Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21788 del 20/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2011, (ud. 25/05/2011, dep. 20/10/2011), n.21788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6336/2007 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

CENTRALE LATTE SCARL;

_- intimato –

avverso la sentenza n. 76/2005 della COMM. TRIB. REG. di CATANZARO,

depositata il 29/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE BOGNANNI;

udito per il ricorrente l’Avvocato SPINA, che si riporta al ricorso e

insiste per l’accoglimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso alla commissione tributaria di primo grado di Cosenza la società cooperativa Centrale del Latte a rl. impugnava il silenzio- rifiuto opposto dall’amministrazione, per il rimborso delle somme versate a titolo di Irpeg per l’anno d’imposta 1988, in ordine ai contributi riscossi dalla Regione Calabria.

Instauratosi il contraddittorio, l’ufficio eccepiva l’infondatezza dell’opposizione, di cui perciò chiedeva il rigetto, in quanto la contribuente, che aveva omesso la relativa annotazione nel mod.

760/89, aveva richiesto il rimborso soltanto con istanza del 24.4.1992, e quindi dopo che era incorsa in decadenza.

Il giudice adito accoglieva il ricorso introduttivo, annullando il provvedimento negativo dell’ufficio. Avverso la relativa decisione l’agenzia delle entrate proponeva appello, cui l’appellata resisteva, dinanzi alla commissione tributaria regionale della Calabria, la quale, con decisione n. 76 del 2005, lo rigettava, osservando che la eccepita decadenza non poteva essersi verificata, dal momento che il termine di prescrizione del diritto sarebbe di dieci anni, trattandosi di ritenuta operata dalla PA e non piuttosto di pagamento diretto.

Contro tale decisione il Ministero dell’economia e delle finanze e l’agenzia delle entrate hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo, mentre la Centrale del Latte non ha svolto alcuna difesa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va rilevato che il Ministero non era stato parte nel giudizio di secondo grado, e perciò non poteva impugnare la sentenza del giudice di appello; pertanto il ricorso proposto anche da esso va dichiarato inammissibile. Invero in tema di contenzioso tributario, una volta che l’appello avverso la sentenza della commissione provinciale era stato proposto soltanto dall’ufficio periferico dell’agenzia delle entrate, succeduta a titolo particolare nel diritto controverso al Ministero delle finanze nel corso del giudizio di primo grado, e la società contribuente aveva accettato il contraddittorio nei confronti del solo nuovo soggetto processuale, il rapporto processuale si svolgeva soltanto nei confronti dell’agenzia delle entrate, che ha personalità giuridica ai sensi del D.Lgs. n. 330 del 1999, e che era divenuta operativa dal 1.1.2001 a norma del D.M. 28 dicembre 2000, senza che il dante causa Ministero delle finanze fosse stato evocato in giudizio, l’unico soggetto legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza della commissione tributaria regionale allora era solamente l’agenzia delle entrate. Pertanto il ricorso proposto dal Ministero deve essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione (V. pure Cass. Sentenze n. 18394 del 2004, n. 19072 del 2003).

Ciò premesso, col motivo addotto a sostegno del ricorso la rincorrente agenzia deduce violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 37 e 38, con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto il giudice di appello non considera che il termine prescrizionale ordinario di dieci anni di cui all’art. 37 del suindicato decreto non era applicabile, atteso che esso si riferisce unicamente alle trattenute dirette operate dalle amministrazioni dello Stato, e non invece a quelle compiute da altri enti, e che riguardano i versamenti dei sostituti d’imposta o i pagamenti dei contribuenti.

Il motivo è fondato, posto che in tema di rimborso delle imposte, il termine di decadenza previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, ha portata generale, riferendosi a qualsiasi ipotesi di indebito correlato all’adempimento dell’obbligazione tributaria, qualunque sia la ragione per cui il versamento è in tutto o in parte non dovuto, e quindi ad errori tanto connessi ai versamenti quanto riferibili all'”an” o al “quantum” del tributo, mentre il termine ordinario di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37, è applicabile alle sole ipotesi di ritenuta diretta operata dalle Amministrazioni dello Stato nei confronti dei propri dipendenti. Nel caso in esame invece, l’istanza di rimborso era stata presentata addirittura dopo quattro anni, e quindi quando già la contribuente era incorsa in decadenza, col conseguente esaurimento del rapporto, sempre che, ovviamente, il preteso diritto fosse stato sussistente in concreto.

Tale principio trova piena applicazione anche nel caso in cui il diritto al rimborso dipenda da una sentenza che abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’assoggettamento a tributo del reddito in relazione al quale è stato effettuato il versamento diretto, con la conseguenza che detta sentenza spiega effetti, secondo i principi generali, soltanto in riferimento ai rapporti pendenti e non anche ai rapporti esauriti, quale deve considerarsi quello in ordine al quale sia decorso il suddetto termine di decadenza (V. pure Cass. Sentenze n. 11987 del 22/05/2006, n. 15200 del 2005).

Ne discende che il ricorso dell’agenzia va accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata, come pure di quella di primo grado, previo accoglimento dell’appello dell’ufficio, senza rinvio, posto che la causa può essere decisa nel merito, atteso che non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, ex art. 384 c.p.c., comma 2.

Quanto alle spese dell’intero giudizio, quelle relative al rapporto tra il Ministero e la contribuente non vanno liquidate, stante la mancata costituzione di essa, mentre le altre seguono la soccombenza, e vengono determinate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso del Ministero dell’economia e delle finanze; accoglie quello dell’agenzia; cassa la sentenza impugnata senza rinvio, e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo, e condanna l’intimata al rimborso delle spese dell’intero giudizio nei confronti della ricorrente, e che liquida complessivamente per il primo grado in Euro 500,00 (cinquecento/00) per diritti ed Euro 850,00 (ottocentocinquanta/00) per onorari; per il secondo in Euro 800,00 (ottocento/00) per diritti ed Euro 1.300,00 (milletrecento/00) per onorari, e per il presente giudizio in Euro 2.000,00 (duemila/00) per onorario, oltre a quelle prenotate a debito; alle generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2011

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