Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2191 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 19/07/2016, dep.27/01/2017),  n. 2191

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21231-2015 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.G., S.F., LE.SA.RO.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA NICOLO’ TARTAGLIA 21, presso

lo studio dell’avvocato SALVATORE FORGIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato ROBERTO DI SANTO, giusta procura speciale a margine

del controricorso;

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA del 28/04/2104,

depositato il 16/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/07/2016 dal Consigliere Dott. Relatore MILENA FALASCHI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto del 16 febbraio 2015 la Corte d’appello di Roma ha accolto la domanda proposta da LE.Sa.Ro., S.F. e L.G., con separati ricorsi poi riuniti, intesa ad ottenere l’equa riparazione del danno non patrimoniale conseguente alla durata non ragionevole del procedimento penale instaurato nei loro confronti presso la Procura della Repubblica di Napoli, in ordine al conferimento fittizio, in concorso con altri soggetti, di generi ortofrutticoli al centro di ritiro AIMA, con l’acquisizione illecita di contributi agricoli e la percezione di somme di denaro in cambio di falsificazione di documenti, del quale il Le. ed il L. avevano ricevuto avviso di fissazione dell’udienza preliminare dinanzi al Tribunale di Napoli in data 12.3.1999, mentre il S. era stato sottoposto a misura custodiale già in data 7.7.1998, procedimento concluso con sentenza di assoluzione depositata il 14 giugno 2004, avverso la quale il P.M. aveva proposto impugnazione avanti alla Corte di appello di Napoli, definito con sentenza pubblicata il 23 marzo 2010, durato complessivamente undici anni per il Le. ed il L., dodici anni per il Sanzari, commisurato l’indennizzo in Euro 6.000,00 (pari ad Euro 1.000,00 per ciascun anno di ritardo) per ognuno dei primi due e in Euro 7.000,00 per il terzo, per il periodo di durata irragionevole, rispettivamente, di sei anni, per i primi due, e di sette anni, per il terzo, del giudizio presupposto.

Per la cassazione di questo decreto il Ministero della giustizia ha proposto ricorso sulla base di un unico motivo.

Le., L. e S. hanno resistito con controricorso.

In prossimità della pubblica udienza l’Amministrazione ricorrente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata nella redazione della sentenza.

Con l’unico motivo (violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4) l’Amministrazione ricorrente sostiene che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che al termine semestrale per la proposizione del procedimento di cui alla L. n. 89 del 2001 sia applicabile la sospensione feriale di cui alla L. n. 742 del 1969.

Il ricorso è infondato, alla luce del principio, di recente ribadito da questa Corte, per cui “poichè fra i termini per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 1 prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 4 per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo” (Cass. n. 5423 del 2016).

Nè tanto meno appare pertinente il richiamo alla decisione delle Sezioni Unite di questa Corte, n. 16783 del 2012, invocata dall’Amministrazione ricorrente, che ha escluso la decorrenza del termine ordinario di prescrizione per effetto dell’espressa previsione del termine semestrale di decadenza per la proposizione della domanda d’equa riparazione, che non consente di dedurre alcunchè sulla diversa e del tutto autonoma questione in oggetto.

Dunque il ricorso va rigettato, con conseguente condanna del Ministero della giustizia al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo.

Non si deve, infine, far luogo alla dichiarazione di cui al testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 risultando dagli atti del giudizio che il procedimento in esame è considerato esente dal pagamento del contributo unificato, oltre a trattarsi di ipotesi d’impugnazione della amministrazione pubblica (cfr Cass. SS.UU. n. 9938 del 2014).

PQM

La Corte, rigetta il ricorso; condanna il Ministero della giustizia al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.500,00 per compensi, oltre agli accessori di legge e alle spese forfetarie.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte di Cassazione, il 19 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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