Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21965 del 12/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2020, (ud. 15/07/2020, dep. 12/10/2020), n.21965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8809-2019 proposto da:

(OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del suo liquidatore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 6,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO CHIARI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ANGELO PETRACCA;

– ricorrente –

contro

F.M., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato SPERANZA FAENZA;

– controricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, D.F.,

FU.GI., FI.AN.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 903/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata l’08/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/07/2021) dal Consigliere Relatore Doti ALBERTO

PAZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Roma, con sentenza n. 888/2017, dichiarava il fallimento di (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione;

2. la Corte d’appello di Roma, con sentenza in data 8 febbraio 2019, rigettava il reclamo proposto dalla società debitrice, rilevando che la notifica dell’istanza di fallimento era stata ritualmente effettuata con il deposito presso la casa comunale dopo l’esito negativo dei tentativi di notifica compiuti a mezzo p.e.c. dalla cancelleria e presso la sede della società dall’ufficiale giudiziario;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione prospettando un unico motivo di doglianza, al quale hanno resistito con controricorso i creditori istanti F.M., + ALTRI OMESSI;

gli intimati fallimento (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione, D.F., Fu.Gi. e Fi.An. non hanno svolto difese;

parte controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. l’unico motivo di ricorso presentato denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 15, comma 3, L. fall., in quanto la Corte di merito avrebbe constatato la ritualità del tentativo di notifica tramite p.e.c. sulla base di un’attestazione postuma rilasciata dalla cancelleria che si era occupata dell’incombente, quando invece l’unico modo per fornire una simile prova era costituito – in tesi di parte ricorrente – dalla produzione dell’attestazione automatica che il sistema genera in esito all’infruttuoso tentativo esperito;

in mancanza della prova dell’esito negativo della notifica via p.e.c. all’indirizzo della debitrice, rimasto regolarmente attivo e funzionante, la Corte distrettuale avrebbe perciò dovuto rilevare l’invalidità del procedimento notificatorio, non risultando dimostrato il presupposto necessario per procedere secondo le modalità suppletive previste dall’art. 15, comma 3, l. fall.;

5. il motivo e manifestamente infondato;

invero, secondo la giurisprudenza di questa Corte, dell’impossibilità di procedere alla notificazione a mezzo p.e.c. ben può essere data attestazione, anche postuma, da parte del cancelliere (v. Cass. 8014/2017, Cass. 27539/2019), poichè l’art. 15, comma 3, l. fall. non prevede particolari modalità al riguardo, nè richiede la specifica allegazione del messaggio ritrasmesso dal gestore della posta elettronica certificata attestante l’esito negativo dell’invio;

non si presta quindi a censura la valorizzazione da parte della Corte di merito, a conforto della documentazione in atti, dell’attestazione postuma rilasciata dalla cancelleria del Tribunale di Roma;

6. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto respinto;

le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in 4.600, di cui Euro 100 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 15 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2020

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