Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2197 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. I, 25/01/2022, (ud. 23/11/2021, dep. 25/01/2022), n.2197

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SERRAO Eugenia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13490/2016 proposto da:

Abate Commerciale S.r.l. in Liquidazione, in persona del liquidatore

pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via G.G. Belli n.

36, presso lo studio dell’avvocato Cesali Massimiliano, che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Anas S.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 6579/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/11/2021 dal cons. Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

ANAS SPA ebbe a proporre procedimento monitorio nei confronti della società Abate Commerciale SRL, con sede in (OMISSIS), proprietaria di un impianto di carburante in detto Comune al Km. 241+730 della (OMISSIS), per il pagamento della somma di Euro 2.914,96, oltre interessi e spese, a titolo di canone per il mantenimento di un accesso su detta strada di proprietà dell’ANAS per l’anno 2004, conseguendo l’emissione del decreto ingiuntivo n. 11209/2007.

A seguito dell’opposizione proposta dalla società, il Tribunale ebbe a revocare il decreto ingiuntivo.

La Corte di appello di Roma, investita del gravame proposto da ANAS lo ha accolto e, in riforma della decisione di primo grado, ha confermato il decreto ingiuntivo opposto, compensando le spese di giudizio del primo grado e condannando la società alla rifusione di quelle di secondo grado.

In particolare, previa ricostruzione della normativa succedutasi in materia di competenza e gestione di autostrade e strade sul territorio nazionale (L. n. 59 del 1997 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa); D.Lgs. n. 112 del 1998 – e, segnatamente, art. 98 – emesso in attuazione della L. n. 59 del 1997; D.Lgs. n. 461 del 1999 avente ad oggetto l’individuazione della rete autostradale e stradale nazionale a norma del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 98, comma 2; L. n. 289 del 2002 – e, segnatamente, art. 76 che trasferì ad ANAS la rete stradale e autostradale nazionale -), ha affermato che la (OMISSIS) dal km. 156,98 al km.389,272 era inserita nella rete stradale di interesse nazionale nella tabella della regione Campania, che, quindi, la competenza relativa era da considerarsi statale e che l’ANAS, a seguito dell’entrata in vigore della L. n. 289 del 2002, ne era divenuta proprietaria.

Quindi, in merito alla controversia in esame, ha escluso che il verbale di consegna del 3/6/1996 avesse sancito il trasferimento delle competenze da parte dell’ANAS al Comune di (OMISSIS), ritenendo che lo stesso non si era perfezionato perché era mancata l’approvazione della Direzione Generale dell’ANAS, la cui necessità era stata indicata espressamente nel testo del verbale.

Ha, pertanto, concluso, affermando che l’ANAS era legittimata a richiedere il canone in quanto proprietaria della strada dal 2004, ai sensi del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 27, commi 7 e 8 ed ha ravvisato la congruità delle somme richieste.

Abate Commerciale SRL propone ricorso per cassazione con due mezzi, seguito da memoria.

ANAS SPA è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. Con il primo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992 (Cod. strada), dei contratti e del verbale di consegna del 3/6/2006.

La ricorrente critica la decisione impugnata, rimarcando che il tratto di strada in questione si trovava all’interno del territorio comunale, di avere ottenuto dal Comune di (OMISSIS) sia la concessione edilizia che l’autorizzazione amministrativa, senza inoltrare alcuna richiesta all’ANAS, che dal verbale di consegna del 3/6/2006 emergeva che l’ANAS aveva cessato la sua competenza manutentiva ed era stata esonerata da ogni responsabilità civile e penale e che non vi era un termine per l’espressione dell’autorizzazione.

Ritiene che erroneamente la Corte di appello non abbia considerato gli effetti dell’art. 2 C.d.S., comma 7, e art. 37 C.d.S., comma 1.

1.2. Il motivo è fondato e va accolto.

1.3. Come questa Corte ha già avuto modo di affermare (Cass. n. 11266 del 11/06/2020), la ricostruzione del quadro normativo in materia deve necessariamente considerare che il D.Lgs. 1 dicembre 2009, n. 179, art. 1 ha disposto che “Ai fini e per gli effetti della L. 28 novembre 2005, n. 246, art. 14, commi 14 14-bis e 14-ter, e successive modificazioni, nell’Allegato 1 presente D.Lgs. sono individuate le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1 gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali è indispensabile la permanenza in vigore” e che, tra le disposizioni richiamate nell’Allegato 1, parte 4, compaiono, al n. 1696, la L. n. 59 del 1961, artt. da 1 a 22; inoltre, a norma del D.Lgs. n. 179 del 2009, art. 3, lett. d) “Per “permanenza in vigore” si intende che restano in vigore le disposizioni legislative statali, indicate negli Allegati 1 e 2, nel testo vigente alla data di entrata in vigore del presente D.Lgs., in base agli atti normativi che le hanno introdotte a suo tempo nell’ordinamento e alle eventuali successive modificazioni anteriori alla stessa data”.

Ne consegue che, dovendo la Legge del 1961, art. 4 intendersi attualmente in vigore, viene meno l’effetto abrogativo riferibile all’art. 2 C.d.S., comma 7. E’ un esito questo che non potrebbe contestarsi adducendo una perdurante incompatibilità tra la più antica di disposizione (del 1961) e la nuova (del 1992), avendo il legislatore successivamente (nel 2009) ripristinato la prima, con l’implicita (ma non per questo non chiara) volontà di ritenerla applicabile senza soluzione di continuità (come risulta anche dalle parole “restano in vigore” usate nel D.Lgs. n. 179 del 2009 (Cass. n. 11266 del 11/06/2020, in motivazione). Il fenomeno del ripristino delle norme abrogate non è sconosciuto all’ordinamento, tanto che “sia la giurisprudenza della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato, sia la scienza giuridica ammettono il ripristino di norme abrogate per via legislativa (…) come fatto eccezionale e quando ciò sia disposto in modo espresso” (Corte Cost. n. 13 del 2012), come è avvenuto nella fattispecie in esame.

1.5. Quanto al rapporto intercorrente tra la più antica disposizione e la più recente, come già affermato da questa Corte, questo esito non potrebbe contestarsi adducendo una perdurante incompatibilità tra la più antica di disposizione (L. n. 59 del 1961) e la nuova disciplina introdotta (D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 2, comma 7).

Va osservato, peraltro, che da un’analisi letterale non emerge alcuna incompatibilità tra le norme, operando le due disposizioni su piani diversi.

Pertanto, deve intendersi attualmente in vigore la L. n. 59 del 1961, art. 4 che, per quanto interessa, stabilisce al primo ed al comma 2 che “(1) I tratti di strade statali che attraversano abitati con popolazione non superiore a ventimila abitanti fanno parte della rete delle strade statali, giusta la L. 12 febbraio 1958, n. 126, art. 7, lett. c) (2)… Per i tratti interni indicati nel comma 1, l’indennità prevista dalla L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 41, comma 2, allegato F, sui lavori pubblici, è conservata limitatamente ai Comuni con popolazione superiore ai ventimila abitanti che non siano capoluoghi di Provincia. E’ soppresso il contributo previsto dalla L. 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, art. 42 per i Comuni con popolazione inferiore ai ventimila abitanti.” e, tuttavia, stabilisce, all’u.c., u.p., che comunque “Gli eventuali canoni dovuti da privati per licenze o concessioni interessanti il corpo stradale nelle suddette traverse interne sono fatti salvi a favore dei Comuni, i quali sono tenuti, nei confronti dell’A.N.A.S., al ripristino dei tratti di strada interessati dalla esecuzione delle opere.”.

L’art. 2 C.d.S., comma 7, non riguarda, invece, la spettanza dei canoni ma si limita a stabilire che le strade urbane (di cui al comma 2, lett. d), e) e f) “sono sempre comunali quando siano situate all’interno dei centri abitati, eccettuati i tratti interni di strade statali, regionali o provinciali che attraversano centri abitati con popolazione non superiore a diecimila abitanti”, senza tuttavia precisare che i canoni siano dovuti all’ANAS.

Ne consegue che, erroneamente la Corte di appello ha ritenuto che l’ANAS, nel caso in esame, era il soggetto legittimato a chiedere il pagamento del canone, quale ente proprietario, in considerazione del fatto che nel 2004 il trasferimento delle competenze dall’ANAS al Comune di (OMISSIS) non si era ancora perfezionato, perché tale questione non rileva sul piano della legittimazione a ricevere il canone, comunque stabilita in favore del Comune.

1.6. In proposito, va anche osservato che il richiamo all’art. 22 C.d.S. e art. 27 C.d.S., commi 7 e 8, compiuto dalla Corte di appello per avvalorare la sua decisione in favore dell’ANAS, quale ente proprietario, non è pertinente perché trascura di considerare quanto previsto, in deroga, dall’art. 14 C.d.S., dettato in tema di “Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade”, ove, al comma 4, è detto che “Per le strade vicinati di cui all’art. 2, comma 7, i poteri dell’ente proprietario previsti dal presente codice sono esercitati dal comune.” e dall’art. 26 C.d.S., comma 3, ove è stabilito che “Per i tratti di strade statali, regionali o provinciali, correnti nell’interno di centri abitati con popolazione inferiore a diecimila abitanti, il rilascio di concessioni e di autorizzazioni è di competenza del comune, previo nulla osta dell’ente proprietario della strada.”.

1.8. La decisione impugnata non ha fatto buon governo delle norme esaminate e va cassata con rinvio.

2.1. Con il secondo motivo si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.

Nel criticare l’incertezza degli elementi di fatto e di calcolo in base ai quali è stato determinato l’ammontare del canone richiesto, la ricorrente si duole che non si sia tenuto conto di quanto emerso dalla consulenza di parte, non contestata, in merito alla minor estensione di apertura del piazzale sulla pubblica via, rispetto a quella considerata dall’ANAS.

2.2. Il secondo motivo è assorbito.

3. In conclusione va accolto il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione per il riesame e per la liquidazione delle spese di legittimità.

P.Q.M.

– Accoglie il primo motivo del ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Roma in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

 

 

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