Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21904 del 20/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/09/2017, (ud. 21/06/2017, dep.20/09/2017),  n. 21904

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 12445/2016 proposto da:

D.G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso unitamente e disgiuntamente dagli avvocati FRANCESCO

MARCHELLO ed ASSUNTA RITA SERAFINI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati MAURO RICCI, EMANUELA

CAPANNOLO e CLEMENTINA PULLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 816/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata l’1/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/06/2017 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

Fatto

RILEVATO

che il Tribunale di Lecce accolse parzialmente la domanda proposta da D.G.A., volta all’attribuzione della pensione di inabilità civile e dell’indennità di accompagnamento, stabilendo la decorrenza delle prestazioni dal settembre 2012 e limitando al marzo 2013 la corresponsione dell’indennità di accompagnamento;

che la Corte d’appello di Lecce, in parziale riforma della decisione del giudice di prime cure, impugnata con appello principale dal D.G. e con appello incidentale dall’Inps, dichiarò il diritto di D.G.A. all’indennità di accompagnamento dal 1/9/2011 al 31/3/2012, negando nel contempo il riconoscimento della pensione di inabilità civile, non potendo il beneficio essere concesso a favore dei soggetti il cui stato di invalidità si era perfezionato con decorrenza successiva al compimento del sessantacinquesimo anno d’età;

che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il D.G. sulla base di due motivi, illustrato mediante memorie;

che il l’INPS ha resistito con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

che il collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 348 c.p.c., comma 2, nonchè dell’art. 334 c.p.c., osservando che l’appello dell’INPS era da qualificare come incidentale tardivo ai sensi di tale ultima disposizione, perchè proposto oltre il termine lungo per l’impugnazione, e che, pertanto, la Corte territoriale non avrebbe potuto decidere la causa nel merito anche dopo il rinvio disposto ex art. 348 c.p.c., comma 1, ma, in ragione dell’assenza dell’appellante all’udienza di rinvio, avrebbe dovuto pronunciare l’improcedibilità dell’appello principale, anche d’ufficio, ai sensi dell’art. 348 c.p.c., comma 2, con conseguente impossibilità per la Corte di delibare sull’appello incidentale tardivo;

che con il secondo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, falsa applicazione della L. n. 118 del 1971, art. 12, in combinato con la L. n. 18 del 1980, art. 1, rilevando che la Corte territoriale aveva falsamente applicato il principio di diritto in materia di riconoscimento della pensione di inabilità, poichè dalla sentenza risultava che la decorrenza del requisito sanitario per tale beneficio era stato già maturato al momento del compimento dei sessantacinque anni di età (28/11/2011), essendo stata fissata la decorrenza dell’indennità di accompagnamento al 1/9/2011;

che, quanto alla prima censura, in favore della tesi della fondatezza del ricorso va richiamato in primo luogo il principio, enunciato da questa Corte a sezioni unite, in forza del quale qualora il ricorso principale per cassazione venga dichiarato improcedibile, l’eventuale ricorso incidentale tardivo diviene inefficace, e ciò non in virtù di un’applicazione analogica dell’art. 334 c.p.c., comma 2 – dettato per la diversa ipotesi dell’inammissibilità dell’impugnazione principale – bensì in base ad un’interpretazione logico-sistematica dell’ordinamento, che conduce a ritenere irrazionale che un’impugnazione (tra l’altro anomala) possa trovare tutela in caso di sopravvenuta mancanza del presupposto in funzione del quale è stata riconosciuta la sua proponibilità (Cass. Sez. U., Sentenza n. 9741 del 14/04/2008, si veda più recentemente anche Cass. Ordinanza n. 2381 del 04/02/2014);

che, tuttavia, va considerato il principio enunciato in una fattispecie analoga, con specifico riferimento alle conseguenze sull’impugnazione incidentale della mancata comparizione del ricorrente principale, in forza del quale “Le disposizioni di cui all’art. 348 c.p.c., applicabili anche alle controversie soggette al rito del lavoro (in cui la costituzione dell’appellante avviene mediante deposito del ricorso in appello), sono dirette esclusivamente ad evitare che l’appello venga dichiarato improcedibile senza che l’appellante sia posto in grado di comparire all’udienza successiva a quella disertata, ma non attribuiscono all’appellante il diritto di impedire, non comparendo, la decisione del gravame nel merito o anche solo in rito, ma per motivi diversi dalla sua mancata comparizione; pertanto, qualora la causa, nonostante l’assenza dell’appellante, sia stata decisa, anche in senso a lui sfavorevole, lo stesso non ha interesse a dolersi della mancata osservanza delle formalità prescritte dalla suddetta disposizione, quando tale inosservanza non sia stata seguita dalla dichiarazione di improcedibilità del gravame. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell’enunciato principio, ha rigettato il motivo di ricorso con il quale erano state dedotte la mancata costituzione del contraddittorio in appello e la supposta violazione del diritto di difesa dell’appellante che non aveva potuto discutere la causa, confermando la sentenza impugnata con la quale era stata ritenuta la legittimità della discussione della causa in appello, stante l’avvenuta costituzione dell’appellata, malgrado la mancata notificazione nei suoi confronti del ricorso in appello e del pedissequo decreto presidenziale di fissazione della predetta udienza, ed in virtù dell’inidoneità dei motivi posti dal procuratore dell’appellante a fondamento dell’istanza di differimento dell’udienza medesima)” (Cass. n. 7586 del 28/03/2007);

che la vicenda processuale richiede, altresì, di essere esaminata sotto il profilo della sussistenza in capo alla parte ricorrente dell’interesse a far valere un vizio attinente alla statuizione emessa a seguito dell’impugnazione incidentale, necessariamente implicante il rilievo d’inammissibilità dell’impugnazione principale dalla stessa parte proposta (Cass. n. 14558 del 17/08/2012);

che, di conseguenza, la questione, per la sua complessità e valenza nomofilattica richiede la trattazione nel contraddittorio dell’udienza pubblica, con rimessione alla Quarta Sezione.

PQM

 

Rimette la causa alla Quarta Sezione per la trattazione in pubblica udienza.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2017

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