Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21903 del 21/10/2011

Cassazione civile sez. II, 21/10/2011, (ud. 26/09/2011, dep. 21/10/2011), n.21903

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TARO 35, presso lo studio dell’avvocato MAZZONI CLAUDIO, che lo

rappresenta e difende giusta procura rifasciata a margine dell’atto

di citazione in riassunzione ex art. 392 c.p.c. del 16/6/1998;

– ricorrente –

contro

C.M.;

– intimata –

avverso il decreto cron. 2151/05 del TRIBUNALE di ROMA SEZ. 8^ CIV.

emessa il 12/1/2005 e relativa alla causa n. 3721R/93, depositata il

18/02/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 2

6/09/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 4-11-1993 C.A. impugnava il testamento dello zio Ci.An., chiedendo altresì la divisione dell’asse ereditario.

In pendenza di tale giudizio la coerede C.M. con ricorso ex art. 747 c.p.c. notificato il 12-1-1994 chiedeva al pretore di Subiaco di autorizzare con urgenza la vendita dei beni indicati nel ricorso (posti nei locali nei quali il “de cuius” esercitava la propria attività commerciale) a mezzo commissionario, e di disporre poi la divisione del ricavato al 50% tra lei ed C.A..

Il Pretore con provvedimento emesso “inaudita altera porte” del 28-4- 1994 autorizzava la istante ad eseguire quanto richiesto.

A seguito di impugnazione da parte di C.A. il Tribunale di Roma con decreto del 13-2-1995 respingeva il reclamo; il Tribunale, pur osservando che i mobili per i quali era stata richiesta l’autorizzazione alla vendita, costituiti da giacenze dell’attività commerciale esercitata da Ci.An., sembravano essere beni soggetti a progressiva perdita di valore in quanto destinati a diventare sempre meno commerciabili con il passare del tempo, cosicchè il Pretore avrebbe potuto autorizzare la vendita di essi ex art. 758 c.p.c. anzichè ex art. 747 c.p.c., tuttavia rilevava che il reclamante non sembrava avere alcun interesse ad ottenere una quota in natura dei mobili in questione, avendo già tentato egli stesso inutilmente di vendere l’intero compendio, e che quindi il provvedimento pretorile poteva essere condiviso.

A seguito di ricorso per cassazione da parte di C.A. cui resisteva C.M. che proponeva altresì ricorso incidentale, questa Corte con sentenza del 2-6-1998, riuniti i ricorsi, accoglieva il ricorso principale, dichiarava assorbito il ricorso incidentale, cassava il provvedimento impugnato e rinviava la causa al Tribunale di Roma anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio;

la Corte riteneva errata la motivazione del Tribunale, che aveva confermato il provvedimento impugnato pur avendo rilevato che la fattispecie in esame fosse diversa da quella contemplata dall’art. 747 c.p.c., dovendo essere piuttosto ricondotta all’art. 758 c.p.c., che al comma 2 disciplina la vendita delle cose che possono deteriorarsi; invero la correzione della motivazione del provvedimento impugnato avrebbe potuto avvenire soltanto rimanendo nell’ambito della domanda proposta e degli elementi acquisiti, mentre dall’esame del provvedimento stesso risultava che il Pretore aveva provveduto su di una richiesta di autorizzazione alla vendita di “una serie di mobili costituiti da giacenze dell’attività commerciale gestita dal dante causa” senza alcun riferimento alla deteriorabilità degli stessi.

La Corte inoltre rilevava che il Tribunale aveva comunque omesso di spiegare le ragioni per le quali aveva ritenuto che i beni in questione, senza alcuna richiesta delle parti, potessero essere equiparati ai beni deteriorabili (ovvero non soltanto suscettibili di perdere progressivamente valore commerciale, ma soggetti ad una rapida alterazione o deterioramento).

Riassunta la causa da parte di C.A. dinanzi al Tribunale di Roma, resisteva in giudizio C.M. che chiedeva, in via principale, la sopravvenuta cessazione della materia del contendere attesa l’avvenuta vendita dei beni mobili, e, in via subordinata, il rigetto della domanda attrice.

Il Tribunale adito con decreto del 18-2-2005 dichiarava le cessazione della materia del contendere, e per l’effetto autorizzava ciascuna delle parti al ritiro del 50% della somma ricavata dalla vendita dei beni mobili depositata presso l’Ufficio Esecuzioni mobiliari della ex Pretura di Subiaco, e condannava inoltre C.M. al pagamento in favore di C.A. delle spese del procedimento e di quelle relative ai precedenti gradi di giudizio.

Per la cassazione di tale decreto C.A. ha proposto un ricorso ex art. 111 Cost. articolato su di un unico motivo; M. C. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Collegio rileva preliminarmente che nell’intestazione del ricorso, privo di procura a margine o in calce ad esso, si fa riferimento ad una procura “rilasciata a margine dell’atto di citazione in riassunzione ex art. 392 c.p.c. del 16-6-1998”; da tale rilievo consegue l’inammissibilità del ricorso, posto che la procura per il ricorso per cassazione, che necessariamente ha carattere speciale dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Corte di cassazione, è valida solo se rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rispondendo tale prescrizione all’esigenza di assicurare la certezza giuridica della riferibilità dell’attività svolta dai difensore al titolare della posizione sostanziale controversa; ne consegue che il ricorso è inammissibile qualora la procura sia stata conferita, come nella fattispecie, a margine di atti antecedenti al provvedimento impugnato.

Deve quindi dichiararsi inammissibile il ricorso; non occorre procedere alla pronuncia sulle spese di giudizio non avendo la parte intimata svolto alcuna attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2011

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