Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2180 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.27/01/2017),  n. 2180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24885/2015 proposto da:

COFEME SRL – già DEMO IMMOBILIARI Srl P.I. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA

PIAZZALE DELLE BELLE ARTI, 3, presso lo studio dell’avvocato STEFANO

TRALDI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MANUELA

TRALDI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

IN VIDEO SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EMANUELE GIANTURCO, 6, presso

lo studio dell’avvocato ELISABITTA DURANTE, che la rappresenta e

difende;, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1212/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA GRAZIOSI;

udito l’Avvocato della parte ricorrente, TRALDI STEFANO, che insiste

per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, rilevato che il consigliere relatore, esaminati gli atti, ha depositato ex art. 380 bis c.p.c., la relazione seguente:

“CO.FE:ME Srl, già DEMO Immobiliare Srl, propone ricorso per cassazione avverso sentenza emessa ex art. 281 sexies c.p.c., il 19 febbraio 2015 dalla Corte d’Appello di Roma che ha rigettato il suo appello avverso sentenza n. 26273/2009 del Tribunale di Roma, la quale aveva dichiarato risolto per vizi della cosa locata il contratto di locazione stipulato dall’attuale ricorrente con l’intimata ed avente ad oggetto un immobile di proprietà della locatrice sito in (OMISSIS), condannando altresì la locatrice al risarcimento del danno alla conduttrice per Euro 33.000 oltre accessori e spese di lite. La corte territoriale ha deciso come giudice di rinvio, in quanto l’appello che era stato proposto dalla Immobiliare DEMO era stato dichiarato improcedibile con sentenza n. 1813/2011 della stessa corte, che era stata poi cassata dal giudice di legittimità con sentenza n. 24206/2013.

In Video s.r.l. in liquidazione si è costituita con controricorso.

Il ricorso, articolato in quattro motivi, può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., in quanto appare inammissibile.

Il primo motivo, che difetta di rubrica, adduce che la sentenza impugnata si pone in violazione dell’art. 115 c.p.c. e supporta tale asserto con una serie di argomentazioni direttamente fattuali per concludere che sarebbe “errata l’affermazione della sentenza” sull’esistenza di un pregiudizio del godimento dell’immobile che giustificasse la risoluzione del contratto per vizi dello stesso, in quanto “i vizi devono ritenersi insussistenti e non provati” e la conduttrice “ha continuato a godere l’immobile”.

Il motivo sarebbe idoneo a un gravame di merito, per cui appare in questa sede inammissibile.

Il secondo motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 115-116 c.p.c., artt. 1575, 1576 c.c., art. 1578 c.c., comma 1 e art. 2697 c.c. “per erronea valutazione del materiale probatorio – contratto di locazione – in relazione all’accettazione dello stato dell’immobile da parte della società conduttrice al momento della stipula”. Vengono richiamati gli artt. 8, 9, 15 e 16 del contratto locatizio, a ciò facendo seguito argomentazioni fattuali sull’effettivo godimento che la conduttrice avrebbe comunque avuto dell’immobile per un anno dal contratto. Si tratta della riproposizione di doglianze del gravame di merito, in cui era stata addotta la mancata considerazione delle clausole contrattuali richiamate (che, si nota per inciso, non possono essere qualificate materiale probatorio) ed era stato rappresentato il godimento dell’immobile da parte della conduttrice per oltre un anno dalla stipulazione del contratto (motivazione della sentenza impugnata, pagine 2-3), senza correlarsi in modo specifico alla confutazione di tali doglianze che ha poi effettuato la corte territoriale (motivazione, pagina 4) accertando la natura occulta dei vizi. Anche questo motivo, pertanto, inammissibilmente persegue un terzo grado di merito, oltre a patire assenza di specificità rispetto al contenuto della sentenza impugnata.

Il terzo motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, addebita alla sentenza impugnata la violazione e la falsa applicazione degli artt. 115, 116 c.p.c., art. 2697 c.c. e art. 1578 c.c., comma 1, in relazione al risarcimento del danno liquidato a favore della conduttrice; viene addotta altresì violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “in relazione all’art. 2697 c.c.” per omesso esame di un fatto decisivo e discusso: “la parte resistente non ha provato di aver corrisposto i maggiori canoni di locazione al nuovo locatore”. Su questo si impernia il motivo, che (a prescindere dal fatto che la corte territoriale non ha omesso alcunchè al riguardo: motivazione, pagina 5 sub 5) ha evidente natura di valutazione alternativa degli esiti probatori, risultando pertanto inammissibile.

Il quarto motivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, adduce violazione e falsa applicazione degli artt. 115-116 c.p.c., artt. 1578, 1458 e 1460 c.c., per avere la corte territoriale ritenuto non dovuti i canoni di locazione chiesti dalla ricorrente. Anche questo motivo non è dotato di specificità rispetto alla impugnata decisione, che ha espressamente affermato (motivazione, pagina 5) che i canoni locatizi dall’aprile all’ottobre 2007 non sono dovuti essendo all’attuale ricorrente “imputabile la risoluzione”.

Si propone pertanto la declaratoria di inammissibilità del ricorso”.

rilevato che la memoria della ricorrente è tardiva in quanto depositata il 9 dicembre 2016;

ritenuto che la sopra riportata relazione è condivisibile, per cui il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la presente motivazione semplificata, con conseguente condanna della ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate come da dispositivo;

ritenuto che sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in Euro 4300, di cui Euro 200 di esborsi, oltre agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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