Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2190 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2022, (ud. 09/06/2021, dep. 25/01/2022), n.2190

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20533-2020 proposto da:

J.J., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 24, presso

lo studio dell’avvocato MIGLIO CLAUDIO, rappresentato e difeso

dall’avvocato LOMBARDI DANILO, con procura special in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– intimato –

avverso la sentenza n. 753/2020 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 07/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2021 dal Consigliere relatore, Dott. CAIAZZO

ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Con ordinanza del 2.7.2018, il Tribunale di Firenze ha rigettato il ricorso proposto da J.J., cittadino della Nigeria, avverso il provvedimento emesso dalla Commissione territoriale che aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e di quelle sussidiaria ed umanitaria.

Con sentenza del 7.4.20 la Corte d’appello ha rigettato l’impugnazione proposta dal J., osservando che non erano configurabili condizioni di vulnerabilità ai fini del permesso umanitario, non essendo a tal fine sufficiente l’attività lavorativa, dato che il ricorrente aveva lasciato il suo paese per motivi economici.

J.J. ricorre in cassazione con due motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

Che

Il primo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, e art. 5, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nonché omessa pronuncia, per non aver la Corte d’appello esercitato i poteri di cooperazione istruttoria e per aver omesso di motivare sulla situazione socio-politica della Nigeria.

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, art. 2 Cost., art. 10 Cost., comma 3, direttiva c. n. 115/2008, art. 8 Cedu, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, non avendo la Corte territoriale considerato, ai fini della protezione umanitaria, che il ricorrente ha svolto attività lavorativa, e di apprendimento della lingua italiana, nonché il rischio dello sradicamento e della privazione dei diritti fondamentali in caso di rimpatrio.

Il primo motivo è inammissibile, in quanto dalla sentenza impugnata si evince che l’appello aveva riguardato la sola protezione umanitaria e non anche la protezione sussidiaria.

Il secondo motivo è parimenti inammissibile, sulla protezione umanitaria, avendo la Corte territoriale escluso ogni condizione di vulnerabilità o di integrazione del ricorrente sul territorio italiano, con argomentazioni incensurabili in questa sede.

Nulla per le spese, considerato che il Ministero non ha depositato il controricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi dell’art. 13, comma lquater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

 

 

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