Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21911 del 21/10/2011

Cassazione civile sez. II, 21/10/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 21/10/2011), n.21911

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.P.A. (OMISSIS), R.L.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA

SCROFA 57, presso lo studio dell’avvocato STUDIO VITALI ROMAGNOLI ED

ASSOCIATI, rappresentati e difesi dall’avvocato PIAZZA SPESSA

GIOVANNI;

– ricorrenti –

contro

L.M. VED. R. (OMISSIS), R.

G., R.F.R., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA E Q VISCONTI 99, presso lo studio dell’avvocato CONTE

ERNESTO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato CONTE

ILARIA;

– controricorrenti –

e contro

RE.GI., RE.LO., R.P.,

R.M., P.G.A., G.E. in

proprio e nella qualità di Procuratore Generale di RE.

G.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1475/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 21/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/05/2011 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;

udito l’Avvocato PIAZZA SPESSA Giovanni, difensore dei ricorrenti che

ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato CONTE Ernesto, difensore dei resistenti che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con atto di citazione notificato il 5 settembre 2002, Re.

G. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Torino Re.Lu., P.R.A., G.A. P. e R.L. per sentir dichiarare la nullità del testamento olografo della signora S.J., datato 25 maggio 2001 e pubblicato in data 3 luglio 2001 per mancanza di autografia della scheda testamentaria o, in via subordinata, per sentir annullare detto testamento per incapacità di intendere e di volere della S., con ogni consequenziale pronuncia in ordine alla successione legittima e alla restituzione e al rendiconto relativo ai beni ereditari in possesso dei convenuti.

L’attrice espose che per la S., poi deceduta il (OMISSIS), era stato promosso nel 1997 il giudizio di inabilitazione, e che dal 2000 le condizioni di salute della donna si erano ulteriormente aggravate al punto che ella non era stata più in grado di deambulare nè di scrivere o apporre la propria firma. Il testamento della de cuius, datato 25 maggio 2001, aveva istituito eredi i convenuti, mentre eredi legittimi erano, oltre agli stessi convenuti e all’attrice, anche M., Lo. e P. R..

I convenuti, costituitisi in giudizio, dedussero che la S., nell’ultimo periodo di vita, aveva preso a scrivere con la mano sinistra e che comunque il giudizio di inabilitazione non era giunto a conclusione, sicchè non poteva presumersi la riduzione della sua capacità di intendere e di volere. Ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri eredi legittimi e di M. G., e rimasti contumaci M., P. e L. R., l’attrice diede atto dell’apertura di un procedimento penale a carico di R.P.A. e altri per falso materiale in atto pubblico, falso ideologico e circonvenzione di incapace in relazione al testamento.

Il perito del P.M. evidenziò l’apocrifia della scheda e la sua riconducibilità alla mano di R.A., di cui, pertanto, l’attrice chiese l’esclusione dalla successione per indegnità. I convenuti eccepirono la novità della questione.

Quindi, interrotto il processo per la morte di Re.Lu., e costituitesi le sue eredi L.M. ved. R., R. F.R., R.G., e quelli di G. M., anch’egli deceduto nelle more, il Tribunale di Torino, con sentenza non definitiva, accertata la inesistenza della scheda testamentaria perchè non proveniente dalla mano della defunta S., dichiarò inammissibile la domanda di indegnità a succedere formulata dall’attrice nei confronti di R.A. e aperta la successione della stessa S. cui vennero chiamati, in quote uguali, gli eredi legittimi, individuati in Gi.

R., P.R.A., G.P. A., R.L., L.M. ved. R., R.F.R., R.G., in qualità di eredi di Re.Lu., G.E. e R.G. G., entrambe in qualità di eredi di G.M., Re.Lo., R.M. e R.P..

Rimise poi la causa in istruttoria.

2. – Avverso tale sentenza proposero appello L.M. ved.

R., F.R. e R.G., deducendo che successivamente al deposito della sentenza impugnata avevano rinvenuto tra i documenti del proprio genitore un precedente testamento di S.J. redatto il 1 novembre 1997 e pubblicato l’8 febbraio 2006, in cui il loro de cuius, Re.Lu., era istituito erede universale della S..

Si costituì l’appellata Re.Gi. deducendo la inammissibilità dell’appello per mancata riserva dello stesso avverso la sentenza non definitiva ex art. 340 cod. proc. civ., nonchè per la introduzione di una nuova causa petendi e di un nuovo petitum e per la produzione di nuovi documenti. In subordine chiese ammettersi una nuova c.t.u. grafica sul testamento del 1997 prodotto dalle appellanti con richiesta di declaratoria di nullità dello stesso per mancanza di autografia o di annullamento dello stesso per incapacità della testatrice e conseguente apertura della successione legittima.

Si costituirono anche P.R.A., L. R. e P.G.A., affermando di non opporsi alla declaratoria di non farsi luogo alla successione legittima.

Con sentenza depositata il 21 ottobre 2008, la Corte d’appello di Torino, in accoglimento del gravame proposto da L.M. ved.

R., F.R. e R.G., dispose non darsi luogo a successione legittima della S. per l’esistenza di un testamento olografo redatto il 1 novembre 1997 rinvenuto in data successiva alla pubblicazione della sentenza impugnata.

3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorrono R.A. P. e R.L. sulla base di un unico motivo.

Resistono con controricorso L.M. ved. R., G. e R.F.R..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 345 cod. proc. civ. e la conseguente inammissibilità dell’appello, in quanto fondato su di una causa petendi nuova, implicante una modifica del petitum originario. La domanda con la quale le appellanti, attuali resistenti, avevano richiesto alla Corte di merito di disporre non darsi luogo alla successione legittima di S.J. per l’esistenza del testamento 1.11.1997 sarebbe stata a tutti gli effetti nuova, e, come tale, inammissibile, essendo stato nel giudizio di primo grado oggetto del contendere la dedotta invalidità del testamento 25.5.2001, ed avendo costituito il capo della sentenza che aveva disposto l’apertura della successione ex lege di S.J. una pronuncia consequenziale all’accoglimento della domanda proposta dall’attrice, mentre le attuali resistenti avevano chiesto la riforma di detto capo della sentenza adducendo un fatto impeditivo alla successione intestata completamente nuovo, e cioè l’esistenza di un secondo testamento apparentemente redatto dalla de cuius prima di quello apocrifo, così introducendo nel giudizio una nuova causa petendi. La domanda contenuta nell’atto di appello avrebbe, infatti, implicato la necessità di una previa valutazione della Corte di merito circa la esistenza e la validità del nuovo testamento prodotto. La novità della domanda sarebbe risultata altresì dallo stravolgimento delle posizioni processuali delle parti in causa che avrebbe comportato.

Infatti, le eredi di Re.Lu., L.M. ved.

R., G. e R.F.R., che in primo grado si erano difese, come le odierne ricorrenti, assumendo la posizione di convenute sostanziali, in appello si sarebbero trasformate in attrici, trovandosi contrapposte a tutte le altre parti in causa. Posta la novità della domanda, si osserva che su di essa non vi era stata totale acquiescenza da parte delle attuali ricorrenti, che, pur accettando il contraddittorio sulla stessa, ed avendo dichiarato di non opporsi al suo accoglimento, avevano formulato espressa riserva di contestare in altra sede la validità del testamento 1.11.1997: riserva ignorata dalla Corte di merito.

Quanto all’interesse di R.P.A. e L. R. ad impugnare la sentenza della Corte d’appello di Torino, tenuto conto che entrambe, in quanto eredi legittime di J. S., in caso di invalidità del testamento prodotto nel giudizio di appello, sarebbero state ricomprese nella devoluzione dell’eredità di quest’ultima, la riforma del capo della sentenza di primo grado che aveva disposto l’apertura della successione legittima si sarebbe risolta in un pregiudizio per le ricorrenti.

La doglianza viene sintetizzata con la formulazione dei seguenti quesiti di diritto: A) Nell’ambito di una controversia ereditaria, avente ad oggetto l’impugnazione di un testamento olografo del de cuius da parte di chi è chiamato alla successione legittima, qualora il Tribunale accolga tale domanda, vi è violazione dell’art. 345 cod. proc. civ. nell’ipotesi in cui uno degli originar convenuti, erede in base al testamento dichiarato nullo, chieda la riforma del capo della sentenza concernente l’apertura della successione legittima, facendo valere un nuovo testamento a suo favore asseritamente rinvenuto dopo la pronuncia della sentenza di primo grado?; B) La violazione del divieto dello ius novorum in appello può essere fatta valere anche da parte dell’appellato che nel corso del giudizio di secondo grado abbia espressamente dichiarato di non opporsi all’accoglimento della domanda nuova?”.

2.1. – La doglianza è infondata.

2.2. – Essa si basa sull’erroneo presupposto che l’impugnazione che avrebbe poi dato luogo alla sentenza censurata introducesse nel giudizio una domanda nuova, e, come tale, inammissibile ai sensi dell’art. 345 cod. proc. civ. E’ sufficiente, al riguardo, considerare che l’accertamento della validità di un testamento coinvolge necessariamente l’intero rapporto successorio dedotto in giudizio, come esattamente rilevato dalle contro ricorrenti, le quali hanno richiamato la giurisprudenza di legittimità che ha stabilito che nelle cause aventi ad oggetto l’impugnazione del testamento sono parti necessarie, oltre alle persone istituite eredi, anche coloro che succederebbero al de cuius per legge, ove l’atto di ultima volontà fosse riconosciuto invalido, tenuto conto della unitarietà inscindibile del rapporto dedotto in giudizio, che non potrebbe rimanere contemporaneamente regolato per alcuni dal testamento e per altri dalla legge (cfr. Cass., sentt. n. 474 del 2010, n. 8728 del 2005).

2.3. – Nella specie, dunque, non è configurabile alcun mutamento della causa petendi, nè del petitum rispetto al giudizio di primo grado nella domanda proposta in appello dalle attuali resistenti, le quali avevano fatto valere un testamento rinvenuto successivamente alla sentenza del primo giudice, la causa petendi continuando ad identificarsi con l’apertura della successione di S.J. ed il petitum con la individuazione della tipologia di successione cui dovesse intendersi essersi fatto luogo, se testamentaria o legittima, e, di conseguenza, con la individuazione degli eredi.

3. – In definitiva, il ricorso deve essere rigettato. In ossequio al principio della soccombenza, le spese del presente giudizio – che vengono liquidate come da dispositivo – devono essere poste a carico delle ricorrenti in solido.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna le ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 3200,00, di cui Euro 3000,00 per onorari.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione civile, il 5 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2011

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