Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2191 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2022, (ud. 29/10/2021, dep. 25/01/2022), n.2191

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

K.K., cittadino del Gambia nato il (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour presso la

cancelleria della Corte di cassazione rappresentato e difeso

dell’Avv. Elena Tordela, giusta procura speciale in calce al ricorso

per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno

– intimato –

avverso il decreto n. 1451/2020 del Tribunale di Napoli emesso il 18

febbraio 2020 nel procedimento n. R.G. 14254/2018;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons.

Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, K.K., cittadino del Gambia nato il (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Napoli impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere la protezione internazionale il ricorrente riferiva di aver lasciato il suo Paese a causa di una malattia di incontinenza, che non riusciva a curare.

3. Il Tribunale ha ritenuto non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria, considerata anche la situazione generale del Gambia, descritta con l’indicazione delle fonti di conoscenza, e in assenza di allegazioni inerenti lo stato di salute e altri profili di vulnerabilità, nonché di elementi significativi di un effettivo radicamento in Italia.

4. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione K.K., svolgendo sette motivi.

5. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

6. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in camera di consiglio non partecipata del giorno 29 ottobre 2021, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

I motivi di ricorso sono così rubricati: “1. In via preliminare: richiesta di sollevare una questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1; dell’art. 24 Cost., commi 1 e 2; dell’art. 111 Cost., commi 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che il termine per proporre ricorso per Cassazione è di giorni trenta a decorrere dalla comunicazione a cura della cancelleria del Decreto di primo grado”; ” 2. Sempre in via preliminare: richiesta di sollevare una questione di legittimità costituzionale D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1; dell’art. 24 Cost., commi 1 e 2; dell’art. 111 Cost., commi 1, e 7, nella parte in cui si stabilisce che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per Cassazione debba essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del Decreto impugnato”; ” 3. Sempre in via preliminare: richiesta di sollevare una questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, introdotto dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1; dell’art. 24 Cost., commi 1 e 2; dell’art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5; dell’art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo parametro così come integrato dall’art. 46, paragrafo 3 Dir. n. 32/2013 e degli artt. 6 e 13 CEDU, per quanto concerne la previsione del rito camerale ex art. 737 cc. C.p. e relative deroghe espresse dal legislatore, nelle controversie in materia di protezione internazionale”; “4. In subordine: sollevare la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 9, 10 e 11, così come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1; dell’art. 24 Cost., dell’art. 111 Cost., comma 1 e 2; comma 1 e 2; dell’art. 117 Cost., comma 1, così come integrato dagli artt. 6 e 13 CEDU e dall’art. 46, paragrafo 3 Direttiva n. 32/2013”; “5. Nel merito: violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3 del D.Lgs. n. 23 del 2008, art. 35-bis, commi 9, 10 e 11. Il Tribunale di Napoli, a fronte della richiesta del difensore del ricorrente di fissare udienza in camera di consiglio, in ragione anche della mancata messa a disposizione, da parte della Commissione territoriale competente, della videoregistrazione dell’audizione del Sig. K.K., rigettava la citata richiesta”; ” 6. Nel merito: violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3 del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, letto in combinato disposto con l’art. 5, comma 6 e con il T.U.I. (TUIM), art. 19, comma 1.1 violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c. in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14″; “7. Nel merito: violazione del D.lgs. n. 251 del 2007, art. 3, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 3, comma 8 – violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7 – violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2 – violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 14 – violazione dell’art. 10 Cost. – violazione della Dir. n. 2004/83 violazione dell’art. 8 Dir. 2004/83/ce – violazione dell’art. 8 Dir. n. 2001/95/UE – violazione dell’art. 3 CEDU”.

1. Nel primo motivo si solleva questione di legittimità costituzionale inerente il termine di 30 giorni dalla comunicazione a cura della cancelleria del decreto di rigetto per l’impugnazione del provvedimento innanzi la Corte di Cassazione, in violazione del diritto alla difesa e ai principi del “giusto processo”.

2. Con il secondo motivo si solleva questione di legittimità costituzionale inerente la previsione normativa che impone che la procura alle liti debba esser conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato, trattandosi di un onere decadenziale non previsto dall’art. 369 c.p.c. e che si traduce in un’ulteriore condizione da soddisfare in tempi ristretti.

3. Con il terzo motivo si solleva questione di legittimità inerente la previsione del rito camerale nelle controversie in materia di protezione internazionale, in quanto violativo delle garanzie del contraddittorio e della parità processuale delle parti, alla luce dei termini ristretti di difesa e della mancanza di un’udienza di discussione in contraddittorio delle prove raccolte dalla commissione.

4. Con il quarto motivo si solleva questione di legittimità in relazione all’udienza di comparizione e alla necessaria pubblicità dell’udienza, in osservanza delle garanzie del giusto processo ex art. 6 CEDU.

5. Nel quinto motivo si censura la mancata fissazione della udienza di comparizione delle parti, in assenza della quale si ritiene che il Tribunale non abbia potuto svolgere una corretta valutazione delle dichiarazioni dello stesso ai fini del riconoscimento della protezione internazionale;

6. Con il sesto motivo si contesta genericamente il mancato accertamento attuale circa la situazione del Gambia, riportando la giurisprudenza di legittimità di riferimento. Si censura, altresì, nel merito il mancato riconoscimento della protezione umanitaria, alla luce delle condizioni del Gambia e della integrazione sociale.

7. Nel settimo motivo si riportano alcuni stralci di report internazionali inerenti la situazioni in Gambia, contestando la valutazione svolta dal Tribunale circa il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c).

Il ricorso è manifestamente infondato e va rigettato.

8. Le quattro questioni di legittimità costituzionale sollevate dal ricorrente sono state decise da questa Corte con decisione di rigetto, confermate successivamente in plurimi pronunciamenti.

e’ stato invero chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 1, poiché il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di “status”, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perché tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perché in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte (Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018). Del pari, nel medesimo contesto decisorio è stato ulteriormente precisato che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui stabilisce che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione debba essere conferita, a pena di inammissibilità, in data successiva alla comunicazione del decreto da parte della cancelleria, poiché tale previsione non determina una disparità di trattamento tra la parte privata ed il Ministero dell’interno, che non deve rilasciare procura, armonizzandosi con il disposto dell’art. 83 c.p.c., quanto alla specialità della procura, senza escludere l’applicabilità dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 3 (cfr. sempre Sez. 1 -, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018). Inoltre, va ulteriormente ricordato che è manifestamente infondata anche la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, relativa all’eccessiva limitatezza del termine di trenta giorni prescritto per proporre ricorso per cassazione avverso il decreto del tribunale, poiché la previsione di tale termine è espressione della discrezionalità del legislatore e trova fondamento nelle esigenze di speditezza del procedimento (cfr. sempre Sez. 1 -, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018).

E’ stato infine chiarito, in altra occasione (Sez. 1, Ordinanza n. 27700 del 30/10/2018), che e’, del pari, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, degli artt. 24 e 111 Cost., nella parte in cui stabilisce che il procedimento per l’ottenimento della protezione internazionale è definito con decreto non reclamabile in quanto è necessario soddisfare esigenze di celerità, non esiste copertura costituzionale del principio del doppio grado ed il procedimento giurisdizionale è preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione.

8.2 Il quinto motivo è inammissibile perché non confuta l’affermazione contenuta nel decreto impugnato (cfr. fol. 2) secondo cui l’udienza di comparazione era stata puntualmente fissata dal Tribunale, udienza nella quale il richiedente compariva, rendendo peraltro dichiarazioni sulla sua vicenda personale.

8.3 n sesto motivo è inammissibile, quanto al diniego dello status di rifugiato e della richiesta tutela sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a e b, perché non censura la ratio decidendi principale posta a sostegno del diniego della relativa tutela protettiva, e cioè la mancanza dei presupposti applicativi della richiesta tutela, avendo il richiedente affermato di essere espatriato per motivi di salute.

8.4 Il settimo motivo è inammissibile in quanto versato in fatto e volto a richiedere al giudice di legittimità una riedizione del giudizio di merito in ordine al profilo della pericolosità interna del paese di provenienza D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, e ciò a fronte di un’adeguata motivazione che ha argomentato in modo puntuale, citando anche fonti informative internazionali, circa l’assenza di un conflitto armato generalizzato in Gambia.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660-2019.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

 

 

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