Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21754 del 28/08/2019

Cassazione civile sez. III, 28/08/2019, (ud. 20/02/2019, dep. 28/08/2019), n.21754

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 29109/2016 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona del suo amministratore p.t. Geom.

C.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI

288, presso lo stridio dell’avvocato MICHELA REGGIO D’ACI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato DOMENICO FRAGAPANE;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 108, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI DE FRANCESCO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONELLA

SPAGNOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 766/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 11/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/02/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO GIAIME GUIZZI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per la fondatezza del ricorso;

udito l’Avvocato DOMENICO FRAGAPANE;

udito l’Avvocato ANTONELLA SPAGNOLO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Condominio (OMISSIS) (d’ora in poi, “Condominio (OMISSIS)”), ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 766/16, dell’11 maggio 2016, della Corte di Appello di Torino, che – accogliendo parzialmente il gravame esperito da M.G. contro la sentenza n. 1218/14, del 17 febbraio 2014, del Tribunale di Torino – ha condannato l’odierno ricorrente ad eliminare le cause delle infiltrazioni all’interno dell’autorimessa del predetto M., mediante l’esecuzione dei lavori meglio descritti alle pagine 10 e 11 della consulenza tecnica d’ufficio.

2. Riferisce, in punto di fatto, l’odierno ricorrente di essere stato convenuto in giudizio dal M., proprietario di locale adibito a officina di autoriparazioni, posto al livello interrato del fabbricato condominiale, lamentando costui fenomeni infiltrativi nella rampa di accesso all’autorimessa.

Assumeva l’attore di aver inutilmente invocato l’intervento del Condominio (OMISSIS), affinchè rimediasse a tale situazione (a dire del M. conseguente alla cattiva esecuzione della cappottatura esterna termoisolante), nonchè di aver subito danni in conseguenza della stessa. Su tali basi, dunque, il M. chiedeva al Tribunale torinese di condannare il Condominio (OMISSIS) “ad eseguire gli interventi manutentivi di impermeabilizzazione e comunque tutti gli interventi necessari ad eliminare le cause delle infiltrazioni lamentate, oltre al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali”.

Nel costituirsi in giudizio, il Condominio assumeva di non essere stato affatto indifferente alle doglianze del M., offrendo un ristoro per le efflorescenze lamentate e deliberando di eseguire lavori di risanamento, non senza evidenziare la difficoltà di risalire alla cause delle infiltrazioni, dovute, a suo dire, a cause naturali e, comunque, assumendo che l’attore avrebbe dovuto indirizzare la propria pretesa risarcitoria nei confronti della ditta esecutrice dei lavori di cappottatura dell’edificio.

Deduce, altresì, il Condominio che nelle more del giudizio, a seguito di forte precipitazione, si verificò il distacco di alcuni pannelli di rivestimento del fabbricato (sebbene nella parte di edificio opposta rispetto a quella ove era ubicato il locale dell’attore), tanto che d’intesa con i Vigili Urbani e i Vigili del Fuoco – l’odierno ricorrente fece rimuovere tutti i pannelli, preventivando il rifacimento dei frontespizi.

Rifiutata dall’attore una proposta conciliativa, il Tribunale decideva la controversia condannando il Condominio (OMISSIS) a risarcire i danni patrimoniali patiti dal M., quantificati in Euro 3.812,64, più IVA.

Proposto gravame dal M., lo stesso – per quanto qui ancora di interesse – lamentava il fatto che il primo giudice avesse, erroneamente, ritenuto “assorbita” la domanda di condanna del Condominio ad eseguire i lavori di impermeabilizzazione indicati dal CTU, doglianza accolta dalla Corte torinese.

3. Avverso tale ultima decisione ha proposto ricorso per cassazione il Condominio (OMISSIS), sulla base di due motivi.

3.1. Con il primo motivo – proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – si deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c..

Il ricorrente evidenzia di avere eccepito, innanzi alla Corte di Appello di Torino, l’inammissibilità del gravame del M. per difetto di specificità dei motivi.

Censura, pertanto, la sentenza impugnata, laddove ha ritenuto conforme alla modello di cui all’art. 342 c.p.c., il proposto gravame, sul semplice presupposto che l’appellante avesse indicato le ragioni di fatto e di diritto a sostegno delle modifiche richieste.

Si tratta, a dire del ricorrente, di argomenti non risolutivi, dal momento che dopo la riforma dell’art. 342 c.p.c., si richiede che l’atto di appello rechi l’indicazione non solo delle parti del provvedimento oggetto di impugnazione, ma pure delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto, oltre che delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e la loro rilevanza ai fini della decisione impugnata, e dunque, nella sostanza, l’adozione di una sorta di “schema formulare”, che si traduca nella redazione di un “progetto alternativo di sentenza”.

3.2. Con il secondo motivo – proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – si deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, oltre che violazione e/o falsa applicazione degli artt. 100 e 112 c.p.c., nonchè dell’art. 2907 c.c. e art. 99 c.p.c..

Si sostiene che la condanna al risarcimento del danno, pronunciata dal giudice di prime cure, aveva già considerato anche i costi necessari per realizzare gli interventi di impermeabilizzazione, vale a dire proprio la spesa occorrente per eliminare la causa delle infiltrazioni lungo la rampa di accesso alla autorimessa del M. e all’interno di quest’ultima.

Infatti, sommando il costo – indicato nella CTU in complessivi Euro 2.550,00 – delle opere strettamente necessarie per il ripristino dei vizi e difetti lamentati da parte attrice sulla parete insistente sulla rampa di accesso alla propria autorimessa, con quello, ulteriore, stimato, invece, in Euro 550,00, per l’esecuzione delle opere necessarie all’eliminazione delle infiltrazioni riscontrate, si otterrebbe esattamente l’importo di Euro 3.100,00, liquidato nella sentenza di primo grado.

Di conseguenza, la Corte di Appello sarebbe addivenuta ad un sostanziale “bis in idem”, arbitrariamente ritenendo che la somma liquidata dal primo giudice non includesse il costo dei lavori di impermeabilizzazione, ovvero quelli occorrenti per la eliminazione delle cause delle infiltrazioni.

In questo modo, non solo si sarebbe ignorato un fatto controverso decisivo per il giudizio, ovvero “l’assorbimento della domanda attorea avente ad oggetto il “facere” (eliminazione delle cause delle lamentare infiltrazioni) nell’accoglimento della domanda risarcitoria”, ma si sarebbe fatto anche malgoverno delle norme di cui agli artt. 112 e 100 c.p.c., nonchè del principio della domanda di cui all’art. 2907 c.c. e art. 99 c.p.c., nel senso che la statuizione di assorbimento della domanda risarcitoria non integrava affatto un’omessa pronuncia implicante violazione dei doveri decisori del primo giudice.

4. Il M. ha resistito, con controricorso, all’avversaria impugnazione, chiedendone la declaratoria di inammissibilità ovvero, in subordine, di infondatezza.

5. Il controricorrente ha presentato memoria, ex art. 378 c.p.c., insistendo nelle proprie argomentazioni.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

6. Il ricorso va rigettato.

6.1. Il primo motivo non è fondato.

6.1.1. Invero, la decisione dello stesso non può prescindere dalla considerazione dei principi enunciati dalle Sezioni Unite di questa Corte in ordine alla corretta interpretazione del novellato testo dell’art. 342 c.c..

Essa, infatti, ha enunciato il principio secondo cui gli “artt. 342 e 434 c.p.c., nel testo formulato dal D.L. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. n. 134 del 2012, vanno interpretati nel senso che l’impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra l’utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado, tenuto conto della permanente natura di “revisio prioris instantiae” del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata” (Cass. Sez. Un., sent. 16 novembre 2017, n. 27199, Rv. 645991-01).

Orbene, poichè il gravame proposto dal M. recava, in modo chiaro, l’individuazione dei punti e delle questioni oggetto di appello (e, per quanto ancora oggi di interesse, l’ipotizzato erroneo assorbimento, nella pronuncia sul risarcimento del danno, anche della domanda volta all’eliminazione della causa delle infiltrazioni), contenendo, altresì, una confutazione delle ragioni poste dal primo giudice a fondamento della propria decisione, ogni dubbio sul difetto di specificità deve ritenersi fugato.

6.2. Il secondo motivo è, invece, inammissibile.

6.2.1. Come sopra illustrato, il ricorrente identifica il “fatto controverso” del quale sarebbe stato omesso l’esame nel disposto “assorbimento della domanda attorea avente ad oggetto il “facere” (eliminazione delle cause delle lamentare infiltrazioni) nell’accoglimento della domanda risarcitoria”.

Così proposta, tuttavia, la censura non appare idonea ad integrare, neppure astrattamente, il vizio suscettibile di riconduzione al novellato testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), visto che esso deve investire “non una “questione” o un “punto” della sentenza” (come avvenuto, invece, nel presente caso), “ma un fatto vero e proprio, e quindi un fatto principale, ex art. 2697 c.c.”, cioè, “un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo”, oppure “secondario”, vale a dire “dedotto in funzione di prova di un fatto principale” (cfr., da ultimo, in motivazione Cass. Sez. 1, sent. 8 settembre 2016, n. 17761, Rv. 641174-01; in senso analogo ovvero, sulla necessità che l’omesso esame investa sempre un “fatto storico, principale o secondario” – si veda anche Cass. Sez. 6-5, ord. 4 ottobre 2017, n. 23238, Rv. 646308-01). L’omesso esame, dunque, deve investire un preciso accadimento, ovvero una precisa circostanza da intendersi in senso storico-naturalistico (Cass. Sez. 5, sent. 8 ottobre 2014, n. 21152, Rv. 632989-01; Cass. Sez. Un, sent. 23 marzo 2015, 5745, non massimata), un dato materiale, un episodio fenomenico rilevante, e le relative ricadute di esso in termini di diritto (cfr. Cass. Sez. 1, ord. 5 marzo 2014, n. 5133, Rv. 62964701), e “non deduzioni difensive” (così Cass. Sez. 2, sent. 14 giugno 2017, n. 14802, Rv. 644485-01).

D’altra parte, poi, ciò che si richiede a questa Corte è, nella sostanza, un rinnovato apprezzamento delle risultanze della CTU, scrutinio che – sebbene all’apparenza proposto sotto forma di violazione di norme processuali – non può ritenersi consentito, essendo inammissibile il motivo di ricorso per cassazione “con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito” (da ultimo, tra le tante, Cass. Sez. 3, ord. 4 aprile 2017, n. 8758, Rv. 643690-01).

6.2.2. Nè, d’altra parte, il motivo porrebbe essere accolto – come sostenuto dal Procuratore Generale presso questa Corte – sul presupposto che, nel caso che occupa, vi sarebbe sia violazione, da parte della Corte territoriale, del principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, sia un difetto di interesse ad agire del M., per essere già stata soddisfatta integralmente, dal giudice di prime cure, la pretesa attorea.

Sul punto, invero, deve osservarsi che a prescindere dall’effettiva ricorrenza dei presupposti per il suo accoglimento – la domanda del M. volta ad ottenere anche la somma per l’eliminazione delle infiltrazioni, è stata, sicuramente, formulata (o meglio, ribadita) in appello, dovendo, dunque, escludersi la sussistenza del vizio di ultrapetizione.

Quanto, invece, alla supposta violazione dell’art. 100 c.p.c., deve rammentarsi come l’interesse ad agire (o meglio, nella specie, ad impugnare) vada sempre valutato in relazione “all’utilità concreta derivante alla parte dall’eventuale accoglimento del gravame” (“ex multis”, Cass. Sez. Lav., sent. 23 maggio 2008, n. 13373, Rv.. 603196-01), utilità, nella specie, innegabile, avendo il M. richiesto (e conseguito) una somma ulteriore di denaro.

7. L’incertezza circa l’esatta interpretazione del novellato testo dell’art. 342 c.p.c. (risalendo il già citato arresto delle Sezioni Unite, che ha fatto chiarezza sul punto, al 16 novembre 2017, mentre il presente ricorso è datato 9 dicembre 2016) integra taluna di quelle “gravi ed eccezionali ragioni” che, alla stregua dell’art. 92 c.p.c., comma 2 (nel testo modificato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, comma 11, applicabile “ratione temporis” al presente giudizio, essendo stato il giudizio di merito incardinato con atto di citazione notificato il 11 maggio 2011), giustificano l’integrale compensazione, tra le parti, delle spese del presente giudizio.

8. A carico del ricorrente sussiste l’obbligo di versare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, compensando integralmente tra le parti le spese del presente giudizio

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’esito di pubblica udienza della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 20 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2019

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