Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21760 del 20/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2011, (ud. 15/02/2011, dep. 20/10/2011), n.21760

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3122-2010 proposto da:

L.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE REGINA

MARGHERITA 262-264, presso lo studio dell’avvocato TAVERNA SALVATORE,

che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2092/2009 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 28/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/02/2011 dal Consigliere Dott. RENATO POLICHETTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso in

subordine rigetto.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – La Sezione quinta civile – tributaria di questa Corte, all’esito dell’adunanza camerale del 12 luglio 2008, ha emesso, in data 28 gennaio 2010, la seguente sentenza n. 2092:

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La Commissione tributaria regionale della Lombardia con la sentenza indicata in epigrafe CTR-Lombardia, n. 61/30/05, dep. 12/07/2005, N.d.E., rigettando l’appello dell’Agenzia delle Entrate, ufficio di Milano (OMISSIS), ha riconosciuto a L.G., amministratore di società, il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 1998, 1999 e 2000 nei confronti della decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione articolato in due motivi. Il contribuente resiste con controricorso. Il ricorso, ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ., è stato fissato per la trattazione in Camera di consiglio.

MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo, assorbente, motivo l’Agenzia delle Entrate, denunciando “violazione e falsa applicazione della L. 27 dicembre 2002, n. 289, artt. 7 e 9, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 4”, deduce che il contribuente si è avvalso della definizione automatica degli imponibili ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, per le annualità dell’imposta controverse, con conseguente definitività ed incontestabilità degli imponibili dichiarati e delle imposte sulla base di essi liquidate; ciò comporterebbe, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, la rinuncia al diritto al richiesto rimborso delle somme corrisposte per le annualità di imposta oggetto di definizione. Il ricorso è manifestamente fondato. Questa Corte infatti affermato che, “con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, l’esercizio della facoltà di ottenere la chiusura delle liti fiscali pendenti, pagando una somma correlata al valore della causa, produce un effetto estintivo del giudizio, che opera anche in relazione alle domande giudiziali riguardanti le richieste di rimborso d’imposta (nella specie, IRAP), con la conseguenza che l’intervenuta proposizione della relativa istanza, palesandosi come questione officiosa, di ordine pubblico, deve essere rilevata d’ufficio dal giudice prima di ogni altra” (Cass. n. 25239 del 2007). Ed ha altresì affermato che, “con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, la presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per assenza del relativo presupposto (nella specie, IRAP): il condono, infatti, in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro, ovverosia coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso dette somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria” (Cass. n. 3682, n. 6504, n. 25239 del 2007). Va pertanto accolto il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, e va cassata la sentenza impugnata;

non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – nel controricorso si riconosce l’intervenuta definizione automatica in base alla L. n. 289 del 2002, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito l’altro, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

2. – Con ricorso notificato il 25 gennaio 2010 al Ministero dell’economia e delle finanze, presso l’Avvocatura centrale dello Stato, L.G. propone ricorso per la revocazione dell’ante scritta sentenza, denunciando, ex art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4, errore di fatto risultante dagli atti e documenti di causa sull’asserita rilevanza del procedimento per la definizione automatica prevista dalle L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9 attinente a presupposto di fatto diverso da quello risultante dagli atti del processo. Sostiene che, contrariamente all’assunto dei giudici di legittimità, egli avrebbe definito le sue pendenze col Fisco non ai sensi dell’art. 9, come erroneamente riportato in sentenza, ma ai sensi dell’art. 7, cioè con procedura non preclusiva della domanda di rimborso IRAP controversa.

L’amministrazione finanziaria non spiega alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. – Il ricorso L.G. è manifestamente inammissibile.

3.1. – In primo luogo, va rilevato che l’odierno ricorso è diretto e risulta notificato esclusivamente nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze, soggetto giuridico diverso dall’Agenzia delle entrate e per di più rimasto del tutto estraneo al pregresso giudizio di cassazione, come si evince dall’ante scritta sentenza 2092/09.

La notifica del ricorso in cassazione per revocazione effettuata al solo Ministero dell’economia e delle finanze è, dunque, da considerarsi giuridicamente inesistente (Sez. 5, Sentenze n. 1123 del 19/01/2009 e n. 22992 del 12/11/2010).

Solo l’eventuale costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Entrate, soggetto avente effettiva legittimazione, avrebbe potuto avere efficacia sanante ma soltanto “ex nunc” (Sez. 5, Sentenza n. 26321 del 29/12/2010) e neppure ciò è avvenuto nelle specie.

Pertanto, l’inammissibilità del ricorso per cassazione in revocazione è irrimediabile, essendo spirato il termine previsto per l’impugnazione straordinaria e dovendosi considerarsi inesistente la sua notificazione, con la conseguente inapplicabilità pure della disciplina della rinnovazione della notifica nulla e degli effetti preclusivi della decadenza previsti dall’art. 291 c.p.c. (cfr., in generale, Sez. 50, Sentenza n. 7358 del 26/03/2010).

3.2. – Inoltre, e per completezza, anche il ricorso per revocazione è soggetto, a pena d’inammissibilità, alle stesse regole formali e sostanziali del ricorso per cassazione, tra le quali vi è il principio dell’autosufficienza proprio del ricorso per cassazione (Sez. 2, Sentenza n. 12816 del 03/09/2002). Ne discende che esso è, nella specie, comunque inammissibile avendo il ricorrente omesso di trascrivere nell’odierno ricorso il punto delle sue difese nelle quali avrebbe eccepito, dinanzi alla Suprema Corte l’erroneità del rilievo dell’avvocatura erariale circa l’avvenuta adesione al condono tombale di cui all’art. 9, poi richiamato in sentenza, anzichè la definizione automatica di cui alla medesima L. n. 289, art. 7.

L’odierno ricorrente non può limitarsi a rinviare al pregresso controricorso, ma deve riportarne il contenuto nella misura necessaria a evidenziare l’effettività e la pretesa specificità dell’eccezione posta in punto di fatto. Nulla di tutto ciò è leggibile nel ricorso per revocazione in esame. Nè vale il predetto generico riferimento al controricorso, che obbligherebbe questo giudice di legittimità a un’opera di relazione e di supposizione che la legge processuale non gli affida (cfr., in generale, Sez. 1, n. 20405 del 20/09/2006).

3.3. – Infine, e sempre per completezza, i soggetti che hanno aderito a una delle due forme di sanatoria previste dalla legge 289 del 2002, concordato per gli anni pregressi ex art. 7 o condono tombale ex art. 9, restano impediti per le corrispondenti annualità dal richiedere il rimborso dell’i.r.a.p. a titolo di indebito posto che, a sensi dei commi 13 e 9 dei citati articoli, la definizione automatica rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento alla spettanza di deduzioni ed agevolazioni indicate dal contribuente od all’applicabilità di esclusioni, restando intangibile il quantum dichiarato ad evenienze:

successive che non possono essere più recuperate a sostegno di crediti restitutori ancorchè insorti per effetto del venir meno del presupposto impositivo (Sez. 5, n. 21639 del 12/10/2009). Ne consegue che il riferimento nella sentenza 2092/09 all’art. 9, anzichè all’art. 7, si rivelerebbe una mera imprecisione priva di qualsivoglia conseguenza giuridica concreta.

4. – Nessuna pronunzia va adottata in punto di spese stante la mancata costituzione del ministero intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2011

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