Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2196 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. I, 25/01/2022, (ud. 19/10/2021, dep. 25/01/2022), n.2196

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23219/2016 proposto da:

M. B. D., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in Roma,

Via Cosseria n. 2, presso lo studio del Dott. Placidi Alfredo,

rappresentati e difesi dall’avvocato Salvia Giovanni, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

Comunità Montana Alto Basento, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Laura Mantegazza

n. 24, presso lo studio del Dott. Gardin Marco, rappresentata e

difesa dall’avvocato Genovese Donatello, giusta procura;

– controricorrente –

contro

Anas S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 314/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 15/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/10/2021 dal cons. Dott. MELONI MARINA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

I signori M. B. D., + ALTRI OMESSI avanzarono nei confronti della Comunità Montana dell’Alto Basento domanda di pagamento del corrispettivo della parcella professionale a loro spettante, relativa alla progettazione esecutiva dei lavori del 4 ed ultimo tronco di completamento della Tangenziale della città di Potenza per un importo di circa 50 miliardi di Lire e, in via subordinata, chiesero la condanna della Comunità al pagamento della medesima somma a titolo di indennizzo per ingiustificato arricchimento ai sensi dell’art. 2041 per la diminuzione patrimoniale subita oltre interessi e rivalutazione.

Il Tribunale di Potenza con sentenza in data 8/11/2004 respinse la domanda di condanna al pagamento di una somma avanzata dai quattro professionisti a titolo di corrispettivo e pagamento della parcella professionale per la redazione del progetto per la realizzazione del 4 ed ultimo tronco di completamento della Tangenziale della città di Potenza riconoscendo invece la somma di Lire 25.000.000 a ciascuno di loro per onorari relativi al progetto di massima.

Su impugnazione dei ricorrenti, la Corte di Appello di Potenza confermò la sentenza di primo grado, respinse la domanda di ingiustificato arricchimento proposta in quanto non era configurabile tale arricchimento a favore dell’ANAS e tantomeno della Comunità del Basento e condannò i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Precisava la Corte che i ricorrenti, con scrittura privata in data 10/7/1983, avevano ricevuto incarico di progettazione di massima dei lavori di completamento della tangenziale di Potenza e successivamente la Giunta Esecutiva aveva conferito loro l’incarico di realizzare la progettazione esecutiva approvando il contratto già stipulato tra i professionisti ed il Presidente della Comunità montana. Mentre tuttavia il 2 e 3 tronco veniva finanziato regolarmente, per il 4 tronco la Regione aveva chiesto all’Anas di procedere all’esecuzione diretta del progetto ed i professionisti avevano aderito con nota del 21/10/1991 alla proposta. Poiché tuttavia l’opera non era stata realizzata non era configurabile alcun indebito arricchimento. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Potenza hanno proposto ricorso per cassazione M. B. D., + ALTRI OMESSI affidato ad un motivo. La Comunità Montana dell’Alto Basento resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 2041 e 2697 e 2038 c.c., art. 132 c.p.c., n. 4 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, perché la Corte di Appello di Potenza, in contrasto con la sentenza della Corte di Cassazione sulla irrilevanza del riconoscimento dell’utilitas quale requisito dell’azione di indebito arricchimento, ha rigettato la domanda residuale di indebito arricchimento nei confronti della Comunità montana dell’alto Basento perché essendo pacifico che l’opera non era stata realizzata nessun vantaggio si era prodotto.

Il ricorso è fondato e deve essere accolto.

Infatti premesso che il soggetto legittimato passivo dell’azione di ingiustificato arricchimento è senza dubbio quello che usufruisce dell’utilità dell’opera, in riferimento al riconoscimento dell’utilità la sentenza a Sezioni Unite 10798 del 26 maggio 2015 ha stabilito che: “Il riconoscimento dell’utilità da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce ex art. 2041 c.c. nei confronti della P.A. ha solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso, esso potendo, invece, eccepire e provare che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, e che si trattò, quindi, di “arricchimento imposto”.

Nella fattispecie risulta fornita la prova dell’utilità dell’opera e dell’arricchimento, posto che i progetti esecutivi, pur non essendo stati utilizzati ai fini della concreta realizzazione dell’opera pianificata, per le ragioni sopra esposte, tuttavia sono stati ceduti all’Anas nell’ambito dell’accordo di programma e la mancata esecuzione dell’opera progettata è dipesa esclusivamente da una scelta dell’Amministrazione.

In fattispecie analoga la Corte ha affermato che: “In tema di azione di indebito arricchimento esperita nei confronti della P.A., il riconoscimento dell’utilità di una prestazione professionale (nella specie, redazione di una progettazione generale e quindi esecutivo di strade), da parte di un ente pubblico (nella specie, l’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia Lucania e Irpinia) si realizza con la mera utilizzazione della prestazione stessa, indipendentemente dal fatto che il destinatario utilizzatore sia un terzo (nella specie, un Comune), in quanto il vantaggio goduto dall’arricchito non deve necessariamente avere un contenuto di incremento patrimoniale, ma può consistere in qualsiasi forma di utilizzazione della prestazione consapevolmente attuata dalla P.A. (e, quindi, anche in un semplice risparmio di spesa, ravvisabile, nella specie, nel mancato esborso per procurarsi altro idoneo progetto da trasmettere al Comune per la realizzazione delle opere)” (Cass. Sez.3, 19059/2003).

Nella fattispecie risulta pacifico tra le parti la cessione del progetto all’Anas e pertanto si è verificata l’utilizzazione della prestazione. Secondo l’orientamento di questa Corte che il Collegio condivide ed intende ribadire (cfr. Cass. n. 13967/2019; Cass. n. 14526/2016), l’indennità prevista dall’art. 2041 c.c. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita da chi ha eseguito la prestazione, con esclusione di quanto questi avrebbe percepito a titolo di lucro cessante se il rapporto negoziale fosse stato valido ed efficace.

In considerazione di quanto sopra il ricorso deve essere accolto cassata la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Potenza anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso proposto, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Potenza in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima della Corte di Cassazione, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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