Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21791 del 29/07/2021

Cassazione civile sez. VI, 29/07/2021, (ud. 20/05/2021, dep. 29/07/2021), n.21791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10709-2020 proposto da:

R.S., elettivamente domiciliato in Torino, al Corso Francia

n. 93, presso lo studio dell’Avvocato Flavio Grande, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale allegata al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

avverso il decreto n. cronol. 457/2020 del TRIBUNALE di BOLOGNA,

depositato il 18/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 20/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CAMPESE

EDUARDO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.S., nativo del Pakistan, ricorre per cassazione, affidandosi a due motivi, ulteriormente illustrati da memoria ex art. 380-bis c.p.c., avverso il decreto del Tribunale di Bologna del 18 gennaio 2020, reso nel procedimento n. 8299/2018, reiettivo della sua domanda volta ad ottenere una delle forme di protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria; rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari). Il Ministero dell’Interno è rimasto solo intimato.

1.1. Quel tribunale ritenne: i) la vicenda riferita dal R. inidonea a configurare una situazione di persecuzione idonea ad integrare il requisito fondamentale ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato; ii) insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria o di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I formulati motivi di ricorso denunciano, rispettivamente:

I) “Violazione di legge (art. 111 Cost., comma 7) e/o violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 6”. Si censura il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria per non avere l’odierno ricorrente chiesto protezione alle Autorità del proprio Paese in relazione alle aggressioni ed alle minacce subite;

II) “Violazione di legge (art. 11 Cost., comma 7) e/o violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), con riferimento al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14”. Si contesta l’assunto del tribunale asseritamente erroneo, circa l’insussistenza di una situazione di violenza generalizzata nella regione del Pakistan di provenienza del ricorrente.

2. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, sono insuscettibili di accoglimento.

2.1. Il racconto del R. (che aveva riferito, sostanzialmente, di esser scappato dal suo Paese temendo la reazione violenza dei parenti di una ragazza rimasta incinta dopo un rapporto sessuale con lui) concerne chiaramente una vicenda inidonea a configurare i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 14, lett. a) e b).

2.2. Invero, il più recente orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr., in sostanziale conformità all’arresto inaugurato da Cass. n. 9043 del 2019, tra le altre, Cass. n. 7891 del 2021; Cass. n. 6455 del 2021; Cass. n. 2147 del 2021; Cass. n. 24214 del 2020; Cass. n. 23281 del 2020; Cass. n. 19258 del 2020) – ormai consolidatosi e qui pienamente condiviso – riguardante le cd. liti tra privati (per ragioni proprietarie, familiari, etc.), esclude che queste ultime possano essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, trattandosi, per l’appunto, di “vicende private” estranee al sistema di protezione internazionale, non rientrando nelle forme dello status di rifugiato (art. 2, lett. e), né nei casi di protezione sussidiaria (art. 2, lett. g), atteso che i cd. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave solo ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi.

2.2.1. Come argomenta, in parte motiva, Cass., n. 9043 del 2019, l’art. 5 del menzionato decreto individua chi sono – e devono essere – i responsabili della persecuzione o del danno grave, sicché per ricomprendere le cd. vicende private tra le cause di persecuzione o danno grave, ai fini del riconoscimento della protezione internazionale, occorrerebbe valorizzare oltremisura il riferimento ai “soggetti non statuali” indicati nella lett. c) dell’art. 5. Tuttavia – si argomenta ivi – detti soggetti non statuali sono considerati responsabili della persecuzione o del danno grave solo “se (“può essere dimostrato che…”. Cfr. art. 6 della direttiva n. 2004/83/CE) i responsabili di cui alle lett. a), e b) (vale a dire lo Stato e le organizzazioni internazionali) non possono o non vogliono fornire protezione”, a fronte di atti persecutori e danno grave non imputabili direttamente ai medesimi “soggetti non statuali”, ma pur sempre allo Stato o alle menzionate organizzazioni collettive. Pertanto – conclude detta decisione – un’interpretazione che, facendo leva sul generico riferimento del legislatore ai “soggetti non statuali”, faccia assurgere le controversie tra privati (o la mancata o inadeguata tutela giurisdizionale offerta dal Paese per la risoluzione delle stesse) a cause idonee e sufficienti ad integrare la fattispecie persecutoria o del danno grave, verrebbe a porsi in rotta di collisione con il principio secondo cui “i rischi a cui è esposta in generale la popolaione o una parte della popola.zione di un paese di norma non costituiscono di per sé una minaccia individuale da definirsi come danno grave” (“consid. 26” della direttiva n. 2004/83/CE), oltre ad essere poco sostenibile sul piano sistematico. Tanto più che la protezione internazionale nelle forme del rifugio ed in quella sussidiaria costituisce diretta attuazione del diritto costituzionale di asilo (cfr. Cass. n. 11110 del 2019; Cass. n. 16362 del 2016), riconoscibile allo straniero al quale sia pur sempre “impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche” (art. 10 Cost., comma 3):

concetto, questo, cui sono estranee, in linea di principio, le vicende prive di rilevanza generale ed in tal senso private (cfr., in motivazione, Cass. n. 9043 del 2019, p. 2.2).

2.3. A tanto deve aggiungersi solo che: i) il tribunale felsineo ha correttamente provveduto ad attivare i propri doveri di cooperazione istruttoria attraverso l’estensione della propria cognizione alle informazioni sul Paese (Pakistan, regione del Punjab) di origine dell’odierno ricorrente, dando ampiamente conto (cfr. pag. 6-8 del decreto impugnato) delle fonti, specifiche ed aggiornate, dalle quali ha tratto le proprie conclusioni circa l’insussistenza, nel Paese suddetto, delle condizioni legittimanti la sua richiesta di protezione di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Ne’ il R. ha segnalato fonti alternative, già sottoposte all’attenzione del medesimo tribunale, da cui quest’ultimo avrebbe potuto desumere conclusioni differenti: ii) è ormai consolidato l’orientamento di questa Corte (dovendosi disattendere, pertanto, la contraria opinione espressa, sul punto, dal difensore del ricorrente nella memoria ex art. 380-bis c.p.c. datata 14 maggio 2021) secondo cui, in tema di protezione internazionale dello straniero, nell’ordinamento italiano la valutazione della “settorialità” della situazione di rischio di danno grave deve essere intesa, alla stregua della disciplina di cui al D.Lgs. n. 25 del 2007, nel senso che il riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato politico, o la misura più gradata della protezione sussidiaria, non può essere escluso in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del Paese d’origine, ove egli non abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato o non corra rischi effettivi di subire danni gravi, mentre non vale il contrario, sicché il richiedente non può accedere alla protezione se proveniente da una regione o area interna del Paese d’origine sicura, per il solo fatto che vi siano nello stesso Paese anche altre regioni o aree invece insicure (Dott. Cass. n. 10544 del 2021; Cass. n. 2956 del 2021; Cass. n. 25862 del 2019; Cass. n. 13088 del 2019).

3. Il ricorso, dunque, va respinto, senza necessità di pronuncia sulle spese di questo giudizio di legittimità, essendo il Ministero dell’Interno rimasto solo intimato, dandosi atto, altresì, – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020 – che, stante il tenore della pronuncia adottata, “sussistono, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto”, mentre “spetterà all’amministrazione giudiziaria verificare la debenza in concreto del contributo, per la inesistenza di cause originarie o sopravvenute di esenzione dal suo pagamento”.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta lo stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 20 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2021

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