Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21849 del 09/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 09/10/2020, (ud. 21/07/2020, dep. 09/10/2020), n.21849

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12592-2019 proposto da:

R.V., rappresentato e difeso dall’Avvocato FRANCO

FOCARETA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AUGUSTO RIBOTY n.

3, presso lo studio dell’avvocato BARBARA CUFARI;

– ricorrente –

contro

CINECA, (quale soggetto incorporante della KION SPA), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO

MARESCA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

ANDREA GEMMA, ALBERTO PIZZOFERRATO;

– resistente –

per regolamento di competenze avverso l’ordinanza n. R.G. 1760/2016

del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata il 43/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT. RITA SANLORENZO che chiede il

rigetto del regolamento.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con ricorso ai sensi dell’art. 414 c.p.c., R.V., dipendente della Kion srl quale dirigente con mansioni di Direttore Generale, ha impugnato il licenziamento intimatogli con lettera del (OMISSIS) deducendo la ritorsività e, in subordine, l’ingiustificatezza dello stesso;

2. nel suddetto procedimento dinanzi al Tribunale di Bologna, Sezione Lavoro (RG n. 1760/2016), la società convenuta Kion srl ha proposto domanda riconvenzionale di condanna del R. al risarcimento del danno, pari ad Euro 4.700.000,00, cagionato con la condotta tenuta in qualità di Direttore Generale;

3. il Tribunale ha disposto il mutamento del rito sulla domanda di nullità del licenziamento, che ha trattato col rito introdotto dalla L. n. 92 del 2012, ed ha sospeso il procedimento sulle restanti domande; con ordinanza pubblicata il 4.12.2017 ha respinto la domanda di nullità del licenziamento;

4. all’udienza del 19.7.18, fissata a seguito della riassunzione del procedimento sospeso, la difesa del R. ha depositato atto di citazione notificatogli dal Consorzio Interuniversitario Cineca (già Kion srl) relativo al procedimento instaurato dinanzi alla Sezione Specializzata per le Imprese presso il Tribunale di Bologna (RG 20126/2017) per l’accertamento della responsabilità del R. quale amministratore di Kion srl ed ha eccepito l’incompetenza del giudice del lavoro in relazione all’art. 2396 c.c.;

5. con ordinanza del 12.11.2018 il Tribunale ha respinto l’eccezione affermando la competenza funzionale del giudice del lavoro sulla domanda riconvenzionale proposta da Kion srl;

6. alla successiva udienza del 13.12.2018 la difesa del R. ha sollecitato una pronuncia sulle eccezioni di litispendenza, continenza e pregiudizialità tra la domanda (riconvenzionale) proposta dalla società nella causa di lavoro e quella svolta dinanzi alla Sezione Specializzata per le Imprese;

7. con ordinanza del 13.3.2019 il giudice del lavoro ha respinto tali eccezioni disponendo la prosecuzione del giudizio dinanzi a sè;

8. il Tribunale ha escluso la connessione di cui agli artt. 33 e 34 c.p.c., in ragione del diverso titolo di responsabilità azionata nei confronti del R., quale direttore generale e quale amministratore, e per la diversità delle condotte contestate, anche se riconducibili alle stesse operazioni commerciali; ha escluso che rispetto alla causa di lavoro avesse valore pregiudiziale l’accertamento demandato alla Sezione Specializzata per le Imprese; ha respinto l’istanza di riunione proposta ai sensi dell’art. 274 c.p.c., e motivata sul presupposto della parziale coincidenza del petitum delle due cause quanto alla pretesa risarcitoria (domanda riconvenzionale dinanzi al giudice del lavoro e domanda di responsabilità dinanzi alla Sezione Specializzata per le Imprese) in ragione del diverso stato dei rispettivi procedimenti;

9. avverso tale ordinanza la difesa del R. ha proposto regolamento necessario di competenza affidato a due motivi, ciascuno articolato in ulteriori motivi, ed ha ribadito:

9.1. la competenza per materia della Sezione Specializzata per le Imprese anzichè del giudice del lavoro in relazione all’azione di responsabilità del direttore generale, siccome organo gestorio, ex art. 2396 c.c.;

9.2. la competenza della Sezione Specializzata per le Imprese “per ragioni di connessione”, ai sensi del D.Lgs. n. 168 del 2003, art. 3, comma 3, tra l’azione risarcitoria ex art. 2396 c.c., proposta in via riconvenzionale da CINECA dinanzi al giudice del lavoro nei confronti di R. quale direttore generale e l’azione di responsabilità ex art. 2393 c.c., contemporaneamente proposta da CINECA dinanzi alla Sezione Specializzata per le Imprese nei confronti del predetto quale amministratore, unitamente agli altri componenti del CdA ed ai sindaci; connessione soggettiva per identità di parti ed anche oggettiva, ex art. 40 c.p.c., sia per coincidenza della causa petendi, essendo unico il fatto generatore della responsabilità fatta valere nei due distinti processi in quanto rappresentato dalle medesime operazioni societarie; e sia per coincidenza del petitum, formale e sostanziale, atteso che entrambe le domande sono volte al conseguimento del risarcimento del danno che si assume patito da Kion srl a causa della condotta non diligente del R., nella duplice veste di direttore generale e di amministratore;

9.3. l’esistenza di una connessione ex art. 34 c.p.c., per pregiudizialità – dipendenza della domanda di risarcimento danni svolta nei confronti del R. come dipendente rispetto alla domanda di accertamento della responsabilità degli amministratori in relazione alle medesime operazioni societarie;

9.4. la necessità di trattazione unitaria delle cause al fine di evitare giudicati contraddittori e dispendio di attività processuali;

9.5. la collocazione dei due procedimenti nella medesima fase processuale ai fini dell’art. 274 c.p.c.;

10. CINECA, quale soggetto incorporante della Kion spa, ha eccepito l’inammissibilità del regolamento di competenza per la natura non decisoria dell’ordinanza emessa il 13.3.19 dal Tribunale di Bologna in quanto adottata senza previo invito alle parti alla discussione anche nel merito della controversia; in subordine, l’inammissibilità del ricorso per regolamento di competenza essendo già stata emessa in data 12.11.2018 un’ordinanza, non impugnata, che ha rigettato la medesima eccezione proposta dalla difesa del R.; in via ulteriormente subordinata, l’inammissibilità del ricorso per carenza di allegazioni in ordine all’art. 2396 c.c., e per incensurabilità delle questioni di connessione dinanzi alla Suprema Corte; nel merito, ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza;

11. il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte, ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

12. l’eccezione di inammissibilità del ricorso per regolamento di competenza sollevata da CINECA sul presupposto della natura non decisoria dell’ordinanza emessa il 13.3.19 dal Tribunale di Bologna, per essere stata la questione di competenza già decisa con ordinanza del 12.11.2018 non impugnata, è fondata;

13. ai sensi dell’art. 42 c.p.c., “l’ordinanza che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli artt. 39 e 40, non decide il merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295, possono essere impugnati soltanto con istanza di regolamento di competenza”;

14. l’art. 279 c.p.c., comma 1, prevede che “Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonchè quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa”;

15. l’art. 187 c.p.c., comma 3, conferisce al giudice l’opzione tra l’estrapolare la questione di competenza, così come la questione di giurisdizione e le altre pregiudiziali di rito, per deciderle immediatamente, oppure accantonare le stesse per deciderle unitamente al merito; comunque nel primo caso previa precisazione delle conclusioni anche di merito, secondo il disposto dell’art. 189 e degli artt. 281 quinquies e sexies c.p.c.;

16. nella formulazione anteriore alla L. n. 69 del 2009, l’art. 42 c.p.c., recava il termine “sentenza” al posto dell’attuale “ordinanza” e l’art. 279 c.p.c., limitava l’adozione dell’ordinanza alla soluzione di questioni relative all’istruzione della causa, inidonee a definire il giudizio, prevedendo la forma della sentenza per la decisione, tra l’altro, di questioni di competenza, idonee o meno a definire il giudizio;

17. al fine della individuazione dei provvedimenti impugnabili con regolamento di competenza, questa Corte, già nel regime anteriore alla modifica apportata dalla L. n. 69 del 2009, ha attribuito rilievo dirimente alla sostanza decisoria del provvedimento adottato, anzichè alla sua forma;

18. così, ad esempio, nel vigore del vecchio testo dell’art. 42 cit., si è definito “impugnabile con regolamento di competenza il provvedimento, che, pur rivestendo la forma di ordinanza, ha natura sostanziale di sentenza, in quanto provenga da un organo fornito di “potestas iudicandi” e non si limiti a impartire disposizioni di carattere meramente ordinatorio circa l’ulteriore trattazione della causa, ma esamini e risolva la questione, dibattuta tra le parti, circa la competenza del giudice adito a decidere la controversia” (Cass. n. 12566 del 1999);

19. anche nel regime successivo alle modifiche legislative del 2009, si è ribadito che ciò che rileva al fine della identificazione del regime dell’atto processuale, anche con riguardo all’impugnazione, è il suo contenuto sostanziale e non la sua forma, e quindi se il provvedimento che si esprima sulla competenza del giudice adito presenti o non contenuto concretamente decisorio, nel senso che comporti la definitiva sottrazione della questione al giudice che lo ha adottato, conseguentemente consentendone la riattivazione solo a mezzo impugnazione (così Cass., S.U. n. 20449 del 2014 in motivazione);

20. con l’ulteriore precisazione che, in base alle norme che regolano il procedimento di decisione sulle questioni di giurisdizione e di competenza o su altre questioni pregiudiziali di rito, il giudice può determinare di decidere tali questioni separatamente dal merito, ma deve in tal caso invitare le parti a precisare le conclusioni (artt. 187 e 189 c.p.c.), disponendo per la decisione nei modi alternativamente prescritti dall’art. 281 quinquies c.p.c., oppure sexies c.p.c. se si tratti di causa da decidersi dal tribunale in composizione monocratica (così Cass. S.U. n. 20449 del 2014 cit.), in modo da investire l’organo decidente di tutta la causa;

21. come precisato dalle Sezioni Unite (sentenza n. 20449 del 2014 cit.) “il sistema normativo (ancorchè prescrivendo per la decisione sulla competenza la forma dell’ordinanza anzichè quella della sentenza) sancisce (in forza della previsione dell’art. 42 c.p.c., e di quelle degli artt. 187 e 189 c.p.c., e relativi richiami), che, pur con riguardo ai giudizi davanti al giudice monocratico, si ha provvedimento decisorio (nel senso sopra specificato) su questione di competenza (così come, del resto, su questione di giurisdizione, altra pregiudiziale di rito o sul merito), solo in esito a formale remissione della causa in decisione, mediante invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni, assegnazione dei termini per lo scambio di comparse conclusionali e memorie di replica, fissazione dell’udienza per l’eventualmente richiesta discussione orale”;

22. in tale prospettiva, risultano “suscettibili d’impugnazione con regolamento di competenza in primo luogo – in quanto atti decisori per espressa previsione di legge – i provvedimenti con i quali il giudice risolva la proposta questione di competenza, in senso affermativo o declinatorio, nel rispetto delle scansioni procedimentali normativamente prescritte (remissione della causa in decisione, invito alle parti a precisare le proprie conclusioni anche di merito, ulteriori consequenziali adempimenti). Suscettibili d’impugnazione con regolamento di competenza risultano altresì – per effetto del richiamato criterio “della prevalenza della sostanza sulla forma degli atti processuali” – i provvedimenti, pur non preceduti dalla remissione della causa in decisione e dalla precisazione delle conclusioni, con i quali il giudice declini la propria competenza, giacchè, in tal caso, definitivamente spogliandosi della questione (e, anzi, dell’intera causa) il giudice pone in essere un atto, che, in termini univoci, si rivela sostanzialmente decisorio”;

23. non sono invece suscettibili d’impugnazione con regolamento di competenza “le ordinanze con le quali il giudice, argomentando nel senso dell’affermazione della propria competenza, disponga la prosecuzione del giudizio davanti a sè, senza previa remissione della causa in decisione, mediante invito alle parti a precisare le rispettive conclusioni anche sul merito della controversia, e adempimenti consequenziali. A tali ordinanze non può, infatti, riconoscersi che carattere di provvedimenti meramente ordinatori (il che le sottrae al regime di stabilità di cui all’art. 177 c.p.c., comma 3, rendendole sempre revocabili e modificabili dal giudice che le ha emesse), giacchè, non rispondendo allo schema legale del provvedimento decisorio in tema di competenza, non sono “normativamente” decisorie nè, diversamente da quelle declinatorie, implicano connaturamente che il giudice si spogli in via definitiva della questione”;

24. si è aggiunto, richiamando il principio c.d. “dell’apparenza” (secondo cui l’identificazione del rimedio esperibile contro un provvedimento giudiziario, nella specie revocabilità o impugnabilità a mezzo regolamento di competenza, deve essere compiuta con riferimento alle qualificazioni, ove esistenti, operate dal medesimo giudice che lo ha emesso, cfr. Cass., S.U. n. 10073 del 2011; più recentemente Cass. n. 6179 del 2019; n. 7882 del 2018; n. 13381 del 2017), che il regime di non impugnabilità con regolamento di competenza (e, dunque, di revocabilità) delle ordinanze, con le quali il giudice adito, senza previa remissione della causa in decisione ed invito alle parti a precisare le rispettive conclusioni anche di merito, disponga la prosecuzione del giudizio davanti a sè dopo aver affermativamente delibato il tema della competenza, incontra un’unica eccezione nell’ipotesi che sia il giudice medesimo a qualificare come decisoria (e, dunque, definitiva davanti a sè) la declaratoria di competenza e ciò faccia in termini di assoluta oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità (cfr. Cass. 2338 del 2020; n. 14223 del 2017; n. 10594 del 2012);

25. il carattere decisorio dei provvedimenti sulla competenza, che rende gli stessi suscettibili di ricorso con regolamento di competenza, presuppone quindi che le parti siano invitate a precisare le conclusioni anche di merito, secondo lo schema procedurale del rito applicabile;

26. diversamente dal rito civile ordinario, nel rito del lavoro è sufficiente che il giudice “invit(i) le parti alla discussione”, ai sensi dell’art. 420 c.p.c., comma 4, (cfr. Cass. n. 23112 de12010); difatti, nel rito del lavoro “essendo vietate le udienze di mero rinvio e non essendo prevista un’udienza di precisazione delle conclusioni – ogni udienza, a cominciare dalla prima, è destinata, oltre che all’ammissione ed assunzione di eventuali prove, alla discussione orale e, quindi, alla pronuncia della sentenza ed alla lettura del dispositivo sulle conclusioni di cui al ricorso, per quanto riguarda l’attore, e su quelle di cui alla memoria difensiva, per quanto concerne il convenuto, salvo modifiche autorizzate dal giudice per gravi motivi – con la conseguenza che il giudice del lavoro non è tenuto ad invitare le parti alla precisazione delle conclusioni prima della pronuncia della sentenza – al termine dell’udienza, nella quale le stesse parti hanno facoltà di procedere alla discussione orale – rimessa, integralmente, alla loro discrezionalità – senza che ne risulti alcuna violazione del diritto di difesa” (Cass. n. 9235 del 2006; n. 13708 del 2007);

27. l’ordinanza pronunciata sulla questione di competenza, così come sulla questione di giurisdizione, ove abbia carattere decisorio in conformità ai criteri sopra enunciati, è idonea ad assumere carattere definitivo e quindi ad acquistare autorità di giudicato, con la conseguenza che, in difetto di proposizione del regolamento di competenza, la soluzione adottata non può più essere messa in discussione nè nell’ambito del medesimo procedimento nè nei gradi successivi;

28. in tal senso si è pronunciata questa S.C. statuendo che la sentenza oppure, a seguito delle modifiche del 2009, l’ordinanza di natura decisoria che si sia pronunciata sulla competenza va impugnata con istanza di regolamento necessario di competenza, acquistando, in caso contrario, efficacia di giudicato, con la conseguenza che, nei successivi gradi del procedimento, nè le parti, nè il giudice procedente hanno la facoltà di rimettere in discussione quanto stabilito in tema di competenza dall’autorità giudiziaria originariamente adita (cfr. Cass. n. 2973 del 2012; n. 14559 del 2002);

29. nel caso di specie, come allegato nel ricorso (a pag. 6 e ss.) e nella memoria difensiva (pag. 45 e ss.), all’udienza del 19.7.18 dinanzi al giudice del lavoro di Bologna, la difesa del ricorrente ha eccepito l’incompetenza del giudice del lavoro sulla domanda riconvenzionale proposta da CINECA per essere competente per materia la Sezione Specializzata per le Imprese; il giudice ha concesso termine per memorie che entrambe le parti hanno depositato (cfr. note difensive del R. trascritte dalla società a pag. 46 e ss. della memoria in cui sono esaminati tutti i profili della dedotta incompetenza, anche per litispendenza, continenza ecc); all’udienza del 30.10.18 le parti hanno discusso le questioni pregiudiziali e il giudice con ordinanza del 12.11.18 ha dichiarato la competenza funzionale del giudice del lavoro anche sulla domanda riconvenzionale, richiamando l’art. 2396 c.c., ed ha disposto la prosecuzione del giudizio dinanzi a sè;

30. posto che avverso l’ordinanza del 12.11.2018 non è stato proposto regolamento di competenza, la statuizione sulla competenza funzionale del giudice del lavoro in ordine alla domanda riconvenzionale deve ritenersi definitiva e non più impugnabile;

31. nè l’ordinanza del 13.3.2019 può considerarsi idonea a disvelare il carattere non decisorio della precedente pronuncia del 12.11.2018 e quindi la non definitività della stessa, atteso che con la statuizione affermativa della competenza funzionale del giudice del lavoro, adottata dopo la discussione orale, preceduta dal deposito di note scritte relative anche ai profili di incompetenza per ragioni di connessione o di litispendenza, il Tribunale aveva già esercitato la potestas iudicandi, implicitamente rigettando i rilievi di incompetenza non espressamente esaminati;

32. l’ordinanza del 13.3.2019 ha quindi carattere meramente confermativo della precedente, definitiva pronuncia e risulta, come tale, non suscettibile di impugnazione mediante ricorso per regolamento di competenza;

33. il ricorso per regolamento di competenza è inammissibile anche per un’altra ragione;

34. le Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza n. 19882 del 2019, hanno affermato che “Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa, nello specifico caso in cui entrambe le sezioni facciano parte del medesimo ufficio giudiziario, non attiene alla competenza, ma rientra nella mera ripartizione degli affari interni all’ufficio giudiziario, da cui l’inammissibilità del regolamento di competenza, richiesto d’ufficio ai sensi dell’art. 45 c.p.c.; rientra, invece, nell’ambito della competenza in senso proprio la relazione tra la sezione specializzata in materia di impresa e l’ufficio giudiziario diverso da quello ove la prima sia istituita”;

35. in base a tale pronuncia, che richiama espressamente la statuizione di segno opposto contenuta in Cass., sez. 6 lavoro, n. 15619 del 2015, deve escludersi che costituisca questione di competenza la distribuzione delle cause tra la Sezione lavoro e la Sezione Specializzata per le Imprese; nè nel caso in esame può porsi un problema di incompetenza territoriale atteso che presso il Tribunale di Bologna è istituita la Sezione Specializzata per le imprese (cfr. Cass., S.U. 19882 del 2019 cit.; inoltre Cass. n. 31134 del 2018; n. 6882 del 2018);

36. per le ragioni esposte, il ricorso per regolamento di competenza non è scrutinabile in questa sede di legittimità e va dichiarato inammissibile;

37. la regolazione delle spese di lite è rimessa alla pronuncia definitiva.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per regolamento di competenza.

Rimette la liquidazione delle spese alla pronuncia definitiva.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA