Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21738 del 06/09/2018

Cassazione civile sez. VI, 06/09/2018, (ud. 18/07/2018, dep. 06/09/2018), n.21738

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2212/2016 proposto da:

B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIETRO

BORSIERI 3, presso lo studio dell’avvocato RENZO GATTEGNA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALBERTO MARASCHI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4081/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 23/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/07/2018 dal Presidente Relatore Dott. ADRIANA

DORONZO.

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Pavia ha rigettato l’opposizione proposta L. n. 689 del 1981, ex art. 22, da B.A., in proprio e quale legale rappresentante della La Commerciale S.r.l., contro l’ordinanza-ingiunzione emessa dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Pavia in data 23/12/2009 ed avente ad oggetto il pagamento di Euro 41.241,14 per violazioni relative all’omessa comunicazione, nei termini di legge, al competente Centro per l’impiego, dell’assunzione di lavoratori nominativamente indicati;

la Corte d’appello di Milano, con la sentenza impugnata, ha rigettato l’appello proposto da B.A.;

la Corte territoriale, per quello che ancora rileva in questa sede, ha ritenuto legittima l’applicazione delle sanzioni secondo il criterio del cumulo materiale, ritenendo non sussistenti i presupposti per il cumulo giuridico disciplinato dalla L. n. 689 del 1981, art. 8, comma 1, il quale può trovare applicazione solo in caso di “concorso formale” di più violazioni amministrative con una sola azione od omissione, non già nel caso, come quello di specie, di più violazioni amministrative commesse con più azioni in tempi diversi;

per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso il B.;

è stata depositata la proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;

l’Agenzia delle entrate ha depositato procura ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8, si censura la sentenza nella parte in cui ha escluso l’applicazione della norma richiamata;

il ricorso è inammissibile, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, avendo il provvedimento impugnato deciso la questione di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della corte e l’esame dei motivi non offre elementi per mutare l’orientamento;

ed invero la giurisprudenza di questa Corte è assolutamente pacifica nel senso che la previsione relativa all’istituto del cosiddetto “cumulo giuridico” tra sanzioni trova applicazione nella sola ipotesi di concorso formale (omogeneo od eterogeneo) tra le violazioni contestate, ossia per le sole ipotesi di violazioni plurime commesse con un’unica azione od omissione;

la norma non è invece suscettibile di essere estesa alla diversa ipotesi del concorso materiale – di concorso, cioè, tra violazioni commesse con più azioni od omissioni – dovendosi peraltro escludere l’applicazione in via analogica dell’art. 81 c.p., in tema di continuazione tra reati, sia perchè il citato art. 8 prevede espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia di previdenza ed assistenza (con conseguente evidenza dell’intento del legislatore di non estendere la disciplina del cumulo giuridico agli altri illeciti amministrativi), sia perchè la differenza morfologica tra illecito penale e illecito amministrativo non consente che, attraverso un procedimento di integrazione analogica, le norme di favore previste in materia penale vengano estese alla materia degli illeciti amministrativi (cfr. da ultimo, Cass. 3 maggio 2017, n. 10775, che richiama Cass. n. 29691 del 29/12/2011; Cass. n. 12974 del 21/05/2008; Cass. n. 4435 del 28/02/2006; Cass. n. 16699 del 26/11/2002);

nessun provvedimento sulle spese deve essere adottato in ragione del sostanziale mancato svolgimento di attività difensiva da parte della resistente;

sussistono invece presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello già versato per il contributo unificato.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 18 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2018

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