Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21793 del 20/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2011, (ud. 14/06/2011, dep. 20/10/2011), n.21793

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10369/2007 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

MA.VI.AL. MARRONE VINI ALCOOL SRL in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.

FERRARI 2, presso lo studio dell’avvocato STEFANORI Angelo, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 14/2006 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

SALERNO, depositata l’08/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/06/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO DIDOMENICO;

udito per il ricorrente l’Avvocato DETTORI, che si riporta;

udito per il resistente l’Avvocato STEFANORI, che dichiara che la

Società MAVIAL MARRONE VINI ALCOOL SRL è stata dichiarata fallita

in data (OMISSIS) e che non ha la procura nè

l’autorizzazione del Giudice Delegato a rappresentare la Società;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 14/9/06 della Commissione Regionale della Campania, depositata il 8/02/2006, che aveva accolto l’appello della MA.VI.AL. s.rl. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno che aveva rigettato il ricorso della contribuente in ordine agli avviso di accertamento Iva per l’anno 1995; la CTR, in particolare, riformando la sentenza gravata, riteneva che le aziende con cui erano intervenute le movimentazioni finanziarie facessero parte della compagine sociale della MA.VI.AL. e che tali operazioni non fossero espressione di atti commerciali bensì di mere attività finanziarie.

Pone la ricorrente a sostegno del ricorso due motivi.

La contribuente ha esistito con controricorso.

La causa veniva rimessa alla decisione in pubblica udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo l’Agenzia ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, n. 2, in quanto tale norma prevede una presunzione legale (juris tantum) che ad una movimentazione finanziaria corrisponde una operazione commerciale, salvo prova contraria a carico del contribuente.

Col secondo motivo la ricorrente deduce vizio motivazionale, nelle plurime formule, per avere escluso rilievo indiziario agli elementi dedotti dall’Ufficio, e ciò in conseguenza all’errore di dritto censurato al punto che precede.

I motivi, da trattare congiuntamente per identità di ragioni logiche e giuridiche, sono fondati.

Questa Corte (Cass. n. 1739 del 2007) in caso analogo di ingenti movimentazioni su un conto corrente che non trovavano corrispondenza nella documentazione contabile, e in cui il ricorrente sosteneva che le dette movimentazione bancarie non erano ricollegabili ad operazioni commerciali, trattandosi di semplici operazioni di finanziamento, così come provato dalle dichiarazioni raccolte delle parti interessate, rimanendo così superata la presunzione legale posta dall’ufficio a base del suo accertamento ha osservato che “utilizzando anche soltanto i dati emergenti dai movimenti dei conti correnti bancari (v. Cass. 25.01.2006, n. 22853) – incombeva sul contribuente e non sull’Ufficio, l’onere di dimostrare quali operazioni non fossero espressione di attività imponibile; onere che egli non ha assolto, atteso che non è stato in grado di dare una plausibile giustificazione sulla, per così dire, insolita movimentazione bancaria dei suoi conti correnti. Considerata la disposizione di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, si deve ritenere, dunque, che la prova in parola deve essere specifica e riguardare analiticamente i singoli movimenti bancari, dimostrando che ciascuna delle operazioni effettuate fosse estranea a fatti imponibili; nella sentenza impugnata invece si fa solo generico riferimento di tali movimenti ad operazioni di finanziamento, neanche precisate nella loro natura (quali: mutui, sconti, anticipazioni ecc.).

Analoghe osservazioni risultano in Cass. n. 4589/2009 che ha affermato che “si verifica una inversione dell’onere della prova perchè “in presenza di accertamenti bancari”, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51 (per l’IVA) o del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (per l’imposta sul reddito), è “onere del contribuente dimostrare che i proventi” desumibili dalla movimentazione bancaria non debbono essere “recuperati a tassazione” o perchè egli ne ha già “tenuto conto nelle dichiarazioni” o perchè (“Cass. 9573/2007, 1739/07, 28324/07”) “non sono fiscalmente rilevanti” in quanto “non si riferiscono ad operazioni imponibili”.

“Nei casi previsti” dalle norme richiamate, invero (Cass., trib., 20 giugno 2008 n. 16837), “l’onere dell’amministrazione di provare la sua pretesa è soddisfatto, per volontà di legge, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti bancari” per cui “resta … a carico del contribuente l’onere di provare il contrario, realizzandosi così la cennata ipotesi d’inversione (Cass. nn. 14018/2007, 2450/2007, 19920/2006, 3115/2006, 28342/2005)” in quanto (Cass., trib., 14 novembre 2003 n. 17243; id., trib., 16 aprile 2003 n. 6073; id., trib. 1 aprile 2003 n. 4987) “la presunzione di riferibilità dei movimenti bancari od operazioni imponibili si correla ad una valutazione del legislatore di rilevante probabilità (id quod plerumque accidit) che il contribuente si avvalga di tutti i conti di cui possa disporre per le rimesse ed i prelevamenti inerenti all’esercizio dell’attività”.

Tale giurisprudenza questa Corte ritiene di dovere fare propria non essendo state addotte valide argomentazioni contrarie.

Orbene la contribuente dinanzi alla superiore presunzione non ha addotto prove per dimostrare che le movimentazioni monetarie sottendessero finanziamenti, ma ha opposto una inesistente presunzione(nè legale nè di fatto) che tali movimentazioni sottendessero operazioni finanziarie (e perciò esenti).

Il rilievo della Mavial che la superiore presunzione si applicherebbe solo ai dati acquisiti nelle forme di cui alla disposizione in esame (accessi presso banche, ordine di esibizione..) e non al caso in esame in cui i dati bancari sono emersi dalla documentazione in possesso del contribuente, non è fondata in quanto la circostanza che la presunzione sia prevista nel contesto delle norme che prevedono gli accessi bancari, non è elemento per escludere il carattere generale della disposizione. Sarebbe invero irrazionale dare una valutazione dei dati risultanti da movimentazioni bancarie diversa in relazione alle diverse forme di acquisizione.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto e la causa non abbisognando di ulteriori accertamenti di fatto, può essere decisa nel merito col rigetto del ricorso introduttivo del contribuente e con ogni conseguenza in tema di spese.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo e condanna la contribuente alle spese di tutti i gradi del giudizio che liquida in Euro 7.500,00 oltre spese prenotate a debito quanto al presente giudizio, Euro 3.500,00 per ciascuno dei gradi di merito oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 14 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2011

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