Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21862 del 20/09/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 20/09/2017, (ud. 01/03/2017, dep.20/09/2017),  n. 21862

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12546-2012 proposto da:

V.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TUSCOLANA 4, presso lo studio dell’avvocato MARCO PEPE, che lo

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

B.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA MARZIALE, presso lo studio dell’avvocato DANIELA ALLOCCA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato VALENTINA ANGELI,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3585/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 04/06/2011 r.g.n. 5420/2008.

Fatto

RILEVATO

– che con sentenza del 4 giugno 2011, la Corte d’Appello di Roma, confermava la decisione resa dal Tribunale di Roma e rigettava la domanda proposta V.M. nei confronti di B.L., avente ad oggetto il riconoscimento della sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro domestico in epoca antecedente alla sua formalizzazione nel giugno del 2002 e la condanna della datrice al pagamento delle relative differenze retributive;

– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto non provata la causa petendi, ovvero l’inizio anticipato del rapporto rispetto alla formale assunzione ed inammissibile, in quanto in realtà riferita a fatto nuovo, la prova richiesta a rettifica di quanto dedotto nel ricorso introduttivo in ordine ai diversi luoghi in cui, sempre nell’interesse della stessa datrice di lavoro, aveva reso la sua prestazione;

– che per la cassazione di tale decisione ricorre la V., affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, la B..

Diritto

CONSIDERATO

– che con l’unico motivo, la ricorrente, nel denunciare il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, lamenta la carenza dell’iter valutativo seguito dalla Corte territoriale, a suo dire, illogicamente sbilanciato sul privilegiato apprezzamento delle dichiarazioni dei testi indotti da parte datrice e pregiudicato dalla mancata ammissione dei mezzi di prova richiesti dalla ricorrente, in spregio della condizione di svantaggio processuale in cui la stessa, migrante sprovvista di permesso di soggiorno, all’epoca versava in relazione a tale sua condizione economico sociale;

– che il predetto motivo deve ritenersi infondato, atteso che le censure mosse dalla ricorrente, limitandosi a confutare l’opportunità delle opzioni valutative operate dalla Corte territoriale sulla base del medesimo criterio in relazione al quale la stessa Corte aveva disposto la compensazione delle spese di lite, criterio riferito alla “oggettiva difficoltà di accertamento in fatto, idonea ad incidere sulla conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti”, non valgono a smentire, nè sono a ciò mirate, gli elementi in fatto emersi in sede istruttoria, in particolare dalle dichiarazioni testimoniali dei testi indotti da parte datrice – dalla circostanza relativa all’essere in atto, nel periodo rivendicato dalla ricorrente (fine anno 2000), un rapporto con altra collaboratrice domestica, a quella relativa ai lavori di ristrutturazione che, eseguiti dal novembre 2000 al gennaio 2001, avrebbero implicato la chiusura dell’abitazione della B. in Viale (OMISSIS) indicata dalla ricorrente quale luogo di lavoro, a quella della mancata corrispondenza tra quanto dalla ricorrente dedotto in prime cure in relazione alle diverse abitazioni, ivi compresa quella del figlio della B., presso le quali avrebbe prestato servizio e la rettifica di tali deduzioni di cui, in sede di gravame, intendeva dare prova, causa della corretta pronunzia di inammissibilità per novità del mezzo istruttorio resa dalla Corte territoriale – elementi in base ai quali la Corte medesima è giunta a concludere nel senso del mancato raggiungimento della prova della pretesa azionata; che le spese seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 1 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA