Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21670 del 08/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 08/10/2020, (ud. 16/10/2019, dep. 08/10/2020), n.21670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25476/2014 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12,

domicilia;

– ricorrente –

contro

LOTTOMATICA VIDEOLOT RETE s.p.a., (C.F. e P. IVA: (OMISSIS)) con sede

in Roma, viale del Campo Boario n. 56/D, in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.

Roberto Gerosa e (OMISSIS),

con domicilio eletto presso i detti Avvocati, con studio in Roma, in

via Ofanto n. 18;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 2757/13/2014, pronunciata l’11 dicembre 2013 e

depositata il 23 maggio 2014;

udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 16 ottobre 2019

dal Consigliere Fabio Antezza.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (“A.D.”) ricorre, con un motivo, per la cassazione della sentenza (indicata in epigrafe) di rigetto dell’appello dalla stessa proposto avverso la sentenza n. 270/09/2012 emessa dalla CTP di Milano.

2. Il Giudice di primo grado, in particolare, aveva accolto l’impugnazione di avviso di accertamento (n. (OMISSIS)) emesso nei confronti della contribuente (concessionaria di rete con relativo nulla osta) per recupero di “maggior PREU”, per l’anno 2008, in ordine ad apparecchi, appartenenti alla categoria di cui al T.U.L.P.S., art. 110, comma 6, trasmittenti all’Amministrazione finanziaria dati di gioco non conformi a quelli effettivi.

3. L’appello dell’A.D. fu rigettato dalla CTR che, con la sentenza oggetto di attuale impugnazione, ritenne non responsabile la contribuente, nonostante concessionaria di rete con riferimento ai relativi apparecchi, D.L. 30 settembre 2003, n. 269, ex art. 39, comma 13, (conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326) e del medesimo decreto, art. 39 quater, nel testo ratione temporis applicabile.

La Commissione, muovendo dal dato ritenuto pacifico dell’identificazione (nella specie) dei soggetti che commisero l’illecito, argomentò dall’interpretazione delle dette norme (in particolare dall’art. 39 quater cit.), per le quali, sempre a detta del Giudice di merito, il concessionario di rete avrebbe dovuto rispondere del “maggior PREU”, cioè del tributo evaso, solo nel caso di impossibile identificazione del soggetto che aveva commesso l’illecito (cit. D.L., art. 39 quater, comma 2, quarto periodo), mentre avrebbe dovuto rispondere del PREU (e non anche del “maggior PREU”), in solido con gli altri soggetti normativamente indicati dal medesimo art. 39 quater, comma 2, ma quinto periodo, (qualora non già debitore di tali somme a titolo principale).

4. Contro la sentenza d’appello l’A.D. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, e la contribuente si difende con controricorso (con il quale propone anche eccezione di giudicato, ritenendo esplicanti efficacia espansiva due sentenze di Giudici tributari di secondo grado passate in giudicato tra le stesse parti).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso merita accoglimento.

2. Preliminarmente occorre trattare l’eccezione di giudicato sollevata dalla contribuente controricorrente in forza della (pretesa) efficacia espansiva esterna del giudicato relativo a due sentenze emesse da Giudici tributari. Trattasi, in particolare, delle sentenze n. 2768/13/14 e n. 2770/13/14 della CTR della Lombardia in relazione ad altrettante sentenze della CTP di Milano.

2.1. L’eccezione è inconferente (sostanzialmente per le stesse motivazioni per le quali è stata rigettata da questa Corte in altri processi tra le medesime parti, si vedano: Cass. sez. 5, 25/09/2019, n. 23840; Cass. sez. 5, 28/05/2019, nn. 14544 e 14543).

Le invocate decisioni (le cui motivazioni sono peraltro anche in parte trascritte nel controricorso), hanno trattato soltanto la medesima questione giuridica, ossia l’interpretazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 39 quater, non potendo quindi operare il giudicato esterno con riferimento a questioni interpretative di norme giuridiche.

A quanto innanzi, comunque, deve aggiungersi che nulla porta a ritenere che le dette statuizioni abbiano avuto ad oggetto il “medesimo rapporto giuridico”, costituito con i medesimi soggetti gestori e proprietari e con riferimento ai medesimi apparecchi (cfr. Cass. sez. 5, 29/07/2011, n. 16675; Cass. sez. 5, 03/12/2014, n. 25546).

Il rapporto di cui innanzi, comunque in alcun modo esplorato ed illustrato dalle decisioni in questione, non oggetto di esplicita statuizione, è altresì individuato dalla controricorrente in modo non pertinente. Per predicare l’identità del rapporto giuridico al quale è riferibile un giudicato, non è difatti sufficiente raffrontare, come ha fatto la contribuente (cfr. pagg. 3 e ss. del controricorso), i due soggetti che sono stati parte del giudizio, ma occorre far riferimento a tutti i soggetti coinvolti nel più complesso rapporto sostanziale, che concorrono ad identificare la fattispecie concreta oggetto del giudizio.

Parimenti, non si può affermare l’identità della situazione oggettiva a base del rapporto soltanto in forza della circostanza che nel presente giudizio, come in quelli addotti come precedenti costituenti il dedotto giudicato, fosse certa l’avvenuta identificazione degli autori dell’illecito sugli apparecchi di intrattenimento. La contestata responsabilità della concessionaria è stata difatti dedotta dall’A.D. con riferimento a distinte situazioni fattuali, in cui sia il proprietario dei macchinari da gioco che l’esercente dei locali nei quali questi erano installati rivestono ruoli autonomi e peculiari che, a seconda del loro atteggiarsi (anche con riferimento ai diversi esercizi commerciali ove ubicati), avrebbero potuto diversamente incidere anche sulla eventuale sussistenza della responsabilità del concessionario. Quest’ultima, poi, è individuata e delimitata, sotto il profilo oggettivo, dal numero e dalle caratteristiche delle macchine oggetto di verifica e constatazione.

Occorre considerare, del resto, che la presente vicenda trae origine da uno specifico accertamento su un apparecchio illecitamente modificato (installato presso la ditta individuale “Caffè Giusto di M.G.”), come emerge dal ricorso sul punto non confutato dal controricorrente) e che il rapporto giuridico in considerazione non ha neppure il carattere “di esecuzione prolungata”, nè si riferisce a fatti ad “efficacia permanente o pluriannuale” ma si traduce in un evento unitario e definito, ancorato a specifici ed autonomi fatti, la cui identità è presupposto indefettibile per l’operatività del giudicato (cfr. Cass. sez. 5, 09/10/2015, n. 20257), irrilevante restando la loro sussunzione nella medesima disciplina normativa.

3. Con l’unico motivo di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si deduce la “violazione e/o falsa applicazione del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 39, comma 13, e art. 39-quater, convertito dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, del D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 15, comma 8 quaterdecies, convertito dalla L. 3 agosto 2009, n. 102, nonchè dell’art. 11 disp. gen.”.

In sostanza, ci si duole dell’assunta errata interpretazione dei citati artt. 39 e 39 quater, per la quale il concessionario di rete risponde del “maggior PREU”, cioè del tributo evaso, solo nel caso di impossibile identificazione del soggetto che ha commesso l’illecito (art. 39 quater, comma 2, quarto periodo), mentre risponde del PREU (e non anche del “maggior PREU”), in solido con gli altri soggetti normativamente indicati dal medesimo art. 39 quater, comma 2, ma quinto periodo (qualora non già debitore di tali somme a titolo principale).

Per il ricorrente, infine, la CTR nell’argomentare nei termini di cui innanzi avrebbe finito con l’applicare alla fattispecie concreta (inerente “maggior PREU” per l’anno 2008) una norma sopravvenuta, non retroattiva e priva di efficacia interpretativa, quale l’art. 39 quater, nella sua formulazione successiva alla modifica apportata dal D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 15, (conv. in L. 3 agosto 2009, n. 102).

3.1. Il motivo è fondato, nei termini di seguito evidenziati, in applicazione di principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, dai quale non vi sono ragioni per discostarsi, sanciti anche all’esito di processi vertenti tra le medesime parti dell’attuale processo ponenti quale questione principale proprio l’interpretazione del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 39, comma 13, (conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326) e del medesimo decreto, art. 39 quater, nel testo ratione temporis applicabile. Trattasi del citato art. 39 quater, nel testo introdotto dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, – applicabile dal 1 gennaio 2007 – anteriore alla modifica di cui al D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 15, conv. in L. 3 agosto 2009, n. 102 (non operante retroattivamente per quanto di seguito evidenziato).

Nel caso di utilizzo indebito delle apparecchiature da intrattenimento T.U.L.P.S., ex art. 110, comma 6, il maggior prelievo erariale unico evaso (cd. maggior PREU), dovuto in ragione del superiore volume di gioco derivante dall’illecito, ha natura identica ed unitaria rispetto al prelievo erariale unico, cd. PREU (cfr., Cass. sez. 5, 31/05/2019, n. 14969, Rv. 654116-01; si vedano anche: Cass. sez. 5, 31/05/2019, n. 14955, Rv. 654131-01; nonchè, all’esito di processi vertenti tra le stesse attuali parti, Cass. sez. 5, 29/09/2019, n. 23840, in motivazione, e, sempre in motivazione, Cass. sez. 5, 28/05/2019, nn. 14544, 14543, 14542, 14541, 14540 e 14539).

Premesso quanto innanzi, nell’ipotesi di trasmissione telematica di dati di gioco difformi da quelli effettivamente realizzati, nel vigore del D.L. n. 269 del 2003, art. 39, comma 13, conv. in L. n. 326 del 2003, soggetto passivo del tributo, in forza della posizione di garanzia rivestita quale titolare di nulla osta, è in ogni caso il concessionario di rete, responsabile in via principale per l’imposta evasa (cd. maggior PREU, accertato a seguito di controllo che comprovi la sottrazione delle giocate ad imposizione) e per i relativi accessori e sanzioni, indipendentemente dalla responsabilità solidale successivamente prevista in caso di individuazione dell’autore dell’illecito per effetto del D.L. cit., art. 39 quater, comma 2, nel testo introdotto dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, (in vigore dal 1 gennaio 2007), anteriore quindi alla modifica di cui al D.L. n. 78 del 2009, art. 15, conv. in L. n. 102 del 2009 (cfr., Cass. sez. 5, 31/05/2019, n. 14955, Rv. 654131-01; si veda altresì tutta la giurisprudenza innanzi citata).

Sicchè, il concessionario di rete è responsabile in via principale per l’imposta evasa (cd. maggior PREU) ed i relativi accessori e sanzioni in caso di omessa identificazione dell’autore dell’illecito, mentre, qualora quest’ultimo sia identificato, ne risponde con lo stesso a titolo solidale (Cass. sez. 5, 25/05/2018, n. 13116, Rv. 648667-01; Cass. sez. 5, 06/06/2018, n. 14563, Rv. 649003-01; si veda altresì tutta la giurisprudenza innanzi citata).

Non essendo il cd. maggior PREU assimilabile ad una sanzione amministrativa tributaria, in quanto partecipa della stessa natura del prelievo erariale unico (cd. PREU), è infine esclusa l’applicazione retroattiva della disciplina più favorevole recata dal D.L. n. 78 del 2009, citato art. 15, che ha individuato, quale unico responsabile principale, solamente l’autore dell’illecito (cfr., Cass. sez. 5, 31/05/2019, n. 654116-01; si veda altresì, Cass. sez. 5, 28/05/2019, n. 24543, Rv. 654124-01, per la quale non vi è specifica previsione nel senso della portata, non operando, peraltro, il principio del favor rei, stante la natura non sanzionatoria del cd. maggior PREU; si veda altresì tutta la giurisprudenza innanzi citata).

4. In conclusione, in accoglimento del ricorso la sentenza deve essere cassata, in relazione al motivo accolto. Decidendo nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, ultimo periodo, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto (come emerge dalla statuizione impugnata oltre che dagli atti di parte), deve essere conseguentemente rigettato il ricorso originario del contribuente attuale controricorrente) con compensazione delle spese dei gradi di merito, in ragione del descritto consolidarsi dei principi governanti la materia, e condanna del controricorrente al pagamento delle spese inerenti il presente giudizio di legittimità, in favore del ricorrente, che si liquidano, in considerazione dei parametri ratione temporis applicabili, in Euro 1.800,00, oltre alle spese prenotate a debito.

PQM

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente con compensazione delle spese dei gradi di merito e condanna del controricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, in favore del ricorrente, che si liquidano in Euro 1.800,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 16 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 8 ottobre 2020

 

 

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