Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21765 del 07/09/2018

Cassazione civile sez. VI, 07/09/2018, (ud. 22/05/2018, dep. 07/09/2018), n.21765

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1497/2017 proposto da:

COMUNE DI AMALFI, C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA piazza

Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MATONTI;

– ricorrente –

contro

SEMINARIO ARCIVESCOVILE FONDAZIONE RELIGIOSA AMALFI – CAVA DE’

TIRRENI, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA REGINA MARGHERITA

n. 27, presso lo studio dell’avvocato ISAIA SALES, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE DELLA MONICA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5188/12/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI NAPOLI SEZIONE DISTACCATA di SALERNO, depositata il

06/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 22/05/2018 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito del D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

Con sentenza n. 5188/12/2016, depositata il 6 giugno 2016, non notificata, la CTR della Campania – sezione staccata di Salerno – rigettò l’appello proposto dal Comune di Amalfi nei confronti del Seminario Arcivescovile Fondazione religiosa Amalfi – Cava dè Tirreni (di seguito Seminario) avverso la sentenza della CTP di Salerno n. 549/2013, che aveva accolto il ricorso del Seminario proposto avverso avvisi di accertamento ai fini ICI per gli anni 2005 e 2006.

La controversia aveva avuto origine da originari ricorsi dell’ente religioso avverso i suddetti atti impositivi, che erano stati respinti dalla CTP di Salerno, sentenza annullata dalla CTR della Campania – sezione staccata di Salerno n. 287/4/2012, che aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per difetto di sottoscrizione del solo Presidente, essendovi invece quella del relatore, con rimessione degli atti al primo giudice.

Avverso la sentenza della CTR n. 5188/12/2016 il Comune di Amalfi ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui il Seminario resiste con controricorso.

1. Con il primo motivo il Comune ricorrente denuncia “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59,in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto di poter giudicare ex novo del merito della contestazione del contribuente avverso gli atti impositivi sebbene la rimessione al primo giudice, a seguito dell’originaria pronuncia d’appello per difetto di sottoscrizione di un solo componente del collegio, implicasse l’impossibilità della riproposizione delle questioni di merito disattese dall’originaria pronuncia della CTP, attesa la nullità sanabile del vizio rilevato.

2. Con il secondo motivo il Comune ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7,in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che l’erronea rimessione al primo giudice avesse determinato un evidente contrasto di giudicati riguardo alla sufficienza o meno della motivazione degli atti impositivi, riconosciuta dalla prima pronuncia della CTP di Salerno, che aveva nel merito denegato la sussistenza delle condizioni per l’esenzione dall’imposta ai sensi del citato D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7 e la decisione della CTR in questa sede impugnata, che ha ritenuto invece gli avvisi di accertamento privi di sufficiente motivazione.

3. Il primo motivo è inammissibile.

Risulta, infatti, formato il giudicato sulla ritenuta, da parte della prima sentenza della CTR che aveva disposto la rimessione della causa al primo giudice, nullità insanabile della sentenza di primo grado n. 287/4/2012, perchè priva della sottoscrizione del Presidente, sicchè non risulta applicabile nella fattispecie in esame il principio espresso dalla più recente giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. sez. unite 20 maggio 2014, n. 11201, Cass. sez. 2, 23 marzo 2017, n. 7546), che riconduce il difetto di una delle necessarie sottoscrizioni della sentenza ad ipotesi di nullità sanabile ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 2.

3.1. Ciò comporta che correttamente il giudice di primo grado, al quale la causa era stata rimessa ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59, abbia esaminato nuovamente i motivi d’impugnazione addotti dal contribuente avverso gli atti impositivi impugnati, riconoscendo la fondatezza del dedotto vizio di motivazione degli atti medesimi, con statuizione condivisa dal giudice tributario d’appello.

4. Ugualmente risulta inammissibile il secondo motivo, che non coglie la suddetta ratio decidendi della decisione impugnata in ordine alla ritenuta carenza di motivazione degli atti impositivi, prospettando invece, come corollario del primo motivo a sua volta in questa sede ritenuto inammissibile, un preteso contrasto di giudicati, in realtà insussistente.

Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile.

5. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con distrazione in favore del difensore del controricorrente Seminario, per dichiarato anticipo fattone.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, se dovuti, con attribuzione in favore del difensore del controricorrente, per dichiarato anticipo fattone.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2018

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