Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21766 del 20/09/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 20/09/2017, (ud. 22/05/2017, dep.20/09/2017),  n. 21766

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 13931/10 proposto da:

Agenzia delle Entrate, elett.te domic. in Roma, alla Via dei

Portoghesi n. 12, presso l’avvocatura dello Stato che la rappres. e

difende;

– ricorrente –

contro

APO Capo D’Orlando Associazione Tra Produttori Ortofrutticoli, in

persona del legale rappres. p.t., elett.te domic. presso l’avv.

Giuseppe Amendolia, che la rappres. e difende, con procura speciale

a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 90/26/2009 della Commissione tributaria

regionale della Sicilia, depositata il 10/4/2009;

udita la relazione del Consigliere Dott. Rosario Caiazzo, nella

camera di consiglio del 22 maggio 2017.

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che:

L’APO “Capo D’Orlando Associazione tra produttori ortofrutticoli” propose due distinti ricorsi, innanzi alla Ctp di Messina, avverso un avviso di rettifica, avente ad oggetto vari rilievi afferenti all’emissione di fatture non imponibili, all’omessa fatturazione di cessioni di beni e alla deduzione di costi non inerenti, con cui fu recuperata a tassazione Iva per il 1996.

La Ctp accolse il ricorso e annullò l’avviso impugnato per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, per omessa allegazione dei verbali di constatazione.

L’Agenzia delle entrate propose due distinti appelli; la Ctr, riuniti i due appelli, accolse l’impugnazione in ordine alla doglianza relativa ai rapporti con la società Caces, confermando per il reso gli avvisi impugnati.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, formulando due motivi.

Resiste il contribuente con controricorso, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso, proponendo ricorso incidentale affidato a cinque motivi; l’Agenzia ha altresì depositato controricorso al ricorso incidentale.

Il ricorso principale è infondato.

Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate ha denunziato la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22 e art. 62, comma 1 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), lamentando che non fu rilevata la tardiva costituzione della controparte nel giudizio di primo grado, oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione del ricorso presso la Ctp; è stato formulato il quesito di diritto.

Con il secondo motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., attraverso cui la ricorrente ha lamentato la non corretta valutazione degli accertamenti posti a sostegno dell’avviso impugnato. Il primo motivo è inammissibile, in conformità dell’orientamento della Corte secondo cui, se è vero che l’inammissibilità della costituzione della parte ricorrente, perchè tardiva, può essere rilevata d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, è altresì vero che tale rilievo non è possibile nel grado di legittimità poichè implica la necessità di accertamenti di fatto preclusi alla Corte (Cass., n. 7410/11; n. 26391/10).

Il secondo motivo è parimenti inammissibile.

Invero, parte ricorrente ha formulato un quesito di diritto incongruo e generico, poichè afferente ad asserite carenze probatorie in merito al rilievo sulle operazioni inesistenti – avendo la Ctr ignorato i processi verbali prodotti -, sicchè non è dato comprendere il vizio lamentato.

Inoltre, l’inammissibilità discende altresì dal rilievo per cui tale censura avrebbe dovuto essere dedotta attraverso il vizio di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dato che la ricorrente ha inteso criticare il processo interpretativo seguito dal giudice d’appello.

La APO ha proposto ricorso incidentale, formulando cinque motivi.

Con il primo, è stata denunziata l’omessa motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, circa la sollevata eccezione di inammissibilità dell’appello dell’Agenzia perchè tardivo; è stato formulato il quesito di diritto, afferente alla nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c..

Con il secondo motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 8 e 21, in ordine alla legittimità della contestazione dell’ufficio, inerente alle fatture per operazioni non imponibili, in mancanza delle dichiarazioni d’intenti da parte di terzi soggetti indicati.

Con il terzo motivo, è stata lamentata l’omessa motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) circa la legittimità del rilievo afferente alla mancata fatturazione, adducendo l’esiguità del margine differenziale tra quanto accertato e quanto sarebbe stato oggetto di evasione, e contestando l’operato dell’ufficio sul calcolo dei prezzi medi dei beni non fatturati.

Con il quarto motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 21 e 15, in ordine alla contestazione circa le fatturazioni ai soci senza rivalsa d’imposta, trattandosi di rimborsi di costi anticipati dall’APO e dunque non imponibile.

Con il quinto motivo, è stata addotta la violazione e falsa applicazione in ordine all’art. 111 Cost., circa la motivazione per relationem riguardo a verbali non indicati.

Per ogni motivo è stato formulato il quesito di diritto.

Il ricorso incidentale è inammissibile.

Il primo motivo è inammissibile.

Al riguardo, occorre richiamare l’orientamento della Corte per cui, il rapporto tra le istanze delle parti e la pronuncia del giudice, agli effetti dell’art. 112 c.p.c., può dare luogo a due diversi tipi di vizi: se il giudice omette del tutto di pronunciarsi su una domanda od un’eccezione, ricorrerà un vizio di nullità della sentenza per error in procedendo, censurabile in Cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4; se, invece, il giudice si pronuncia sulla domanda o sull’eccezione, ma senza prendere in esame una o più delle questioni giuridiche sottoposte al suo esame nell’ambito di quella domanda o di quell’eccezione, ricorrerà un vizio di motivazione, censurabile in Cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. L’erronea sussunzione nell’uno piuttosto che nell’altro motivo di ricorso del vizio che il ricorrente intende far valere in sede di legittimità, comporta l’inammissibilità del ricorso (Cass., n. 7268 dell’11.5.2012).

Ora, nel caso concreto, la parte ricorrente ha erroneamente sussunto nella fattispecie del vizio motivazionale la doglianza formulata in ordine all’omessa pronuncia della Ctr, che avrebbe invece richiesto la formulazione del motivo di cui dell’art. 360, comma 1, n. 4.

Il secondo motivo è inammissibile, in quanto la Ctr ha accertato che non fosse stato provato il diritto a non versare l’iva, di cui alle dichiarazioni d’intenti; pertanto, la ricorrente avrebbe dovuto sussumere la doglianza nell’ambito del vizio motivazionale e criticare il percorso logico-argomentativo del giudice d’appello.

Inoltre, il motivo non coglie la ratio decidendi, in quanto la Ctr non ha affermato che mancavano le lettere d’intenti, ma che non era stata prodotta la documentazione dimostrativa del diritto da far valere con le suddette lettere.

Il terzo motivo è altresì inammissibile perchè diretto al riesame del merito dei fatti indicati, in ordine alla decisione della Ctr in tema di corretta fatturazione delle cessioni.

Il quarto motivo è del pari inammissibile in quanto afferente al riesame del merito.

Al riguardo, la ricorrente ha lamentato la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, per la fatturazione dell’acquisto dei fertilizzanti senza addebito d’imposta, ma il giudice d’appello ha accertato che, quando l’APO fatturava ai propri soci non operava la rivalsa di legge, per cui la censura tende ad un inammissibile riesame del merito della causa.

Il quinto motivo è inammissibile, poichè il vizio denunciato sarebbe stato da sussumere quale vizio della motivazione.

Inoltre, il motivo è infondato, in quanto dagli atti si desume che il pvc fu notificato alla APO.

Data la reciproca soccombenza, le spese sono da compensare.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso principale e il ricorso incidentale, compensando le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA