Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21704 del 26/08/2019

Cassazione civile sez. II, 26/08/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 26/08/2019), n.21704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al N. R.G. 23764/’15) proposto da:

S.N.C. EDIL DONATO & C., (P.I.: (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa, in forza di

procura speciale in calce al ricorso, dall’Avv. Emilio Beretta ed

elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Giuseppe

Ametrano, in Roma, alla v. A. Sogliano, n. 70;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO “(OMISSIS)”, (P.I.: (OMISSIS)), in persona

dell’amministratore pro-tempore, rappresentato e difeso, in virtù

di procura speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Rita

Fatigati ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv.

Graziella Suppa, in Roma, v. Asinari di San Marzano, n. 38/40;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Corte di appello di Milano n. 2781/2014,

depositata il 17 luglio 2014 (non notificata);

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica dell’8

maggio 2019 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Patrone Ignazio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso;

uditi l’Avv. Beretta Emilio Battista, per la ricorrente, e l’Avv.

Fatigati Rita, per il controricorrente.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 146/2010, il Tribunale di Monza, pronunciando sulla domanda di pagamento dell’importo di Euro 36.680,90, richiesto a titolo di corrispettivo per il saldo del prezzo dovuto per l’esecuzione di un contratto di appalto nei confronti del Condominio “(OMISSIS)” (sito in (OMISSIS)), che formulava – a sua volta – domanda riconvenzionale per il pagamento dell’importo di Euro 150.000,00 necessario per l’eliminazione dei vizi riscontrati nelle opere realizzate, accoglieva per quanto di ragione quest’ultima domanda avanzata in via riconvenzionale e, per l’effetto, previa parziale compensazione tra i rispettivi crediti delle parti, condannava la società attrice a corrispondere al convenuto Condominio la somma di Euro 35.368,16, oltre interessi legali, per la ragione dedotta in giudizio.

Decidendo sull’appello formulato dalla Edil Donato & c. s.n.c. e nella costituzione dell’appellato Condominio, che eccepiva, in via pregiudiziale, l’inammissibilità dell’atto di appello per difetto di notifica, la Corte di appello di Milano, con sentenza n. 2781/2014 (depositata il 17 luglio 2014), ravvisava la fondatezza della suddetta eccezione pregiudiziale processuale e, per l’effetto, dichiarava l’inammissibilità del gravame.

A fondamento dell’adottata decisione la Corte territoriale riteneva che, poichè nel corso del giudizio di primo grado si era costituito (in sostituzione del primo) un nuovo difensore nell’interesse del Condominio “(OMISSIS)” con l’elezione di un nuovo (e, quindi diverso) domicilio (circostanza della quale la Edil Donato & c. s.n.c. aveva avuto cognizione durante lo svolgimento del giudizio di prime cure), l’avvenuta notificazione dell’atto di appello presso il domicilio eletto dal precedente difensore costituito si sarebbe dovuta considerare inesistente, donde la declaratoria di inammissibilità del gravame. Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, la Edil Donato & c. s.n.c., al quale ha resistito con controricorso il Condominio “(OMISSIS)”.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la nullità della sentenza della Corte di appello di Milano n. 2781/2014 e del procedimento per violazione degli artt. 170,330 e 85 c.p.c., denunciando l’illegittimità della dichiarazione di inammissibilità dell’appello pronunciata sul presupposto della ritenuta inesistenza della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di secondo grado siccome effettuata presso il domicilio del precedente difensore costituito in primo grado per conto dell’appellato Condominio, poi sostituto da altro difensore nel corso del medesimo grado giudizio, con elezione di un nuovo domicilio.

2. Con il secondo motivo la ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la nullità dell’impugnata sentenza e del procedimento per violazione degli artt. 156,160,170 e 330 c.p.c., lamentando la stessa illegittimità della pronuncia di inammissibilità del gravame siccome dichiarata nonostante l’appellato Condominio si fosse ritualmente costituito nel giudizio di secondo grado, così sanando il vizio di notificazione dell’atto di appello, che avrebbe dovuto, in ogni caso, essere qualificato come vizio di nullità e non di inesistenza.

3. Rileva il collegio che è fondato il secondo motivo del ricorso, il cui esame assume una valenza, sul piano della preliminarità logico-giuridica, preponderante rispetto al primo, derivando dalla sua fondatezza l’assorbimento di ogni altra questione.

In punto di fatto risulta incontestata la circostanza che il nuovo difensore del Condominio si era costituito – in sostituzione del precedente (e non in aggiunta) nel corso del giudizio di primo grado con comparsa di costituzione depositata in data 24 settembre 2008 (previa rinuncia fuori udienza del precedente difensore), con conferimento di relativa procura ed elezione di nuovo domicilio.

Tuttavia, è altrettanto pacifico che l’atto di appello, pur essendo stato notificato – ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, – presso il domicilio eletto dal precedente difensore del Condominio (costituito per esso al momento dell’introduzione del giudizio in primo grado), è stato ricevuto – e, quindi, conosciuto – dall’appellato Condominio, che si è costituito nel giudizio di secondo grado e che, oltre a formulare l’eccezione di inammissibilità del gravame, si è pure difeso sul merito del gravame (concludendo, all’esito del giudizio di appello, anche per il rigetto dell’impugnazione, come si evince dal foglio di precisazioni delle conclusioni allegato alla stessa sentenza della Corte di appello di Milano, qui impugnata).

Sulla base di questi indiscussi accertamenti fattuali, è da ritenersi palesemente degna di accoglimento la seconda censura proposta trovando univocamente applicazione il principio dell’operatività dell’intervenuta sanatoria del vizio della notificazione (riconducibile, invero, ad un’ipotesi idi nullità e non di inesistenza), avendo la notificazione dell’atto di appello – ancorchè eseguita presso il domicilio designato dal precedente difensore, poi sostituito dal nuovo (con elezione di diverso domicilio) – raggiunto il suo scopo ai sensi dell’art. 156 c.p.c., comma 3, essendosi il Condominio appellato ritualmente costituito nel giudizio di secondo grado, difendendosi anche nel merito.

Devono, al riguardo, ribadirsi i condivisibili principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte (ai quali dovrà uniformarsi il giudice di rinvio) secondo cui:

– per un verso, la notifica eseguita in luogo o a soggetti diversi da quelli dovuti comporta l’inesistenza della notifica stessa solo in difetto di alcuna attinenza o riferimento o collegamento di quel luogo o soggetto con il destinatario, altrimenti la notifica è affetta da semplice nullità, con la conseguenza che è ritenersi nulla e non inesistente la notificazione dell’atto di appello effettuata come verificatosi nella fattispecie – presso il procuratore domiciliatario costituito nella prima fase del primo grado di giudizio, anzichè presso il nuovo difensore che lo aveva sostituito in corso di causa (cfr. Cass., in modo specifico, n. 6470/2011, nonchè, in generale, Cass. n. 17555/2006 e Cass. n. 16759/2011);

– per altro verso, il luogo in cui la notificazione dell’atto di impugnazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto, sicchè i vizi relativi alla sua individuazione ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto, come tale sanabile, con efficacia “ex tunc”, per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte destinataria dell’impugnazione (v. Cass. SU n. 14916/2016).

4. In definitiva, per le spiegate ragioni, deve essere accolto il secondo motivo del ricorso con assorbimento del primo. Ne consegue la cassazione dell’impugnata sentenza con rinvio della causa ad altra Sezione della Corte di appello di Milano che, oltre a conformarsi agli enunciati principi, provvederà, anche a regolare le spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso e dichiara assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra Sezione della Corte di appello di Milano.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 8 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 agosto 2019

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