida civile totale, a seguito di provvedimento di reiezione in sede amministrativa della competente commissione ASL, comunicato in data 24.10.2013.

Il Tribunale con ordinanza del 11.12.2014 dichiarava inammissibile il ricorso, ritenendo il difetto della domanda amministrativa poichè il certificato medico ad essa allegato non conteneva la specifica indicazione dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore.

2. In data 25/2/2015 C.V. depositava quindi ricorso ex art. 442 c.p.c. e ss., all’esito del quale il Tribunale, disposta ed espletata c.t.u. medico-legale, accoglieva la domanda e condannava I’Inps a corrispondere alla ricorrente l’indennità di accompagnamento a far data dal 1.2.2014.

3. La Corte d’appello di Firenze, in accoglimento del gravame dell’ Inps, dichiarava invece inammissibile il ricorso per intervenuta decadenza D.L. n. 269 del 2003, ex art. 42, comma 3 essendo decorsi più di sei mesi tra il completamento della procedura amministrativa ed il ricorso ex art. 442 c.p.c.

4. Per la cassazione della sentenza G.G., G.M. e Ga.Gi., in qualità di eredi di C.V., hanno proposto ricorso, cui ha resistito l’Inps con controricorso.

Diritto

RILEVATO

che:

1. i ricorrenti formulano un unico motivo, con il quale deducono la violazione e falsa applicazione dell’art. 445 bis c.p.c.in relazione al D.L. n. 269 del 2003, art. 42 conv. in L. n. 326 del 2003. Rilevano che la valutazione della tempestività o meno del ricorso giudiziale in relazione al termine perentorio di 180 giorni previsto dal D.L. n. 269 del 2003 doveva essere operata con riferimento al momento di deposito dell’istanza per l’espletamento dell’ a.t.p.o.

2. Il motivo è fondato.

L’art. 445 bis c.p.c., introdotto con il D.L. n. 98 del 2011, art. 38, convertito in L. n. 111 del 2011, prevede, per tutte le controversie in cui si intenda far valere diritti nelle controversie “in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonchè di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, disciplinati dalla L. 12 giugno 1984, n. 222” che il ricorrente debba proporre al giudice istanza di accertamento tecnico per la verifica “preventiva” delle condizioni sanitarie che la legge ricollega alla prestazione richiesta.

Il ricorso in tal modo instaurato, in quanto atto di esercizio giudiziale del diritto alla prestazione previdenziale, costituisce domanda idonea ad impedire la decadenza D.L. n. 269 del 2003, ex art. 42 del conv. in L. n. 326 del 2003, così come interrompe la prescrizione ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., comma 4.

3. Lo stesso effetto il ricorso ex art. 445 bis c.p.c. sortisce anche quando venga dichiarato inammissibile per difetto dei relativi presupposti.

Questa Corte ha chiarito che l’ordinanza d’inammissibilità del ricorso per a.t.p.o. per difetto dei relativi presupposti non incide con effetto di giudicato sulla situazione soggettiva sostanziale (e non è pertanto ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost.) trattandosi di provvedimento comunque idoneo a soddisfare la condizione di procedibilità di cui all’art. 445 bis c.p.c., comma 2, essendo il procedimento sommario comunque giunto a conclusione, con la conseguente possibilità per l’interessato di promuovere il giudizio di merito (Cass. n. 8932 del 05/05/2015, Cass. n. 16685 del 25/06/2018).

Non sussiste quindi assimilabilità della dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per a.t.p.o. alla dichiarazione di estinzione che, secondo la giurisprudenza di questa Corte richiamata dal giudice di merito, esclude che il ricorso giudiziale possa sortire effetto impeditivo della decadenza qualora il processo si estingua (v. Cass. n. 26309 del 07/11/2017, Cass. n. 1090 del 18/01/2007) in quanto nel caso che ci occupa il ricorso è comunque idoneo ad instaurare un rapporto processuale diretto ad ottenere l’intervento del giudice, produttivo di conseguenze processuali e sostanziali.

4. Ne consegue che anche nel caso in cui sia dichiarato inammissibile per difetto dei relativi presupposti il ricorso per a.t.p.o. costituisce atto idoneo ad impedire la decadenza D.L. n. 269 del 2003, ex art. 42 conv. in L. n. 326 del 2003.

5. Il ricorso deve quindi essere accolto, con la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione, che dovrà procedere a nuovo giudizio con applicazione del principio sopra individuato.

6. Al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolamentazione della spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 4 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2018

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