Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21708 del 06/09/2018

Cassazione civile sez. lav., 06/09/2018, (ud. 11/04/2018, dep. 06/09/2018), n.21708

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11222/2017 proposto da:

GTPM SOC. COOP., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. BERTOLINI 55, presso lo

studio dell’avvocato CRISTINA BERTOCCHINI, rappresentata e difesa

dagli avvocati ALBERTO PASTA, EMILIO ANTONIO SELLITTI, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE

MATANO, LELIO MARITATO, ESTER ADA VITA SCIPLINO, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 762/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 13/01/2017 R.G.N. 174/12;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/04/2018 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato GIAN MARIO GIOLITO per delega Avvocato EMILIO

SELLITTI;

udito l’Avvocato ANTONINO SGROI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza in data 13 gennaio 2017, la Corte di Appello di Torino ha rigettato l’appello proposto dalla GTPM soc.coop., impresa colpita dall’alluvione del novembre 1994, avverso la sentenza con cui il Tribunale di Alba aveva dichiarato inammissibile, per intervenuta decadenza, il ricorso per la condanna dell’INPS alla restituzione della somma di Euro 1.702.584,00 versata in eccesso a titolo di contributi e premi obbligatori nel periodo 1995 – 1997, avendo la società presentato la domanda amministrativa di rimborso nel ottobre 2009, epoca successiva al 31 luglio 2007.

2. Avverso tale sentenza la GTPM soc.coop. ha proposto ricorso, affidato a sei motivi, ulteriormente illustrato con memoria, al quale ha opposto difese l’INPS, con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. La parte ricorrente denuncia, articolando plurimi profili di censure, violazione e falsa applicazione del D.L. 28 dicembre 2006, n. 300, art. 3-quater, comma 1, convertito, con modificazioni, in L. n. 17 del 2007, in relazione alla L. n. 289 del 1992, art. 9, comma 17, u.p., artt. 2,3 Cost., art. 6 CEDU, art. 1 Prot. n. 1 della CEDU, art. 117 Cost., del TFUE, all’art. 14 della Convenzione Europea del diritti dell’uomo della L. 26 febbraio 2010, n. 25, comma 5-ter e, per ciascun motivo, anche omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia; deduce, inoltre, violazione della L. n. 194 del 2014, art. 1, comma 665, ed infine omessa pronunzia sulla domanda di remissione in termini.

4. In sintesi, la società ricorrente assume la non conformità della sentenza impugnata ad un’interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina nazionale, applicabile nella specie, e alla disciplina comunitaria in tema di aiuti di Stato in favore di imprese colpite da calamità naturali.

5. Il ricorso non è meritevole di accoglimento.

6. Occorre premettere l’inapplicabilità, ratione temporis, delle censure non riconducibili al paradigma di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo novellato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, secondo l’interpretazione resane dalle Sezioni Unite di questa Corte, per cui è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali, cosicchè tale anomalia si esaurisce nella mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, nella motivazione apparente, nel contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili e nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione (cfr. Cass., Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053 e numerose successive conformi).

7. Passando all’esame della questione centrale del ricorso, costituisce consolidato principio della giurisprudenza di legittimità che il termine del 31 luglio 2007, risultante per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31 luglio 2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, convertito con L. n. 17 del 2007), si applica anche alle imprese che abbiano già versato contributi previdenziali, dovendosi ritenere irragionevole una distinzione tra coloro che non abbiano corrisposto i contributi e coloro che, invece, abbiano già effettuato il pagamento, in quanto la locuzione “regolarizzare la posizione”, di cui all’art. 4, comma 90, cit., include tanto l’ipotesi in cui la definizione della posizione previdenziale intervenga mediante il pagamento del 10 per cento del dovuto, quanto quella in cui avvenga mediante il rimborso del 90 per cento del versato (v., fra le tante, Cass. n. 12603 del 2016).

8. Si è parimenti affermato che il termine in questione, benchè non espressamente qualificato dal legislatore come perentorio, costituisce nondimeno un termine di decadenza di ordine pubblico, tutelando l’interesse alla certezza delle determinazioni concernenti l’erogazione di spese gravanti sui bilanci degli enti previdenziali, che a sua volta è correlato ai vincoli di carattere sovranazionale cui il bilancio pubblico è assoggettato in forza dei Trattati Europei e dei criteri politico-economici e tecnici adottati dagli organi dell’Unione Europea per controllarne l’osservanza (cfr. Cass. n. 24933 del 2016).

9. Trattandosi di istituto preordinato all’anzidetta finalità, deve allora ritenersi che la decadenza di cui al cit. D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, sia sottratta alla disponibilità degli enti preposti all’erogazione del beneficio, così come tutte le decadenze in materia previdenziale (principio pacifico: cfr. tra le altre, Cass. nn. 7148 del 2008 e 6331 del 2014).

10. Tanto porta logicamente a concludere per la sua soggezione alla regola generale di cui all’art. 2969 c.c. e, dunque, alla sua rilevabilità anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, e anche in sede di legittimità, alla sola condizione che non si sia formato sul punto alcun giudicato e che la soluzione della questione non implichi nuove indagini di fatto, essendo le circostanze su cui si fonda precisamente indicate in ricorso, quanto alla data del loro materiale accadimento e al momento in cui siano emerse nel giudizio di merito (arg. ex Cass. nn. 27674 del 2005 e 17395 del 2016).

11. Nella specie, come già esposto nelle premesse in fatto, è incontroverso che la domanda sia stata presentata in data all’evidenza posteriore rispetto a quella del 31 luglio 2007 conseguendone la sua tardività e la consequenziale decadenza dal diritto invocato.

12. Questa Corte ha, inoltre, già chiarito che del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, ha distinto il termine di presentazione delle domande di regolarizzazione per i soggetti colpiti dall’alluvione piemontese di cui alla L. n. 350 del 2003, art. 4,comma 90, rispetto a quello previsto per i soggetti colpiti dal sisma siciliano di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, prevedendo per i primi, al comma 1, il suo differimento al 31 luglio 2007 e disponendo per i secondi, al comma 2, la sua posticipazione al 31 dicembre 2007, di talchè, essendo soltanto la disposizione di cui al secondo comma ad essere stata interessata dalla modifica apportata dal D.L. n. 248 del 2007, art. 36-bis (il quale, sotto la rubrica “Proroga di termini per la definizione di somme dovute da soggetti residenti nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa”, ne ha disposto l’ulteriore proroga al 31 marzo 2008), la L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, nel riaprire i termini per la presentazione delle domande di rimborso da parte dei soggetti colpiti dal sisma della Sicilia orientale, calcolandoli “a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248”, ha presupposto e mantenuto inalterata la distinzione tra le due categorie dei destinatari del beneficio della regolarizzazione automatica per ciò che concerne il termine di presentazione delle domande, con consequenziale inapplicabilità ai beneficiari della regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, della proroga introdotta per i beneficiari della regolarizzazione L. n. 289 del 2002, ex art. 9, comma 17 (Cass. n. 24993 del 2016 cit.).

13. Resta da rilevare, infine, che tali conclusioni devono essere confermate anche in seguito al recente intervento legislativo di cui alla L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 771-774.

14. In particolare il comma 771 recita: “Alle imprese colpite dagli eventi alluvionali del Piemonte del novembre 1994 che abbiano versato contributi previdenziali e premi assicurativi relativi al triennio 1995-1997 per un importo superiore a quello previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, secondo i requisiti previsti dalla decisione (UE) 2016/ 195 della Commissione, del 14 agosto 2015, è assegnato un contributo, secondo le modalità definite con il decreto di cui al comma 774, a seguito di presentazione di apposita istanza all’Agenzia delle entrate”; il successivo comma 772 stabilisce che: “Il termine di prescrizione per la presentazione dell’istanza di cui al comma 771, per i tributi versati per il triennio 1995-1997 per un importo superiore a quello previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, decorre dalla data di entrata in vigore della L. 26 febbraio 2007, n. 17, di conversione del D.L. 28 dicembre 2006, n. 300, art. 9, comma 17”.

15. Il comma 773 prevede, inoltre, lo stanziamento della somma di Euro 5 milioni per le finalità di cui al comma 771, ed infine, il successivo comma 774 prevede che: “Con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l’accesso al contributo di cui al comma 771, nonchè “le modalità” per il riparto delle risorse di cui al comma 773″.

16. Le suddette disposizioni non introducono modifiche alla normativa che ha disciplinato gli aiuti alle imprese danneggiate dall’alluvione del Piemonte del 1994, nè tantomeno hanno la finalità di interpretare autenticamente detta normativa.

17. Risulta evidente, l’interpretazione qui adottata, dall’esplicito richiamo, contenuto, nel citato comma 771, al versamento dei contributi previdenziali e premi assicurativi relativi al triennio 1995-1997 per un importo superiore a quello previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, nonchè ai requisiti previsti dalla decisione (UE) 2016/195 della Commissione, del 14 agosto 2015, necessari per poter ottenere la restituzione delle somme versate in misura superiore.

18. La menzione sia della L. n. 289, che della decisione della Commissione UE, rende evidente che le imprese interessate al nuovo intervento legislativo sono quelle per le quali sussistono i requisiti definitivamente individuati all’esito della decisione comunitaria.

19. Le nuove disposizioni normative, rivolgendosi alle imprese che evidentemente non hanno potuto ottenere la restituzione dei contributi previdenziali o premi da esse versati in misura superiore, riconoscono a queste un “contributo” da versarsi dall’Agenzia delle Entrate secondo le modalità da definirsi in uno specifico decreto da emanarsi entro novanta giorni.

20. Si tratta, dunque, del riconoscimento di un diverso ed alternativo diritto avente proprio la finalità di sopperire alla perdita del diritto alla restituzione dei contributi previdenziali o premi a seguito della mancata presentazione di una tempestiva domanda.

21. Il legislatore, dunque, non ritenendo più possibile riaprire i termini per la proposizione della domanda di restituzione degli oneri contributivi corrisposti in misura superiore, ha scelto la diversa strada del riconoscimento a dette imprese di un contributo da versarsi, però, da soggetto diverso dall’Inps e da richiedersi dai soggetti interessati entro un nuovo termine prescrizionale decorrente dalla data della L. n. 17 del 2007, di conversione del D.L. n. 300 del 2006.

22. E’ proprio la decorrenza del termine dalla predetta data a confermare, ulteriormente, che trattasi di disposizioni di contenuto nuovo, che non interferiscono con il termine del 31 luglio 2007 fissato dalla L. n. 17 del 2007, per presentare l’istanza di restituzione.

23. In definitiva deve affermarsi che il legislatore, con la nuova normativa, non solo non ha inteso modificare la precedente legislazione disciplinante il trattamento da riservarsi alle imprese danneggiate dall’alluvione del Piemonte, ma anzi ne ha confermato la validità e correttezza dell’interpretazione, anche con riferimento alla decadenza, ed ha inteso introdurre una norma di favore per quelle imprese per le quali, pur in possesso dei requisiti, individuati anche alla luce della decisione della Commissione UE, per ottenere la restituzione dei contributi e premi corrisposti in misura superiore, non ne avevano potuto usufruire in mancanza di una tempestiva domanda.

24. Inconferente appare, inoltre, il richiamo al diritto Europeo, enunciato a suffragio delle censure svolte, posto che la disciplina in tema di aiuti di Stato annovera in tale categoria anche gli aiuti concessi per calamità naturali e ne consente l’erogazione, da parte degli Stati membri, solo allorquando gli stessi abbiano le caratteristiche individuate dall’ordinamento comunitario (art. 107 T.F.U.E.) e alla stregua dell’applicazione che di tale norma fa la Commissione Europea (decisione del 14 agosto 2015).

25. Il legislatore Europeo non preclude, dunque, al legislatore nazionale di fissare un termine, al danneggiato, per presentare domanda per fruire di un beneficio nazionale, giacchè la predeterminazione di un termine garantisce anche il diritto Europeo della fruizione a ridosso di eventi naturali garantendo in tal modo il controllo delle autorità nazionali in ordine ai requisiti necessari per fruire dello sgravio.

26. Infine, va rilevata l’inammissibilità dell’ultimo mezzo d’impugnazione, non ravvisandosi la denunciata omessa pronuncia, per avere la Corte di merito, con la statuizione di rigetto, implicitamente pronunciato, respingendola, sulla domanda di remissione in termini.

27. In conclusione il ricorso va rigettato.

28. Novità e straordinaria complessità ricostruttiva della disciplina legislativa a fondamento della decisione consentono di ravvisare valide ragioni per disporre la compensazione delle spese.

29. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1,comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass., Sez. U., 17 ottobre 2014, n. 22035 e alle numerose successive conformi).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; spese compensate. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2018

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