Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21692 del 06/09/2018

Cassazione civile sez. VI, 06/09/2018, (ud. 15/05/2018, dep. 06/09/2018), n.21692

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13297-2016 proposto da:

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

G. DOMINICI 6, presso lo studio dell’avvocato LOREDANA PIATTONI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ENRICO MORGANTE;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO DENZA 50/A, presso

lo studio dell’avvocato NICOLA LAURENTI, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCO TRAIL;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BERGAMO, depositato il

21/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/05/2018 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Bergamo ha rigettato l’opposizione allo stato passivo proposta da S.p.a. Banca Monte dei Paschi di Siena nei confronti della s.r.l. Fallimento Sa.Fi avente ad oggetto il credito di Euro 411.595,04, richiesto in privilegio in ragione di ipoteca iscritta in forza di decreto ingiuntivo emesso in data 18/5/2011, passato in giudicato per mancata opposizione ex art. 647 c.p.c., in data 23/10/2015, successivamente alla dichiarazione di fallimento.

Il Tribunale ha ritenuto di dover condividere l’orientamento consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità, richiamata nel provvedimento del giudice delegato, in base al quale deve tracciarsi una linea di demarcazione tra l’impossibilità per il debitore ingiunto di far valere le sue ragioni di opposizione al decreto ingiuntivo non opposto nei termini di legge e la attribuzione allo stesso decreto dell’efficacia di titolo esecutivo, di cui all’art. 647 c.p.c., che può derivare esclusivamente dal procedimento giurisdizionale di verifica della corretta notifica del decreto all’ingiunto da svolgersi in un periodo antecedente al fallimento.

Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per Cassazione la s.p.a. Banca Monte dei Paschi di Siena. Ha resistito con controricorso il fallimento.

Il primo motivo di ricorso si articola in una pluralità di censure che hanno ad oggetto una lettura dell’art. 647 c.p.c.diversa rispetto a quella sostenuta nel decreto impugnato, rilevandosi in particolare che la funzione del giudice in tale sede è meramente dichiarativa, come risulta dal testo della norma. Inoltre, se la ratio della norma è quella di condizionare l’esecutività alla garanzia dell’avvenuta conoscenza del credito da parte del debitore, tale effetto si era già verificato nella fattispecie, essendo il decreto stato notificato anteriormente al fallimento, il 9/6/2015 mentre il fallimento è intervenuto il giorno 11/9/2015 ed il decreto di esecutività reca la data del 23/10/2015. Infine viene dedotta la natura di titolo esecutivo del decreto ingiuntivo fin dalla sua emissione e la sua idoneità a procedere ad esecuzione forzata anche prima della formula ex art. 647 c.p.c.

Nel secondo motivo di ricorso viene dedotta la violazione della L. Fall., art. 96, comma 2, n. 3, per non essere stato ammesso il credito in questione con riserva sulla base di un’interpretazione estensiva della L. Fall., art. 96, comma 1, n. 3, ben dovendo il decreto ingiuntivo in questione essere equiparabile ad una sentenza non passata in giudicato.

Il primo motivo è manifestamente infondato alla luce dell’orientamento richiamato dal giudice del merito e confermato da questa Corte (Cass. 25191/2017) in virtù del quale “il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito, deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi della L. Fall., art. 52”. Dunque, a nulla rileva la conoscenza anteriore al fallimento dovuta alla notifica del decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva,in difetto della formazione del giudicato.

Il secondo motivo è manifestamente infondato non essendo condivisibile l’equiparabilità tra decreto ingiuntivo, emesso in assenza di contraddittorio, e sentenza impugnabile, pronunciata in costanza di contraddittorio neanche ai fini dell’ammissione con riservi, così come costantemente affermato da questa Corte (Cass. 3401 del 2013) anche al fine di escludere l’illegittimità costituzionale dell’inopponibilità al fallimento del decreto ingiuntivo non passato in giudicato prima della dichiarazione di fallimento. Ha al riguardo affermato questa Corte che la natura giuridica di “sentenza impugnabile”, esplicitamente richiesta dalla L. Fall., art. 95, comma 3, (oggi art. 95, comma 2, n. 3) è indispensabile trattandosi di norma di carattere eccezionale ed insuscettibile di applicazione analogica.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. In ordine alle spese processuali del presente giudizio deve essere applicato il principio della soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano in Euro 5.000 per compensi, in Euro 100,00 per esborsi, oltre agli accessori di legge. Sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2018

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