Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21770 del 28/08/2019

Cassazione civile sez. III, 28/08/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 28/08/2019), n.21770

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7896/2018 proposto da:

D.G.A., domiciliato in Roma, presso la Cancelleria Civile

della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’AVVOCATO

MAURO D’AMATO;

– ricorrente –

contro

Enel Servizio Elettrico S.p.a., in persona del legale rappresentante

in carica, elettivamente domiciliato in Roma, alla via Nomentana n.

257, presso lo studio dell’AVVOCATO ALESSANDRO LIMATOLA che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 00086/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 25/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/05/2019 dal Dott. Cristiano Valle, osserva:

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Salerno, con sentenza n. 86 del 2017, ha confermato la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania di condanna di D.G.A. al pagamento della somma di Euro 3.394,06, oltre rivalutazione ed interessi legai e oltre spese di lite, in accoglimento della maggior domanda proposta da ENEL Servizio Elettrico S.p.a. (allora ENEL Distribuzione S.p.a.) a titolo di risarcimento danni per illegittimo consumo di energia elettrica accertato nei locali nella disponibilità del D.G. medesimo siti in (OMISSIS).

Avverso la sentenza della Corte territoriale ricorre con tre motivi D.G.A..

ENEL Servizio Elettrico S.p.a. resiste con controricorso.

Non sono state depositate memorie ed il Pubblico Ministero non ha formulato conclusioni.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo assume violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2697 c.c., per avere il giudice dell’appello ritenuta provata, da parte dell’ENEL Servizio Elettrico S.p.a., la manomissione del contatore da parte di D.G.A. e per avergli imputato consumi elettrici verosimilmente effettuati dai precedenti titolari dell’utenza e segnatamente da D.G.F..

Il secondo mezzo deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., comma 1 e art. 2697 c.c., in relazione agli artt. 2056 e 1223 c.c., per determinazione, da parte dei giudici del merito, della misura del risarcimento sulla base di presunzioni non gravi, nè precise e concordanti e senza che siano stati valutati fatti estintivi ed impeditivi dedotti e provati.

Il terzo motivo deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2947 c.c., comma 1 e art. 2935 c.c., per mancato rilievo del decorso del termine prescrizionale quinquennale decorrente dalla data di emissione di ciascuna fattura bimestrale.

Il primo motivo è infondato.

La sentenza della Corte territoriale, seguendo il percorso argomentativo del giudice di prime cure, ha ritenuto imputabile ad D.G.A., sulla base del materiale istruttorio raccolte in primo grado, la manomissione del contatore dell’energia elettrica e comunque lo ha ritenuto utente di fatto, in quanto egli usufruiva dell’energia elettrica fornita dall’ENEL sulla base dell’utenza di cui era intestatario D.G.F., padre del ricorrente.

Il giudice territoriale ha inoltre valorizzato la dichiarazione, non smentita in alcun modo, di un teste che ha affermato che D.G.A. aveva la disponibilità materiale del contatore.

Il mezzo, inoltre, si scontra con il costante orientamento giurisprudenziale (Cass. n. 05633 del 06/04/2012) che ritiene legittimato passivo dell’azione risarcitoria per fatto illecito l’utente di fatto che abbia beneficiato di erogazioni abusive di energia elettrica anche se il contratto di somministrazione risulti intestato a un diverso soggetto, trattandosi di pretesa avanzata sulla base dell’art. 2043 c.c..

La sentenza impugnata si fa, altresì, carico di precisare, anche qui richiamando giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 07679 del 13/04/2005) che “La parte che prende possesso di un appartamento di civile abitazione, quale acquirente o conduttore, è tenuta a verificare non solo l’efficienza delle utenze delle quali l’immobile è dotato, ma anche la regolare tenuta delle stesse da parte dei precedenti possessori, ed in mancanza può essere chiamato a rispondere dei danni subiti dall’azienda somministratrice a causa delle manomissioni dei contatori effettuate dai precedenti possessori”.

Il secondo motivo è sprovvisto di adeguata argomentazione.

La stima dei consumi è stata effettuata sottraendo dai consumi effettivi accertati nel 1991 dai tecnici dell’ENEL Distribuzione S.p.a. quelli registrati dal contatore, che risultava manomesso.

Il mezzo all’esame propone sostanzialmente una diversa lettura delle risultanze di causa, senza addurre alcun effettivo supporto a detta differente prospettazione.

La prova, dedotta da D.G.A., vertente sull’installazione – da lui effettuata – di una caldaia per scaldare l’acqua alimentata a gas è stata ritenuta irrilevante anche dal giudice di appello, in quanto detta circostanza non escludeva che il contatore fosse stato comunque manomesso, come accertato dai verificatori, e in quanto l’installazione della caldaia a gas non era circostanza impeditiva a che le apparecchiature elettriche esistenti nell’immobile fossero state comunque utilizzate.

Il terzo motivo non tiene conto dell’extracontrattualità dell’azione esperita dall’ENEL Distribuzione S.p.a. (ora Servizio Elettrico S.p.a.), con la conseguenza che la prescrizione, quinquennale, ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 1, non decorreva dalle date delle singole bollette bimestrale, come da prospettazione del ricorrente, bensì dall’accertamento dalla manomissione del contatore, avvenuto nel gennaio 1991, al quale erano seguiti atti interruttivi idonei in data 29/11/1995 (raccomandata con ricevuta di ritorno) e promovimento dell’azione in giudizio con notificazione della citazione il 17/07/2000, come da sentenza impugnata.

Il ricorso è, pertanto, rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza del ricorrente e sono liquidate come in dispositivo, tenuto conto del valore complessivo della controversia.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA ed IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2019

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