Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21884 del 20/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/09/2017, (ud. 07/06/2017, dep.20/09/2017),  n. 21884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 486-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro-tempore

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso.

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

e contro

SUNINVEST SPA, C.F.;

– intimati –

Nonchè da:

SUNINVEST SPA UNIPERSONALE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI VILLA SACCHETTI

9, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MARINI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LORIS TOSI;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 1019/5/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di VENEZIA, depositata il 10/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/06/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI

CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

L’Agenzia delle entrate di Venezia notificava alla Suninvest spa soc. unipersonale un avviso di accertamento relativo all’anno 2006 per la ripresa a tassazione di IRES e IRAP.

La società contribuente impugnava l’avviso innanzi al giudice di primo grado, che respingeva il ricorso con sentenza confermata dalla CTR Veneto.

Avverso la sentenza della CTR indicata in epigrafe l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, al quale è seguita la costituzione della parte intimata con controricorso e ricorso incidentale.

Il procedimento può essere definito con motivazione semplificata.

Il ricorso principale con il quale si prospetta la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, commi 4 e 7 è manifestamente fondato.

Orbene, la CTR ha ritenuto applicabile la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7 ad un’ipotesi di accertamento nei confronti della controricorrente per il quale non vi era stato, a monte, alcun accesso dell’ufficio, come è reso palese dalla posizione assunta dall’Agenzia e dalla stessa parte contribuente, la quale ha contestato l’orientamento delle S.U. sopra riportato proprio in ordine alla ritenuta irrilevanza dell’obbligo di contraddittorio preventivo per le ipotesi di accertamento c.d. a tavolino – v. pag. 22 e ss. controricorso -.

Sulla base di tali considerazioni, idonee a superare i rilievi esposti dalla parte controricorrente anche in ordine al preteso deficit costituzionale, la censura è fondata.

Come evidenziato, invero, dalle S.U. nella ricordata sent. n. 24823/2015 il dato testuale del detto L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, univocamente tendente alla limitazione della garanzia del contradditorio procedimentale alle sole “verifiche in loco”, è da ritenersi “non irragionevole”, in quanto giustificato dalla peculiarità stessa di tali verifiche, “caratterizzate dall’autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca di elementi valutativi a lui sfavorevoli; peculiarità che giustifica, quale controbilanciamento, il contradditorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell’interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali”; siffatta peculiarità, differenziando le due ipotesi di verifica (“in loco” o “a tavolino”), giustifica e rende non irragionevole il differente trattamento normativo delle stesse, con conseguente manifesta infondatezza della sollevata questione di costituzionalità con riferimento agli artt. 3 e 97 Cost..; nè una questione di costituzionalità, sempre con riferimento all’art. 3 Cost. può porsi per la duplicità di trattamento giuridico tra “tributi armonizzati” e “tributi non armonizzati”, atteso che, come anche in tal caso evidenziato dalla su menzionata sentenza delle S.U. n. 24823/2015, l’assimilazione tra i due trattamenti è preclusa in presenza di un quadro normativo univocamente interpretabile nel senso dell’inesistenza, in campo tributario, di una clausola generale di contradditorio procedimentale. Del resto, poichè il sistema di tassazione diretta, nel suo complesso, non ha alcun rapporto con quello dell’IVA, non può ritenersi che una soluzione in tema di contraddittorio endoprocedimentale in materia IVA diversa da quella espressa per i tributi diretti crei un vulnus al principio di non discriminazione sul versante comunitario nè a quello della ragionevolezza sul piano interno – cfr. Corte giust. 17 marzo 2007, causa C-35/05; Cass. 22132/2013-.

L’affermata insussistenza, nell’ordinamento tributario nazionale, di una clausola generale di contradditorio endoprocedimentale non viola, inoltre, nè l’art. 24 Cost.nè l’art. 111 Cost., atteso che, come espressamente affermato da Cass. S.U. n. 24823/2015, le garanzie di cui all’art. 24 “attengono, testualmente, all’ambito giudiziale”, nè l’art. 111 Cost., in quanto il giudizio tributario, pur nella sua particolarità, è comunque rispettoso del principio della c.d. “parità delle armi”, giacchè, fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale sancito dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 il potere di introdurre in giudizio dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, con il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, compete non solo all’Amministrazione finanziaria, che tali dichiarazioni abbia raccolto nel corso d’indagine amministrativa, ma, altresì, con il medesimo valore probatorio, al contribuente – da ultimo, v. Cass. n. 1076/2017 -. Sulla base di tali considerazioni, il ricorso principale va accolto, assorbito il ricorso incidentale e la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR del Veneto anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c.

Accoglie il secondo motivo di ricorso principale va accolto, assorbito il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR del Veneto anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile, il 7 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2017

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